Lamezia Terme, 11 novembre 2022 - “Ci sono due forme di povertà, come ci ha ricordato Papa Francesco nel messaggio per la giornata mondiale di quest’anno: una povertà che uccide e una povertà che libera. Il contrario della povertà è l’ingiustizia. La Calabria è una regione dalle grandi ricchezze, con risorse naturali enormi, una terra che ha tanto da poter dare. Eppure è una regione che vive tante ingiustizie. La povertà che uccide è la miseria figlia dell’ingiustizia, dello sfruttamento, della distribuzione ingiusta delle risorse. E poi c’è la povertà che libera, che scaturisce dall’amore vicendevole, dall’incontro che crea relazione”.
Lo ha detto don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, intervenuto alla cerimonia di premiazione del concorso indetto dalla Caritas Diocesana in collaborazione con l’Ufficio Scuola della Diocesi di Lamezia Terme, rivolto agli studenti degli istituti superiori lametini, chiamati a riflettere sulla frase del Vangelo “Gesù Cristo si è fatto povero per voi”, tema del messaggio di Papa Francesco per la VI giornata mondiale dei poveri.
Parlando agli studenti lametini, il direttore della Caritas Italiana ha ricordato il motto di don Lorenzo Milani, “I care”, esortandoli a “interessarsi all’altro, a ciò che vi circonda, perché solo avere a cuore gli altri ci consente di combattere la cultura dello scarto. Dietro ogni miseria, c’è un’ingiustizia: ingiustizia è quando oggi qualcuno non ha cosa mangiare per pranzo mentre nello stesso momento qualcun altro si permette di buttare del cibo. Noi, come Chiesa, come donne e uomini di buona volontà a prescindere dall’appartenenza religiosa, siamo chiamati non solo a fare qualcosa per i poveri ma a farlo con i poveri: è questa la grande differenza”.
Ingiustizie in un Paese dove - ha ricordato Pagniello - “nell’ultimo rapporto sulle povertà, emerge una duplice povertà: una povertà ereditaria, a causa di un ascensore sociale bloccato, per cui vediamo rivolgersi ai nostri centri di ascolto i figli di genitori che già si rivolgevano ai nostri servizi; la povertà degli anziani, soli, con una situazione economica che alla terza settimana del mese li costringe a rinunciare a comprare i farmaci”. Allarga lo sguardo al mondo, il direttore della Caritas Italiana, e al conflitto in Ucraina “dove mentre i potenti sono al sicuro, gli ultimi non hanno luce, acqua potabile, i ragazzi ucraini vorrebbero andare a scuola. E la miseria è esplosa anche in Russia. Questo ci dà conferma dell’insensatezza della guerra, dove non vince nessuno ma tutti perdono”. Sui fenomeni migratori, Pagniello cita Benedetto XVI ricordando che “c’è certamente un diritto a partire ma c’è anche un diritto a restare. Perché tanti giovani calabresi eccellenti sono costretti a lasciare la Calabria? Perché tanti italiani nei decenni passati sono stati costretti a partire? Nella stragrande maggioranza dei casi, sono le miserie e le ingiustizie che costringono le persone a lasciare la propria terra”.
L’invito ai ragazzi del direttore della Caritas ad “entrare in una dinamica di relazione che ci dà una libertà di cuore e di azione capace di andare oltre” e a “partire da voi stessi, provare a cambiare qualcosa dentro di voi per vedere fiorire il cambiamento intorno a voi”.
Dal vescovo di Lamezia Terme monsignor Serafino Parisi, il monito a “superare una categoria aleatoria e astratta di povertà per interrogarci su chi sono i poveri oggi. Ad essere aumentata non è la povertà, intesa in modo astratto, ma le persone povere. Il Vangelo ci dice come comportarci di fronte alle persone povere e quando noi, in prima persona, facciamo l’esperienza di essere esclusi, feriti, emarginati, ultimi. Interroghiamoci: che cosa vorrei io? Che cosa vuole l’altro da me? L’altro si aspetta che io mi prenda cura di lui. E il prendersi cura è più che curare, perché non gestisce solo l’emergenza, ma comprende e interviene sulle cause, agisce nel presente, si fa carico del futuro dell’altro”.
Per il vescovo di Lamezia è la parabola del Buon Samaritano il modello a cui guardare, che esprime “quel prendersi cura che è la grande intuizione cristiana della “Charitas”: se uno straniero, un nemico, si prende cura dell’altro, vuol dire che c’è ancora speranza. Questo deve essere lo stile del nostro servizio. Io guardo l’altro negli occhi e dico “io sono responsabile di te” e l’altro dirà a me la stessa cosa”. Dal vescovo Parisi, l’invito ai giovani “a una responsabilità condivisa che fa crescere l’umanità nel bene” e ad avere “verso il povero la stessa responsabilità che si ha quando si è innamorati, con il cuore sempre in fibrillazione”.
