Mercoledì, 09 Settembre 2026
Lamezia_chiesa_BellaLamezia Terme, 24 settembre 2012 - Riceviamo e pubblichiamo. Sento la necessità, come Parroco di Bella, di scrivere queste righe sul gesto che è stato compiuto nella mattinata di, sabato 22, da alcune persone che si sono introdotte nella Chiesa parrocchiale per rubare degli oggetti sacri. La scena del Tabernacolo della nostra Chiesa violato ha segnato profondamente la comunità: ho visto uomini (di qualsiasi età) con gli occhi lucidi e donne che non sono riuscite a trattenere le lacrime, non tanto per quello che era stato rubato ma per un atto di profanazione che ha toccato l’intimo di ognuno di noi, tanto da lasciarci storditi e attoniti. L’evento ha profondamente colpito anche il mio cuore di uomo e di credente. Desidero così parteciparvi ciò che alberga nel mio cuore e, soprattutto, desidero proporvi alcune riflessioni nella luce della Parola di Dio che, in ogni tempo, ci fa avvertire l’invito di Dio a cambiare e migliorare la nostra vita. Entrare in una Chiesa per forzare un Tabernacolo e per portare via degli oggetti ritenuti d’oro è un episodio che suscita due domande: perché si può arrivare a un simile gesto? Chi può compiere un simile gesto? Chi è entrato nella nostra Chiesa era sicuramente un cieco. Sì, era proprio un cieco. Sicuramente era una persona afflitta da cecità (una cecità maggiorata dalle tenebre della notte in cui agiva!) perché non è riuscita a distinguere una porta di Tabernacolo in ottone dorato, da un quadro d’oro (come è stato erroneamente definito!); nonché dal comprendere che della stessa natura erano anche una pisside e la teca presenti nel Tabernacolo. Ma la sua vera cecità, nonché le vere tenebre della notte in cui agiva, erano presenti nel suo  cuore. Chi ha agito è afflitto dalla più brutta malattia che un uomo possa contrarre: la cecità del cuore! La prima responsabilità di questo atto è certamente di questo cieco  per il quale io e tutta la comunità parrocchiale invochiamo la luce e la misericordia di Dio.Sono ben certo che non avrà guadagnato molto dalla sua refurtiva, ma so, che se avesse bussato di giorno (invece di forzarla di notte) ad una porta delle nostre Chiese, gli sarebbe stato dato molto di più: non solo materialmente, ma anche spiritualmente, perché avrebbe ricevuto anche una parola buona e soprattutto avrebbe sperimentato che - contrariamente a quanto gli vuol far credere la sua cecità - egli non è solo e non è abbandonato nella sua vita e nei suoi problemi. Ma noi tutti abbiamo solamente subito un tale atto? Credo di no. Purtroppo questo atto ci rivela come oggi, per la complicità di tutti, stiamo assistendo ad una operazione drammatica di cambiamento del senso autentico della vita: quel nostro relativizzare e sminuire la figura e l’importanza di Cristo nella nostra vita produce frutti inevitabili di egoismo, di violenza, di sopruso, di furto. Abbiamo banalizzato la fede e la sua incidenza nella nostra vita (relegandola a qualche preghiera e pia pratica da compiere) dimenticandoci però che così facendo anche la vita umana diventa banale: e ciò che è banale rischia tante volte di essere smarrito perché facilmente dimenticato. Ci stiamo dimenticando che il vero furto che lasciamo compiere quotidianamente è quello della presenza di Cristo e della Sua Parola dalle nostre vite. Questo atto sacrilego ci deve far riflettere: chiediamoci se non siamo tutti un po’ responsabili di tale situazione! Chiediamoci quale esempi diamo e quali messaggi mandiamo con la nostra vita di ogni giorno! Infine vorrei compiere una piccola correzione – e me lo permettano con molto buon cuore i cari amici giornalisti! – riguardo alle Ostie consacrate presenti nel Tabernacolo. Chi si è introdotto in Chiesa, dinanzi a quelle due pissidi e alla Teca contenente il Santissimo Sacramento, per un momento, ha riacquistato la vista: la luce di Dio ha squarciato le sue tenebre e lui ci ha lasciato, anche con qualche cautela, il nostro tesoro più importante – Gesù Eucaristia – sul lino della tovaglia dell’Altare. Non per terra, ma sull’Altare. Mio caro amico, se leggerai queste righe, sappi che quello che tu hai vissuto senza comprenderne il valore è quello che Cristo ha fatto per te e per noi: il Signore non se ne sta barricato e isolato da noi in un luogo inaccessibile e inespugnabile. Anzi, anche di fronte alle nostre violenze nei suoi confronti egli non si oppone perché spera che il Suo Amore vinca il nostro peccato. Il Signore si fa afferrare da noi, per afferrarci poi Lui a sua volta! Purtroppo, come accade anche ad altri che frequentano la Chiesa (sicuramente in orari e modi più consoni!), eri così attento al contenitore che non hai fatto minimamente caso a Chi conteneva e cosa potesse significare quella Presenza per te e per la tua vita. Certo una indicazione c’è da darla: se il Signore entrerà nel tuo cuore e vorrai chiedergli perdono,  non temere! Le porte della sua misericordia e del suo perdono sono più facili da aprire della porta del Tabernacolo che ti ha fatto tanto penare. Basterà che tu vada in Chiesa e mettendoti in ginocchio per confessarti, avrai già spalancato la porta dell’Amore di Cristo. Ricorda che i veri gioielli della Vergine Maria non sono gli orecchini che la possono adornare, ma il cuore dei figli suoi quando amano Cristo e si sforzano di vivere il suo Vangelo. Anche se avessi venduto quegli orecchini, sappi che per Maria SS.ma il prezioso più bello siamo ognuno di noi ed anche tu: ogni volta che apriamo il cuore a Cristo e ci allontaniamo dal peccato siamo più preziosi e lucenti di qualsiasi diamante. Ma se quest’atto, come dicevo prima, chiama in causa ogni uomo ed è anche un invito ad una vita più responsabile, vorrei concludere con un testo di San Francesco di Sales da cui possiamo cogliere un grande insegnamento: "I ciechi, pur non vedendo il Principe al cui cospetto si trovano, non per questo non tengono un contegno rispettoso se sono avvertiti di tale presenza; però, non vedendolo, dimenticano facilmente la sua presenza; di conseguenza ancor più facilmente dimenticano il contegno rispettoso. Noi siamo così, Filotea: pur sapendo che Dio è presente, non lo vediamo; è la fede che ci ricorda la sua presenza. Non vedendolo materialmente con gli occhi ce ne dimentichiamo molto spesso e ci comportiamo come se Dio fosse molto lontano. Sappiamo bene che è presente in tute le cose, ma non ci pensiamo, ed è quindi come se non lo sapessimo". 

Don Aldo Figliuzzi
Parroco della Parrocchia Natività Beata Vergine Maria
in Lamezia Terme

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