Domenica, 07 Giugno 2026

Ospedale_insegnaLamezia Terme, 10 giugno 2001 – Si è svolto come previsto l’incontro programmato presso la sala municipale di via Perugini a Lamezia Terme tra il Comitato “Salviamo la Sanità Lametina” e i sindaci del comprensorio lametino (una ventina) più i tre sindaci del Reventino cosentino.  Di seguito, il Protocollo di approvazione della piattaforma programmatica discusso durante la riunione:
Premessa
Questo lavoro è frutto dell'impegno collettivo e sinergico di cittadini organizzati e Sindaci del comprensorio lametino che avvertono la necessità di mantenere aperta la prospettiva, da sempre e da tutti gli amministratori auspicata, che anche nel nostro territorio possano essere forniti servizi e prestazioni sanitarie di qualità.
Quello alla salute è un diritto che appartiene a noi cittadini in quanto tali, indipendentemente dalla appartenenza politica e dalla condizione economica e sociale di ognuno. Questa che stiamo affrontando è, dunque, o quantomeno dovrebbe essere, una tematica per sua natura trasversale, sulla quale, senza connotazioni politiche di sorta, ma raccogliendo invece sensibilità, esperienze e professionalità diverse, bisogna aprire una vertenza per ottenere il rilancio dei servizi e delle strutture sanitarie del lametino.
In quest'ottica ci siamo riproposti di varare una piattaforma da sottoporre, dopo un percorso di partecipazione democratica dal basso che ha visti sinergicamente coinvolti movimenti, associazioni e organizzazioni economico-sociali, partiti, Sindaci e amministrazioni del comprensorio, alle nostre rappresentanze parlamentari, regionali e provinciali, ai cittadini delle nostre comunità, e da portare, dopo averla con questo percorso migliorata, arricchita e fatta diventare strumento di proposta comune, al confronto con il governo regionale allo scopo di trovare insieme la via per riequilibrare, per quanto riguarda il nostro territorio, le politiche sanitarie ed i piani che le devono attuare.
La nostra è, quindi, dichiaratamente una piattaforma di tipo “sindacale”, che mira ad intavolare un confronto ed una “trattativa” che possa alla fine ottenere dei risultati tangibili e delle conquiste per il comprensorio, di cui, auspichiamo, poter attribuire merito agli attuali amministratori: in una parola, non abbiamo nessuna voglia di farci dire di no per poterlo poi rinfacciare ai politici di turno, perché questo significherebbe l'ennesima sconfitta per questo territorio, per i suoi cittadini e per le loro domande di salute, e significherebbe restare amaramente tutti, amministratori ed amministrati, con il solito pugno di mosche in mano.
Si tratta di una piattaforma con cui proponiamo delle soluzioni e delle scelte che potrebbero non essere considerate le uniche e le migliori possibili da chi in Regione ha la responsabilità di governo. Accettiamo senza riserve il confronto, la mediazione e la possibilità di proposte e scelte diverse, con un unico limite, ovviamente: quello che esse garantiscano ai Cittadini ed al comprensorio lametino la prospettiva del rilancio stabile dei servizi e delle strutture sanitarie del nostro territorio.
E’ questo un obiettivo che, se si vuole, è assolutamente realizzabile. Ma, per l’appunto, bisogna volerlo. E noi decisamente lo vogliamo.

Il dato di partenza
Nel mese di ottobre 2010 viene presentato dal Presidente Scopelliti, nella sua veste di Commissario straordinario della Sanità regionale, il Piano di Rientro, che è un vero e proprio Piano sanitario regionale. Nell’ambito ospedaliero viene riproposto il modello di rete degli Ospedali già presentato dalla amministrazione regionale precedente, con l’individuazione di Ospedali centrali (Hub), di Ospedali periferici (Spoke), di Ospedali Generali e di Ospedali di zona montana. Questo modello assegna all’ospedale di Lamezia Terme la funzione di Spoke, cioè ospedale periferico, e all’ospedale di Soveria Mannelli la funzione di Presidio ospedaliero di zona montana. L’ospedale Spoke di Lamezia viene dotato solo di alcune specialità di base e perde le specialità di malattie infettive, di oculistica, di bronco pneumologia, di terapia intensiva neonatale, di microbiologia e virologia, mentre alcune altre diventano specialità senza carattere autonomo, cioè senza dirigente e senza personale proprio, come l’oncologia, la nefrologia, la diabetologia. L’ospedale di zona montana è una struttura sede di pronto soccorso h 24 direttamente collegato allo Spoke di riferimento (cioè Lamezia) e con organico condiviso. E’ previsto un reparto di 20 posti letto di medicina generale senza i servizi stabili e con personale proprio perché il servizio di radiologia avverrà con teletrasmissione d’immagine ed il laboratorio sarà sostituito da sistemi veloci per fare gli esami