Lamezia Terme, 11 febbraio 2015 - Riceviamo e pubblichiamo. Il parto e la nascita di un figlio rappresentano per ogni donna due eventi di una intensità emotiva che è difficile descrivere a parole, due eventi che con un pizzico di buona sorte e con una valida e completa assistenza sanitaria possono diventare meravigliosi e modificare il senso stesso dell’esistenza.
Non bisogna però dimenticare che anche un evento naturale come è la nascita può essere ricco di pericoli per la salute della madre e del bambino stesso. Ho partorito naturalmente il mio primo figlio alla fine del 2012 nell’ospedale di Lamezia Terme. Non dimenticherò mai l’attesa, in certi momenti l’ansia, crescenti dei giorni che hanno preceduto il parto. Oltre alla preoccupazione che il mio bimbo fosse sano, non mi vergogno ad ammettere che avevo molta paura dei dolori del travaglio, tanto che prima di restare incinta ed anche nei primi mesi di gravidanza ero convintissima che avrei fatto un taglio cesareo, ad ogni costo. Oltretutto il mio bimbo cresceva bene, ci scherzavamo su un po’ tutti in famiglia ma io ero terrorizzata dal pensiero di partorire un bimbo di 4 kg. Proprio in quel periodo veniva avviato il servizio di partoanalgesia presso l’ospedale cittadino, disponibile gratuitamente, a differenza di quanto avviene in ospedali vicini e sulla carta ben più importanti del nostro ed in maniera continuativa 24 ore al giorno e tutti i giorni. Inutile che vi descriva il mio scetticismo, era enorme. Credevo che i dolori del travaglio fossero tremendi ma inevitabili per chi decideva di partorire spontaneamente e non credevo che un servizio cosi raro potesse essere messo a disposizione delle donne in un piccolo ospedale di una dimenticata regione e per di più in tempi di devastante crisi economica. Comincio a cercare in Internet, mi informo, supero presto i dubbi legati alla tecnica, sembra sia sicura, la fanno in tutto il mondo, sempre l’Italia fanalino di coda, ne parlo col mio ginecologo, concordiamo di fare la visita anestesiologica, il primo passo, in fondo non c’è nulla da perdere, una possibilità in più. Incontro l’anestesista, mi informa, mi rassicura. E’ gentile, preparato, l’ho interrogato per un’ora!! Acquisto quel pizzico di serenità sufficiente per decidere che se non ci sarà necessità non farò il cesareo. Tutti ne vogliono ridurre il numero e la paura non credo sia un’indicazione valida. Manca una settimana al termine, va tutto bene, sono le 8 di sera, cominciano le prime fitte, andiamo in ospedale, mi ricoverano, nel giro di qualche ora le contrazioni diventano più frequenti, fortissime. Sarà anche un evento naturale, si sarà partorito senza epidurale per migliaia di anni ma qualcuno mi deve spiegare cosa ci sia di umano, di naturale in quel dolore lancinante che ti devasta il fisico e ti paralizza la mente. Io verso l’una di notte mi sono risposta. Nulla, non vi è nulla che possa giustificare una simile sofferenza, quando questa sia evitabile e allora ho richiesto, ho implorato, ho preteso che mi fosse somministrata l’analgesia. In circa un’ora di tempo la mia vita cambia. Le contrazioni si percepiscono in maniera più ovattata, ci sono ma non fanno male. Si riprende consapevolezza di se stessi e di quello che sta succedendo. Si prova un senso di gratitudine. Tutto procede normalmente, decidono di rompermi le membrane. Passano ancora delle ore ed alle 6:30 del mattino nasce il mio bambino ed io lo vedo nascere. Ci sono e partecipo come non avrei neanche potuto immaginare di fare senza analgesia. Il bimbo sta bene, piange, 3.8 kg di bontà ma se ne avesse avuto bisogno, personale esperto in una struttura all’avanguardia come la TIN di Lamezia Terme avrebbe saputo e potuto prendersi cura di lui. Adesso, alla mia seconda gravidanza vorrei che si ripetesse lo stesso percorso, vorrei riaffidarmi alle stesse persone, alla stessa struttura. So già che non sarà possibile. E’ con enorme dispiacere che ho seguito, sugli organi di informazione locale, le recenti vicissitudini che hanno portato alla chiusura della TIN. Non voglio pensare a cosa possa succedere se un neonato dovesse avere bisogno di cure intensive, mi chiedo quali e quanti risparmi economici possa portare un’operazione del genere e a che prezzo in termini di sofferenze e vite umane. Come se non bastasse vengo a sapere che dal prossimo mese anche il servizio di partoanalgesia verrà chiuso. Da donna, da madre, mi chiedo e vi chiedo quale perversa strategia possa sottendere a questa sistematica, progressiva, inesorabile, miope, bieca, cinica opera di smantellamento dei servizi sanitari cittadini, in particolare quelli rivolti ai bambini ed alle donne, che qualsiasi paese voglia dirsi minimamente civile, dovrebbe invece tutelare e difendere. Non si chiedono miracoli ma credo che sia almeno doveroso dal punto di vista etico e morale mantenere in vita i servizi esistenti e funzionali che nella nostra zona hanno contribuito a garantire il diritto alla salute, diritto che, giova ricordare ègarantito dalla nostra Costituzione.
Una partoriente
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