Lamezia Terme, 24 agosto 2011 - "La situazione della Calabria, “terra dove le emergenze diventano normalità”, in conseguenza delle misure del governo nazionale è destinata ad aggravarsi se non interverrà una capacità di iniziativa delle forze politiche e dei governi locali a partire dalla Regione". Così, in una lunga analisi del momento politico, Giovanni Puccio, commissario cittadino del Partito democratico di Lamezia Terme che affronta il tema del rilancio politico, sociale ed economico della terza città della Calabria. "Il centrosinistra, che ha dato dimostrazione di grande senso di responsabilità - prosegue Puccio - è di fronte ad una duplice esigenza, quella di mettere in rete le proprie funzioni di governo, anche laddove sta all’opposizione, e di stimolare una vasta mobilitazione sociale per costruire un’alternativa di sistema che affronti la grave crisi economica e, nello stesso tempo, avvii la stagione delle riforme a partire dal sistema elettorale, dall’efficienza della Giustizia, della forma di governo, di una politica del fisco e dello sviluppo come leva per far diventare il Mezzogiorno e la Calabria le risorse fondamentali per una nuova fase di crescita dell’intero Paese. Il tramonto del populismo berlusconiano deve essere l’occasione per liberare tutte le risorse democratiche e riformiste di cui è ricca la Calabria. In tale contesto la funzione di governo a Lamezia – dove il centrosinistra è stato in grado di uscire vittorioso dallo scontro elettorale dello scorso anno – deve affrontare il tema del suo rilancio, deve riproporsi per una grande sfida positiva di governo, deve mettere in campo tutte le iniziative per far crescere il senso di responsabilità della sua classe dirigente a prescindere dallo schieramento e di assumere il carattere della straordinarietà in rapporto ai problemi che travagliano la comunità a partire dal lavoro, dal funzionamento del sistema pubblico della sicurezza e della sanità, dei servizi e dello sviluppo e non immiserirsi in dispute nominalistiche che non servono a nessuno. Non si può assistere allo spettacolo desolante che mentre si predica e si fanno parole e passerelle i problemi si incancreniscono e non si intravede una iniziativa del governo regionale che faccia sperare nella capacità di costruire un’inversione di marcia. Lamezia è la terza città calabrese, nodo infrastrutturale di primordine, destinataria - secondo le programmazioni dei vari governi - di risorse europee e nazionali e mentre si disattendono impegni nessuna azione concertativa si mette in atto per dare certezza di futuro. Viene spontaneo domandarsi se le risorse dell’accordo di programma tra la Città e la Regione siano ancora in disponibilità o se le varie rimodulazioni non ne abbiano mutato la quantità e la qualità. Gli enti e le società che operano sul territorio, dall’ASI alla SACAL, le società di scopo come la Lamezia Europa, la fondazione Terina e la stessa Multiservizi che rappresentano la strumentazione per la politica dei governi che ai vari livelli ne determinano l’indirizzo e la funzione, come fanno parte -per quanto è possibile - di un disegno concertativo nel quale le prestazioni e i servizi che vengono resi ai cittadini abbia al centro la economicità e l’efficienza? Si possono aggiungere altri obiettivi che vanno oltre a quelli noti, della realizzazione della nuova aerostazione, ma rimanendo a questi, ogni cittadino si domanda che cosa si fa concretamente, quali sono le risorse a disposizione, come si intende impegnarle e se le procedure siano state discusse in una sede democraticamente abilitata a decidere. Sull’area industriale si è discusso e approvato un odg del Consiglio Comunale di Lamezia all’unanimità, su un uso territoriale diverso. Sono passati tre anni, in relazione al PSA e al piano di coordinamento territoriale di coordinamento provinciale cosa si è fatto? Si è rimasti al ripristino delle destinazioni d’uso delle terre di Lameziaeuropa? E ancora, di fronte alla crisi degli enti strumentali cosa si intende fare? Si continua con la vecchia impostazione farraginosa e burocratica o non è tempo di mettere mano alla riforma della “governance” della Regione nell’ambito delle politiche dello sviluppo? La risorsa ambientale, così drammaticamente deturpata dalle notizie sulla qualità dei mari e la crisi della raccolta e smaltimento dei rifiuti, obbligherebbero ad un particolare confronto tra il livello regionale e quello cittadino e comprensoriale riproposto anche dai temi dell’organizzazione della sanità. Queste, come quella della politica dei commissariamenti, dovrebbero essere le discussioni e i confronti e le decisioni conseguenti da assumere per uscire dalle logiche dell’emergenze, affidando responsabilità piena ai governi locali e al senso di responsabilità e alla collaborazione dei cittadini. Per il Partito Democratico della Città di Lamezia l’azione del centro sinistra o si fonda su tali presupposti - e a partire dai problemi reali si offre a ciascuno il terreno per il confronto dialettico e la collaborazione - o si rischia di demandare alla logica politica degli schieramenti la facoltà di redimere i problemi del governo col rischio di complicarli. Lamezia - e non è la prima volta che lo si sottolinea - ha bisogno per i suoi problemi, dalla sicurezza contro la criminalità mafiosa, ai problemi dell’economia e dello sviluppo e delle infrastrutture, dei servizi sociali e assistenziali, del massimo di unità di tutte le forze democratiche, non ci sono maggioranze che si allargano e che hanno potere taumaturgico se alla base non hanno salde motivazioni. Lo schieramento politico di Lamezia non è allineato politicamente con quello regionale, ma questo non dovrebbe essere un ostacolo, anzi, dovrebbe esaltare la capacità di mettersi alla prova. Nella Città di Lamezia ci sono autorevoli esponenti del Governo Regionale e della sua maggioranza, perché su temi che hanno rilevanza strategica per la città e la Regione non si trova la possibilità di un tavolo concertativo permanente per dare corpo agli accordi di programma conseguenti? Quali sono i timori del centro destra? Sarebbe il caso di conoscerli e nell’interesse della Calabria cercare di superarli. Una politica lungimirante dovrebbe indurre tutti a guardare oltre lo steccato dei propri orti per dare corpo ad un’iniziativa comune nell’interesse della nostra comunità. Se prevalgono gli interessi di parte non ci sarà uno che vince o l’altro che perde, ma sarà sconfitta l’intera comunità lametina. Il Pd - conclude Giovanni Puccio - si è mosso nelle settimane scorse - ed intende muoversi - tornando a recitare il ruolo che gli spetta senza supponenza, ma con la consapevolezza di svolgere fino in fondo la parte che gli elettori gli hanno affidato. Questo significa recuperare il massimo di unità e di coesione nei gruppi dirigenti, rinsaldare e consolidare i rapporti della coalizione e aprire un ampio confronto con le forze sociali e imprenditoriali, associazioni, livelli istituzionali e di governo, per aprire una vera e propria stagione politica che aiuti, per quanto è possibile, a far uscire il confronto politico dagli schemi tradizionali e concorrere insieme alla qualità del governo cittadino. E la qualità non può essere data solo da un allargamento di rappresentatività, ma da una progettualità nuova che sappia estendere la partecipazione. Concertazione e decisione politica, con l’obiettivo di massimizzare l’uso delle risorse umane e finanziare, sono fondamentali per una strategia dello sviluppo che saldi insieme le opportunità sociali, professionali e gli interessi organizzati".
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