in pronto soccorso. Nell’ospedale di Lamezia l’applicazione di questo modello significa la perdita di 56 posti letto e di specialità importanti, che non farà altro che accelerare i processi negativi in atto che vedono da tre anni la perdita costante di ricoveri e di prestazioni. Nell’oOspedale di Soveria Mannelli l’applicazione del modello significa la perdita di 82 posti letto, dei reparti di ortopedia, chirurgia, ostetricia e ginecologia, pediatria, del servizio di cardiologia e dei servizi integrali di radiologia e laboratorio analisi, nonché della direzione Sanitaria, mentre l’organico medico viene ridotto, divenendo non più organico proprio dell’Ospedale di Soveria Mannelli, ma della struttura complessa del Dea di riferimento. L’ospedale di Soveria Mannelli con queste caratteristiche non potrà più svolgere attività di assistenza per Pazienti Acuti. Viene, infine, depotenziata gravemente l’unica Clinica Privata presente in tutto il territorio, che con la revoca dell’accreditamento per l’ostetricia viene nei fatti chiusa, perché la Clinica Michelino di Lamezia ha da sempre svolto principalmente attività di ostetricia.  Il Piano di rientro ha poi previsto in modo generico la presenza di Eccellenze presso l’Ospedale di Lamezia Terme. Il Commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, Mancuso, si è incaricato di individuarle indicando all’inizio la “chirurgia toracica” e la“chirurgia vascolare” (già esistente a Lamezia), poi il Centro di Neurogenetica (esistente da tempo a Lamezia) ed infine i centri per le porfirie, per la fibrosi cistica e per la tossicologia clinica e forense. Nell’ambito della medicina territoriale non viene previsto nessuno sviluppo e potenziamento della rete, ma anzi emergono proposte gestionali indirizzate ad una riduzione di quella presenza sanitaria nel territorio che oggi assicura la continuità assistenziale tramite le Guardie Mediche. Abbiamo detto e diciamo no a questa proposta. Ma nel contempo ci siamo sforzati di elaborarne una alternativa in linea sia con la necessità del rientro della spesa sanitaria, sia e soprattutto con l'esigen¬za di garantire risposte di qualità ai bisogni di salute ed assistenza provenienti dal comprensorio e sia, infine ma non per ultima, con l'urgenza di impedire il protrarsi e l'aggravarsi di quella “migra¬zione sanitaria” che dilaga non solo verso il centro-nord, ma anche verso il resto della Calabria e finanche verso altre strutture della nostra stessa provincia. La nostra proposta complessiva è racchiusa in una più ampia ed articolata Piattaforma Programmatica, al cui testo integrale rimandiamo. Qui ne riproduciamo una sintesi.

Le nostre richieste per il Lametino, tre no e cinque sì :

1. No allo Spoke di Lamezia Terme
2. No alla chiusura del punto nascita della Clinica Privata Villa Michelino
3. No a distretti sanitari e guardie mediche senza confronto
4. Si ad un riequilibrio dei posti letto nell’area della Provincia di Catanzaro
5. Si all’Ospedale di Soveria Mannelli come Presidio Ospedaliero Generale
6. Si alla Azienda Unica Ospedaliera della Provincia di Catanzaro
7. Si al Polo Traumatologico Trauma Center di Lamezia Terme
8. Si al potenziamento della medicina territoriale e dei servizi di residenzialità e semi-residenzialità extraospedaliera
Le prestazioni dell’Ospedale di Lamezia scontano oggi ritardi accumulatisi dal 2007, anno dell'ac¬corpamento delle ASL, e determinati da un insieme di ragioni, prima fra tutte la mancanza di volon¬tà di assumere le scelte per costruire un ospedale diverso, funzionante, efficiente e rispondente alla domanda di salute dei Cittadini, perché il territorio lametino è stato visto come possibile bacino di utenza di altri servizi e non come risorsa a beneficio dell’intera Regione. Tutto ciò ha portato alla grave situazione nella quale ci troviamo con cali di ricoveri, di interventi, di assistenza, con intollerabili dinieghi alle richieste di prestazioni dei Cittadini e con conseguente altissimo aumento della migrazione sanitaria. Non vogliamo che oggi si ripeta un film già visto, fatto di sviste e di falsi impegni, vorremmo che non si utilizzassero più due pesi e due misure per lo stesso territorio provinciale, tagliando posti letto a Lamezia, a Soveria Mannelli e nell’unica Clinica Privata del Lametino, mentre altrove si mantengono diverse Cliniche Private ed Ospedali pubblici che raddoppiano e triplicano specialità di base ma anche specialità di eccellenza. E questo non per contrapposizione preconcetta, bensì per far progredire, ed in modo equilibrato, un territorio intero e non solo una sua parte a scapito di un’altra. Riconosciamo la necessità dell'operazione di risanamento della sanità calabrese che questo Governo Regionale sta con grandi difficoltà portando avanti, ma questo non può tradursi in una penalizzazio-ne del territorio lametino che ne subirebbe gravi ricadute, anche economiche, nei prossimi anni.  