Lamezia Terme, 25 luglio 2016 - "Il comunicato diramato dall’amministrazione comunale sulla balneabilità del nostro mare ha fatto indignare tanta gente. Perché la verità è che chi scende in spiaggia sin qui ha trovato il mare sporco quasi ogni giorno, nonostante quanto abbia scritto l’Arpacal (a proposito, l’esplosione algale è un fenomeno che avviene proprio quando il mare è ricco di silicati, nitriti, nitrati o altri elementi inquinanti, quindi non c’è nulla da star sereni)".
Così, Andra Falvo del Pd area Ri_Generazione democratica in una lettera inviata al sindaco, Paolo Mascaro. "Da sindaco, principale autorità sanitaria del territorio - prosegue Falvo - anziché negare l’evidenza sarebbe più opportuno definire una strategia ed intervenire in qualche modo (per quanto in forte ritardo). A tal proposito, con spirito assolutamente propositivo, si chiede di non sottovalutare gli scarichi di reflui a mare, che molto probabilmente contribuiscono allo stato dei fatti. Nella primavera 2015 l’associazione Città delle Idee organizzò un convegno col professore Giulio Riga, il quale parlò anche dello stato di inquinamento del nostro mare, degli studi che lui ha condotto sulla costa lametina e dell’importanza di agire contro gli scarichi abusivi nel fiume Amato (che risulta particolarmente inquinato proprio nel tratto del territorio lametino), i malfunzionamenti del depuratore e gli scarichi delle aziende della zona ex Sir. Per altro, oltre al professore Riga a Lamezia non mancano tante altre persone esperte anche di protezione civile, che grazie alla propria esperienza sono certamente capaci di definire un decente quadro della situazione. È dunque alla portata dell’amministrazione individuare almeno alcune delle cause del mare inquinato. A ciò si aggiunga che il 14 aprile 2016, con prot. 121282, la Regione Calabria ha mandato al Comune una lettera con la quale invita a disporre campionamenti “a sorpresa” per far verificare le acque di scarico potenzialmente inquinanti, allo scopo di rilevare e sanzionare eventuali illeciti ambientali. La lettera regionale chiarisce che per il Comune è possibile effettuare accertamenti a sorpresa in modo da sanzionare a caro prezzo il comportamento di chi inquina le acque, che poi inevitabilmente finiscono in mare. Ma soprattutto, se lo ritiene opportuno il Comune non è obbligato a far analizzare le acque dall’Arpacal, potendo individuare altri laboratori d’analisi, ad esempio quelli universitari o altri ancora di gradimento all’amministrazione, né si deve aspettare che sia l’Asicat a far analizzare le acque del depuratore per poi mandare comodamente i risultati al Comune stesso. Vi sono pertanto tutte le condizioni per disporre un “Piano Straordinario Comunale di controllo sugli scarichi”. Di più, nella logica di un intervento mirato a contrastare gli scarichi abusivi, sarebbe possibile convocare e coinvolgere anche le amministrazioni di Gizzeria, Falerna, Nocera Terinese, Amantea, Curinga e Pizzo per definire un piano d’intervento comune, magari con un protocollo d’intesa che consenta di organizzare al meglio il lavoro ed effettuare attività di campionamento “a sorpresa” anche nei comuni limitrofi, così da controllare i principali siti della costa potenzialmente inquinanti. Tra le priorità di un simile piano, ribadendo l'invito a coinvolgere gli esperti di protezione civile per individuare i principali fattori d'inquinamento, ci si permette inoltre di spendere due ulteriori parole. Considerata la particolare attività svolta, sui depuratori (magari non solo quello di Lamezia) si potrebbero disporre controlli periodici per tutto il mese di agosto sulle acque “depurate”, per verificare se il giudizio di chi apre il rubinetto è corretto oppure se in natura vengono scaricate acque non ancora depurate perbene; e poi una verifica straordinaria/amministrativa sui fanghi, per attestare la produzione degli ultimi anni e l’effettivo smaltimento a norma di legge, verificando i formulari e gli altri documenti per capire e rendere pubblica la quantità di reflui trattati, la quantità di fanghi prodotti e i siti di smaltimento di tali fanghi.Senza dubitare dell’ottimo lavoro di chi li gestisce, è pur vero che per tanti cittadini i principali indiziati dell’inquinamento sono i depuratori (forse anche per le pessime notizie emerse dall’indagine “Poseidone”). E poi, se i fanghi in parte finiscono in mare – anche solo per errore – ce li ritroviamo come bollicine galleggianti di colore marroncino a un metro e mezzo dalla riva. Insomma, forse una campagna di controlli approfonditi sarebbe utile a fugare i dubbi sul fatto che non siano i depuratori a noi vicini a sporcare il mare. Inoltre, si potrebbero disporre anche una serie di controlli sulle ditte che eseguono interventi di autospurgo, per verificare il corretto smaltimento di quello viene asportato, e controlli sugli scarichi delle strutture che stanno sulle spiagge (con relativi bagni) o in zone prospicienti i fiumi.E infine un controllo straordinario sul fiume Amato. E' probabile che sia interessato da scarichi abusivi. Vanno individuati e i responsabili vanno sanzionati. Vista l’importanza del tema, se ci fosse determinazione amministrativa e volontà, entro 4 giorni si potrebbe coinvolgere chi l'amministrazione ritiene opportuno per pianificare il lavoro, proporre un protocollo d’intesa agli altri comuni, predisporre un piano di intervento, trovare un laboratorio d’analisi ed essere finalmente operativi con qualcosa di concreto. Nella certezza di aver dato un contributo propositivo per il bene del nostro mare - conclude Falvo - auspichiamo che l’amministrazione Mascaro possa finalmente attivarsi con urgenza, per consentire a chi andrà a mare nel mese di agosto di godere di uno spettacolo migliore di quello visto nel mese di luglio".
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