Lamezia Terme, 10 agosto 2015 - "Approfittando della distrazione estiva, si sta tentando di perpetrare un nuovo attacco all'ambiente e alla salute dei cittadini. Un noto imprenditore lametino, infatti, ha appena presentato al Suap la richiesta di autorizzazione per realizzare due centrale energetiche a biomasse, altamente inquinanti, in zona via del Progresso".
Così, una nota del Movimento Ciquestelle Lamezia. "Per la veritá una prima richiesta di autorizzazione era stata giá presentata mesi addietro attraverso una Scia firmata da un agronomo (soggetto non abilitato) e adoperata tramite il silenzio-assenso. Poi la Scia è stata revocata in autotutela con conseguente ordine di sospensione dei lavori. Nonostante ciò, pare però che i lavori siano proseguiti e sia stata realizzata una piattaforma di cemento, un prefabbricato e due cabine elettriche. Oggi la nuova richiesta di autorizzazione, forse suggerita dal legale del privato imprenditore che é anche un assessore dell'attuale giunta. I cittadini di via del Progresso si sono giá riuniti in comitato e hanno avviato forme di protesta che prevedono, tra l'altro, un raggruppamento davanti al comune di Lamezia il prossimo lunedì 10 agosto alle ore 9:00. Il Meetup 5 Stelle sará al loro fianco e invita tutti i cittadini di Lamezia a partecipare per impedire la realizzazione dell'ennesimo attentato alla salute dei lametini. Chiede a gran voce che il Comune invii la polizia locale a bloccare l'esecuzione dei lavori compiuti in assenza di valida autorizzazione; neghi la sua autorizzazione per tali impianti e renda pubblico l'iter amministrativo che sta seguendo la pratica, come hanno già chiesto i residenti della zona. Impediremo con ogni mezzo lo scempio dell'ambiente e l'attacco alla salute pubblica, anche coinvolgendo la nostra delegazione parlamentare, già informata degli eventi. Per meglio comprendere il problema, alleghiamo una sintetica scheda per spiegare cos'é una centrale biomasse".
LA SCHEDA
La corsa all’utilizzo della biomassa in impianti per la produzione di energia termica per il riscaldamento e di energia elettrica da immettere nella rete pubblica partita nel nostro Paese è dovuta principalmente ai generosi incentivi concessi negli ultimi anni a questi impianti per la produzione elettrica. L’attuale legislazione italiana intende per «Biomassa= la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca e acquacoltura, gli sfalci e potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani», in sostanza in questa definizione rientrano una marea di materiali che con ‘bio’, hanno ben poco a che vedere! Un altro tipo di biomassa, definita tale per decreto ministeriale (DM 6 luglio 2012 “nuovi incentivi alle rinnovabili”), è il CSS (Combustibile Solido Secondario) cioè il rifiuto secco trattato (prodotti a matrice plastica, lavorati e miniaturizzati); si è iniziata cosi anche la diffusione per decreto d’inceneritori (per il momento solo di grandi dimensioni).
Un’altra volta il legislatore ha avviato un percorso che rischia di avere ben poco di sostenibile, spacciando per fonte rinnovabile ciò che non lo è (Grillo docet); ricordiamo il contributo c.d. CIP6 che nel 1992 avrebbe messo l'Italia all'avanguardia mondiale nel campo delle energie rinnovabili e che, invece, grazie ad una parolina magica aggiunta all'ultimo momento, finì per finanziare oltre alle fonti rinnovabili anche le "assimilate". Grazie a questa parolina “assimilate”, il 75% delle risorse sono andate a finanziare la produzione elettrica non rinnovabile (inceneritori e impianti che bruciano gli scarti delle lavorazioni petrolifere).
Le biomasse sono efficienti dal punto di vista ambientale ed economiche solo quando la filiera è corta: se brucio gli scarti di produzione raccolti in un raggio di pochi chilometri, la centrale diventa efficiente. Ma qui sorge un problema diverso, e cioè la sindrome del “non nel giardino di casa mia” che colpisce ogni progetto di questo tipo.
Dal punto di vista ambientale un impianto a biomasse di grandi dimensioni genera meno inquinamento per Mega Watt prodotto, ma lo concentra in un unico punto; diversi impianti distribuiti sul territorio generano più inquinamento in totale, ma in concentrazioni più basse e quindi meno pericolose. Rispetto ai combustibili fossili, il bilancio di CO2 è migliore, in pratica nullo, ma le emissioni di polveri, NOX e monossido di carbonio, possono essere anche molto maggiori e devono quindi essere trattate nei camini prima di venire rilasciate in atmosfera.
Il termine “bio” viene utilizzato per attribuire una valenza positiva e “naturale” a questo tipo di impianti in modo da poterli ascrivere al mondo della cosiddetta “green economy”. La mistificazione del linguaggio, in questo caso, è strumentale ad una politica di proliferazione di queste tecnologie sotto l’ombrello dell’ecologia e del rispetto della natura.
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