La indicazione della funzione di Spoke per il nostro Ospedale non può avere il valore che riveste per gli altri ospedali della rete dell’emergenza, ove bisogna, per distanze e tempi di percorrenza, essere sul posto per assicurare le urgenze-emergenze. Il Piano di riordino della rete delle emergenze (pag. 21) si propone già di integrare le strutture del Policlinico Universitario Mater Domini e dell’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio in una unica gestione. Era un progetto già presente nel precedente Piano Sanitario dell’Amministrazione Regionale e che risponde alla necessaria logica di una reale programmazione finora assente, come evidenziato dalla Commissione Riccio-Serra nella relazione presentata nel 2008. Non possiamo che rilevare come l’istituzione dello Spoke a Lamezia non solo non sarebbe produtti¬va (perché, facendo venir meno una sana competitività territoriale, si tramuterebbe inevitabilmente in ulteriori dannosi ingolfamenti per le strutture del capoluogo), ma finirebbe col trasformarsi nel tempo in ragione valida per una definitiva chiusura della nostro ospedale, perché non è rispettata la distanza minima di 60' dall'Hub di riferimento, nello stesso tempo però non intendiamo discostarci dalla imprescindibile logica programmatoria di cui sopra ed anzi ci ripromettiamo di esaltarla. Ai fini del perseguimento dell’obiettivo di “più qualità e meno sprechi”, proponiamo allora che venga costituita un’unica ASP che inglobi sia l’attuale, che tutte le altre Aziende Ospedaliere ed Universitarie della provincia, o al massimo che, la costituenda Azienda Sanitaria Universitaria-Ospedaliera di Catanzaro integri anche la gestione delle strutture ospedaliere del Lametino e, conseguentemente, ne disponga un migliore utilizzo, lasciando invece alla Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro solo la gestione della medicina territoriale. In quest’ottica l’unica destinazione per il nostro Ospedale che possa garantire un futuro stabile di prestazioni di qualità è per noi quella, proposta in passato sia dal centrodestra che dal centrosinistra, a Polo Traumatologico Regionale, della cui funzione si avverte in Calabria la mancanza. Sicilia, Puglia, Lazio, Campania si stanno dotando di diverse strutture per l’emergenza traumatica, che è la prima causa di morte tra i giovani sotto i 40 anni e comporta gravi postumi invalidanti. La Calabria, che già con il Piano Sanitario 2004-2006 aveva deciso di attivare un Trauma Center e che nell’ospedale di Lamezia Terme ha disponibile una struttura idonea, non ne fa più menzione nel Piano di Rientro del presidente Scopelliti. Tecnicamente a noi sembra una decisione inspiegabile. Non riusciamo proprio a individuare nessuna controindicazione alla attivazione del Trauma Center, in quanto anche quella della mancanza di alcune specialità nell’offerta attuale dell’Ospedale di Lamezia può essere superata con il riequilibrio e lo spostamento senza costi aggiuntivi di strutture già presenti nella stessa provincia ed improduttivamente concentrate tutte (in duplicato o più) nella stessa area urbana di Catanzaro. L'attivazione di un Trauma Center è riconosciuta come una vera eccellenza sia dai Tecnici della Commissione Riccio-Serra nella loro relazione del 2008 sia dai tecnici incaricati dall’allora Diretto¬re Generale dell’Asl di Lamezia, Di Tommaso, che dimostrarono la fattibilità e la bassa onerosità dell’attivazione e della gestione del Centro Traumatologico nella struttura ospedaliera di Lamezia, che, dissero, sembra essere stata costruita dall’origine allo scopo di destinarla ad una tale funzione. Per di più, nello stesso Piano di rientro è previsto che alcune funzioni particolarmente specifiche siano svolte in un unico Centro Regionale e, tra queste funzioni, ne vengono elencate alcune, come il Centro Grandi Ustionati e l’Unità spinale, che il Piano Regionale per la Salute 2004-2006 prevedeva di collocare nel Polo Traumatologico Regionale di Lamezia Terme. Il presidio ospedaliero di Soveria Mannelli, invece, deve per noi rimanere nella rete ospedaliera, dotato di funzioni di Medicina Interna, Chirurgia Generale, Anestesia, Ortopedia e dei servizi per assicurare la sanità ospedaliera ad un bacino d’utenza di oltre 40.000 abitanti, che è appunto quello previsto per gli Ospedali Generali. Alla necessità che alle equipe sanitarie sia assicurata una adeguata continua formazione si può rispondere tenendo conto delle esperienze delle Regioni che assicurano presidi ospedalieri per acuti in zone disagiate facendo ruotare i gruppi di lavoro tra le strutture ospedaliere della stessa Azienda.
