Mercoledì, 19 Agosto 2026

Cantafora salutoLamezia Terme, 30 giugno 2019 - “Auguro a tutti voi di riconoscere sempre che Gesù è il Signore e di continuare ad assumere, senza stancarvi mai, senza scoraggiamenti vani, la “bella fatica” di camminare insieme, insieme collaborare per l’unità della Chiesa di Lamezia e del suo territorio”. Così monsignor Luigi Antonio Cantafora che ieri, nella solennità degli Apostoli Pietro e Paolo, patroni della città e della Diocesi di Lamezia Terme, ha salutato la comunità diocesana nel solenne pontificale in Cattedrale.

Tra una settimana, l’ordinazione episcopale e l’ingresso in Diocesi di Monsignor Giuseppe Schillaci. Nell’omelia, il presule ha ripercorso i momenti fondamentali del suo ministero episcopale nella diocesi lametina, durato quindici anni, durante il quale “abbiamo cercato, con coraggio, di voler uscire da una religiosità che rischiava di raggomitolarsi in se stessa in nome di una tradizione chiusa alle novità della fede. Dentro una pastorale ordinaria straordinariamente ricca, nella quale siamo riusciti a realizzare, con paziente lavoro collegiale, due progetti pastorali - evitando di navigare a vista - abbiamo vissuto diversi eventi significativi che oggi desidero ricordare con voi. In primo luogo l’indimenticabile visita di Papa Benedetto XVI, il 9 ottobre 2011, che è stato come un sigillo! Quanti sforzi comuni per realizzarla! Poi il Giubileo della Misericordia durante il quale - oltre a tutto il resto! - ben seicento laici della Diocesi, si sono messi in gioco nell’annuncio evangelico, dopo un lungo tempo di preparazione. Infine la realizzazione del complesso di S. Benedetto, nato per essere un vero polo di unità nel comprensorio lametino e aperto all’intera regione! Tra i processi avviati non posso tralasciare gli sforzi per la diffusione del ricco patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa del quale sono oltremodo grato al Signore”. Cantafora si è soffermato sull’impegno portato avanti per la formazione e la partecipazione dei laici alla vita della comunità “un impegno che ci ha spinto a osare, a uscire, a suscitare collaborazioni variegate, ma sintonizzate su aspirazioni di giustizia e di pace. Questi sono valori umani e cristiani presenti nel nostro popolo, che siamo chiamati a non sottacere e a non disperdere. Per questo uno dei punti forti di questo tempo è stata la formazione sia del clero sia dei laici. Grazie a questo impegno è stato più diffusamente compreso il disagio provocato dal criminale fenomeno della ’ndrangheta, come quello della corruzione. Tale sensibilizzazione e la consapevolezza della gravità dei fenomeni devono ancora trovare spazi di più concreta attuazione". Tanti semi gettati in quindici anni di ministero episcopale dal vescovo Cantafora, che ha ricordato anche i momenti tragici e i drammi passati e presenti del territorio lametino: “Insieme abbiamo pregato per questa città e fronteggiato tante vicissitudini, cercando di difendere i più deboli dalla morsa stringente della povertà materiale che spesso condiziona e impoverisce anche la ricchezza spirituale. Come non soffrire come Chiesa dell’allontanamento dei giovani, dei tanti che vanno via per studiare e lavorare e costruirsi un futuro altrove? Conosciamo la sofferenza di chi rimane spesso costretto a vivere in ristrettezze, lo svuotamento dei piccoli comuni limitrofi, per la carenza di opportunità occupazionali, di servizi sanitari, sociali, culturali. Abbiamo vissuto in questi anni anche momenti drammatici. Ricordo la tragedia degli otto ciclisti, la famiglia distrutta dall’alluvione e tante altre situazioni nelle quali la città si è riunita intorno al vescovo che ha richiamato tutti alla speranza, pur nella criticità del momento". Gratitudine da monsignor Cantafora al Signore “per avermi fatto incontrare, conoscere e amare questa Chiesa per la quale ho vissuto, lottato e sofferto con amore di pastore. Lo ringrazio ancora per tutti gli abitanti della Diocesi, per i numerosi poveri che ho incontrato, per i sacerdoti – soprattutto per quelli giovani che hanno maturato la loro vocazione durante il mio episcopato, per i diaconi, i religiosi e le religiose, i diversi gruppi e i movimenti ecclesiali. Fin dall’inizio ho sentito per Lamezia uno sguardo