Lamezia Terme, 27 febbraio 2012 - Ricevianmo e pubblichiamo. Finalmente la verità: siamo tra i Paesi europei che pagano meno i lavoratori, mentre abbiamo gli orari di lavoro più lunghi. Nonostante ciò la competitività delle nostre imprese è tra le più basse. Il quadro di un Paese che ha sbagliato obiettivi e che si appresta a commettere ulteriori errori. Una cosa è certa i lavoratori italiani sono tra i meno pagati d’Europa. Meno degli spagnoli, ciprioti e irlandesi, che pure non se la passano meglio di noi. Secondo l’ultima indagine di Eurostat, l’agenzia di statistica dell’Unione Europea, lo stipendio medio dei lavoratori italiani è al dodicesimo posto nella classifica dell’area euro. Secondo i dati, in Italia, il valore dello stipendio annuo è pari a 23.406 euro, la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100). Meglio di noi paesi duramente colpiti dalla crisi, come Irlanda, Spagna, Cipro e persino la Grecia, prima dei tagli dell’ultimo anno agli stipendi. Anche per quanto riguarda l'aumento delle retribuzioni, l’Italia risulta tra i paesi in cui il potere di acquisto ha retto di meno: in quattro anni (dal 2005) il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo. E anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%). “In Italia abbiamo salari bassi e un costo del lavoro comparativamente elevato. Bisogna scardinare questa situazione, soprattutto aumentando la produttività”, ha affermato il ministro del Welfare, Fornero. Nel frattempo i sindacati chiedono meno enfasi sull’articolo 18 e più iniziative per ridurre il carico fiscale sugli stipendi. Noi di Mondo Libero, riteniamo che questa sia una situazione inammissibile per la terza economia del Vecchio Continente, frutto di una pessima gestione politica del Paese durata troppi anni che ha portato ad un imbarbarimento ed un impoverimento del nostro mercato del lavoro tale da non trovare giustificazioni. Salari troppo bassi, disoccupazione e deficit di competitività che da soli spiegano la crisi del nostro Paese, sfociata in una recessione dalle pericolose implicazioni: la fuga delle competenze innanzitutto e l’attrazione di manodopera sempre meno qualificata di stranieri con un basso livello d’istruzione, conseguenza del livello delle retribuzioni attuali. Si cambi pagina. Si Sia capaci di garantire il diritto fondamentale:quello del lavoro,che deve essere dignitoso e adeguatamente retribuito. Il lavoro per tutti. Basta ricatti e basta ingiustizie così palesi. Basta con i ricchi sempre più ricchi ed i poveri che non riescono a fare fronte nemmeno ai bisogni elementari.
Giuseppe Gigliotti
Associazione Mondo Libero
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