Il basso numero di posti letto disponibili nel settore dei punti nascita dopo la disattivazione dell’Ostetricia presso l’Ospedale di Soveria Mannelli, inoltre, non può per noi consentire la chiusura del punto nascita dell’unica Clinica Privata del Lametino, la Villa Michelino, anche per la sua posizione e le caratteristiche qualitative della struttura e dell’assistenza prestata.
Gli interventi sul territorio nell'Atto Funzionale si sono concretizzati in una suddivisione in 3 distretti sanitari
Distretto n. 1 Area Catanzaro  Comuni n. 27,Popolazione : 159.397
Strutturazione: n. 6 poli sanitari (Cz, Tiriolo, Taverna, Cz Lido, Sersale, Botricello)
Specialità previste: Maternoinfantile, Farmacia distrettuale, Sert, Neuropsichiatria infantile, Oculistica, Cardiologia
Distretto n. 2 Area Lamezia Terme Comuni n. 21 Popolazione : 126.365
Strutturazione: n. 5 poli sanitari (Lamezia T, Maida, Nocera T, Soveria Mannelli, Decollatura)
Specialità previste:Maternoinfantile, Farmacia distrettuale, Sert, Neuropsichiatria infantile
Distretto n. 3 Area Soverato-Girifalco Comuni n. 27 Popolazione : 76.569
Strutturazione: n. 5 poli sanitari (Girifalco, Squillace, Chiaravalle, Badolato, Borgia)
Specialità previste: Maternoinfantile, Farmacia distrettuale, Sert, Neuropsichiatria infantile, Diabetologia, RSA e Casa Protetta Girifalco. E’ evidente la presenza nei distretti di specialità differenti e poi una arbitrarietà nell'assegnazione ad essi ed ai relativi poli sanitari delle strutture e dei servizi specialistici, nonché una sperequazione nelle attribuzioni dei settori specialistici, se solo si pensi che il distretto di Soverato-Girifalco comprendente una popolazione di appena 76.000 abitanti ha una strutturazione in 5 poli sanitari così come quello di Lamezia comprendente invece una popolazione di 126.000 abitanti (quasi il doppio dell'altro) e che lo stesso Distretto di Soverato-Girifalco ha sia un servizio specialistico (Diabetologia), sia una RSA ed una Casa Protetta che non sono previsti nel Distretto di Lamezia.  Per la rete della medicina territoriale, che impegna ogni anno una somma aggirantesi sui 220 milioni di euro, è necessaria una profonda revisione dell’impianto dei tre distretti previsti nel Piano Funzionale proposta dal Commissario Straordinario che abbia come premessa la necessità di tener conto nell’articolazione dei distretti della necessità di uno stretto coordinamento tra l’ambito territo¬riale delle zone sociali e quello del distretto sanitario nonché della necessità che si tratti di territori omogenei, tra di loro differenziati secondo il profilo sociale e sanitario del territorio di riferimento. Solo così sarà possibile nel distretto metter mano ad un Piano di Zona per la gestione unitaria del  sistema locale degli interventi sociali e sociosanitari che parta dall’analisi dei bisogni e dalla doman da di salute a livello locale e realizzi accessibilità, qualità e quantità dei servizi e delle prestazioni.
Il sistema sanitario territoriale deve poter sviluppare un insieme di interventi che diventino una reale alternativa per superare l’attuale assistenza incentrata sulla preponderante presenza della ospedalizzazione, come evidenziato nel piano di rientro e che siano in grado realizzare una presa in carico globale e continuativa del cittadino-paziente.
E’ per realizzare tutto questo che ci appelliamo alle nostre Rappresentanze Istituzionali nazionali, regionali e provinciali, a tutte le amministrazioni comunali del lametino, Sindaci in testa, agli Enti, alle Organizzazioni Economiche e Sociali, a Partiti, Movimenti ed Associazioni, a tutti i Cittadini.
Riteniamo che ai Cittadini che ogni giorno denunciano deficienze, mancanze, ritardi si devono dare risposte concrete ed è per questo che chiediamo al Governo Regionale, che ha ricevuto dagli elettori, anche da quelli Lametini a grande maggioranza, il compito di rappresentare gli interessi generali, di farsene carico, dando risposte comprensibili ed esaurienti per la tutela dei diritti di tutti ed avviando così finalmente l’inversione di un trend che può altrimenti portare le nostre strutture sanitarie al definitivo tracollo. Vorremmo davvero poter, per una volta, riconoscere ai nostri governanti il merito di esserci riusciti!

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