Ad introdurre l’incontro, il direttore della Caritas diocesana don Fabio Stanizzo che ha ringraziato don Marco Pagniello per il legame con la Caritas lametina e tutti gli studenti e i docenti che hanno partecipato a un concorso “con il quale abbiamo voluto rispondere all’appello alla creatività che Papa Francesco ha lanciato in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione della Caritas” Gli studenti dell’Istituto “Einaudi” hanno preparato diverse forme di pane che sono state destinate alla mensa della Caritas diocesana. Plauso all’iniziativa da parte del sindaco Paolo Mascaro, presente insieme all’assessore alle politiche sociali Teresa Bambara e al presidente del consiglio comunale Giancarlo Nicotera, che ha parlato della Caritas come di “un perno fondamentale della nostra comunità per il lavoro instancabile che porta avanti ogni giorno” Premiati gli studenti Lorenzo Karol Palmieri, Natalia Mancari e Alina Costantino - rispettivamente terzo, secondo e primo classificato - e una targa è stata consegnata a tutti gli istituti superiori che hanno partecipato al concorso.
Nel pomeriggio incontro con opertori e volontari della Caritas
“L'incontro con il povero è per me motivo di conversione”. Con queste parole, don Marco Pagniello, direttore della Caritas italiana, nel corso dell’incontro con gli operatori ed i volontari della Caritas della Diocesi di Lamezia Terme in occasione della “VI giornata mondiale dei poveri”.
“Il messaggio del Papa – ha aggiunto - è per noi. I poveri, ci dice il Vangelo, li avremo sempre con noi e non siamo chiamati a fare le cose per i poveri ma a fare delle cose con i poveri. Il ‘con’ è relazione e libera me e il povero. Nelle mense, in questi ultimi tempi, i volontari non si limitano più a servire ma, spesso, si fermano a mangiare accanto ai poveri: per noi è importante vedere nella persona prima un fratello che un utente. Se incontriamo un fratello in difficoltà dimentichiamoci che lo sarà per tutta la vita: ha dei bisogni, dei diritti. Noi apriamo le strade, indichiamo cammini, poi lo è Stato che deve fare e noi dovremmo aiutare chi governa a fare ciò di cui c'è bisogno. Le persone non sono soltanto portatrici di bisogni, ma anche di risorse. Siamo chiamati ad attivare meccanismi perchè camminino da sole. Noi dobbiamo essere contenti quando le persone camminano da sole ed il prossimo anno mi piacerebbe sentire che un servizio è stato chiuso perché non c'era più bisogno”.
Don Marco ha poi sottolineato che “il contrario della povertà è l'ingiustizia e tutto questo (i resoconti dei vari servizi, ndc) ci serve per poter dire che c'è tanta ingiustizia e non per dire quanto siamo bravi. Ci sono tante ingiustizie e la più grande è quella di non condividere. Dietro ogni miseria c'è un'ingiustizia”.
“Questa giornata – ha aggiunto il direttore di Caritas italiana - deve servire soprattutto a noi. Oggi, poi, c'è una cultura dello scarto che passa anche attraverso delle piccole scelte. Ad esempio, un tempo, quello che avanzava a pranzo si mangiava la sera. Oggi non è così. La miseria è figlia dell’ingiustizia ed il nostro servizio deve servire innanzitutto a combattere ed a rimuovere le cause della povertà. Ecco perché i nostri servizi devono essere tutti educativi, cioè tiriamo fuori dalle persone che incontriamo le risorse necessarie perché loro possano fare da sole”.
Ma, accanto alla povertà che nasce dall’ingiustizia, come ha ricordato don Marco, c’è “la povertà che libera”, come scrive il Papa nel suo messaggio per la VI giornata dei poveri, e che “al contrario, è quella che si pone dinanzi a noi come una scelta responsabile per alleggerirsi della zavorra e puntare sull’essenziale”.
Da qui l’invito di don Marco ad “essere poveri che vuol dire alleggerirci di tutto ciò che, a volte, ci appesantisce come il pregiudizio” sollecitando, nel contempo, ad essere “comunità inclusive: non chiudiamoci, ma raccontiamo quello che viviamo”.
Ad introdurre i lavori, è stato don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas diocesana che ha sollecitato a ricercare “le povertà invisibili” come, ad esempio, “quelle educative con famiglie che hanno difficoltà anche ad aiutare i propri figli a studiare, oppure quelle legate al mondo degli anziani che vivono la solitudine”.
A fornire i dati relativi ai vari servizi sono stati operatori e volontari: Alessandra Cugnetto (mediatrice linguistico-culturale al Centro di ascolto diocesano); Elisabetta Cerminara (assistente sociale al Centro interculturale insieme); Sandro Ungaro (psicologo ed operatore del dormitorio); Maria Concetta Briatico (operatrice mensa, docce e centro vestiario); Fiorella Montuoro e Claudio Sabatino (operatori Caritas per Agea); Rosanna Pullia (volontaria emporio della solidarietà); Maria Piera (volontaria al Centro di ascolto interparrocchiale “San Pancrazio”); don Giacomo Panizza (vice direttore Caritas Diocesi Lamezia).
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