amorevole che col tempo è cresciuto in passione evangelica e desiderio di crescita nel bene comune”. Nell’omelia, il presule ha ripercorso i momenti fondamentali del suo ministero episcopale nella diocesi lametina, durato quindici anni, durante il quale “abbiamo cercato, con coraggio, di voler uscire da una religiosità che rischiava di raggomitolarsi in se stessa in nome di una tradizione chiusa alle novità della fede. Dentro una pastorale ordinaria straordinariamente ricca, nella quale siamo riusciti a realizzare, con paziente lavoro collegiale, due progetti pastorali - evitando di navigare a vista - abbiamo vissuto diversi eventi significativi che oggi desidero ricordare con voi. Cantafora si è soffermato sull’impegno portato avanti per la formazione e la partecipazione dei laici alla vita della comunità “un impegno che ci ha spinto a osare, a uscire, a suscitare collaborazioni variegate, ma sintonizzate su aspirazioni di giustizia e di pace. Questi sono valori umani e cristiani presenti nel nostro popolo, che siamo chiamati a non sottacere e a non disperdere. Per questo uno dei punti forti di questo tempo è stata la formazione sia del clero sia dei laici. Grazie a questo impegno è stato più diffusamente compreso il disagio provocato dal criminale fenomeno della ’ndrangheta, come quello della corruzione. Tale sensibilizzazione e la consapevolezza della gravità dei fenomeni devono ancora trovare spazi di più concreta attuazione". Tanti semi gettati in quindici anni di ministero episcopale dal vescovo Cantafora, che ha ricordato anche i momenti tragici e i drammi passati e presenti del territorio lametino: “Insieme abbiamo pregato per questa città e fronteggiato tante vicissitudini, cercando di difendere i più deboli dalla morsa stringente della povertà materiale che spesso condiziona e impoverisce anche la ricchezza spirituale. Come non soffrire come Chiesa dell’allontanamento dei giovani, dei tanti che vanno via per studiare e lavorare e costruirsi un futuro altrove? Conosciamo la sofferenza di chi rimane spesso costretto a vivere in ristrettezze, lo svuotamento dei piccoli comuni limitrofi, per la carenza di opportunità occupazionali, di servizi sanitari, sociali, culturali. Abbiamo vissuto in questi anni anche momenti drammatici. Ricordo la tragedia degli otto ciclisti, la famiglia distrutta dall’alluvione e tante altre situazioni nelle quali la città si è riunita intorno al vescovo che ha richiamato tutti alla speranza, pur nella criticità del momento". Gratitudine da monsignor Cantafora al Signore “per avermi fatto incontrare, conoscere e amare questa Chiesa per la quale ho vissuto, lottato e sofferto con amore di pastore. Lo ringrazio ancora per tutti gli abitanti della Diocesi, per i numerosi poveri che ho incontrato, per i sacerdoti – soprattutto per quelli giovani che hanno maturato la loro vocazione durante il mio episcopato, per i diaconi, i religiosi e le religiose, i diversi gruppi e i movimenti ecclesiali. Fin dall’inizio ho sentito per Lamezia uno sguardo amorevole che col tempo è cresciuto in passione evangelica e desiderio di crescita nel bene comune”.E ha concluso: “Ringraziamo Dio e ringraziamo tutte le persone che hanno lavorato, cristiani e non, mossi da un comune desiderio del bene comune. Testimonianza di ciò sono le tante iniziative di solidarietà che attestano che il Signore è vivo e ci vuole vivi! Per tutto questo e per tanto altro ringraziamo Dio e ringrazio voi tutti. Alla misericordia del Signore affidiamo ciò che è mancato, e al mio successore - Mons. Giuseppe Schillaci - a cui va tutta la mia stima e il mio affetto, consegno una Chiesa che può camminare col suo pastore. Come S. Paolo possiamo dire che abbiamo combattuto la buona battaglia, che il Signore ci è stato vicino e ci ha dato la forza per portare a compimento l’annuncio del Vangelo”.La celebrazione, animata dalla corale “Rorate Coeli desuper” diretta dal maestro Attilio Lorenti, con la partecipazione del clero diocesano e religioso, si è conclusa con la tradizionale processione dei Santi Patroni per le vie del centro. Presenti alla celebrazione i sindaci di diversi comuni della diocesi lametina, rappresentanti delle autorità civili e militari della città.

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