Lamezia Terme, 28 ottobre 2013 - Riceviamo e pubblichiamo. In merito alle vicende che stanno interessando gli abitanti del quartiere popolare "Ciampa di Cavallo" (Via D'Ippolito, ndr) e, in generale, l’intera comunità Rom, riteniamo sia opportuno analizzare il problema senza cadere nel populismo becero messo in atto nelle ultime settimane da chi, ormai in piena campagna elettorale, fomenta a colpi di razzismo e di proclami una “guerra tra poveri” che vede i Rom il capro espiatorio di tutti i problemi e i non Rom, loro malgrado, strumento di propaganda politica e che potrebbe avere conseguenze ben più pesanti in uno dei quartieri più difficili della nostra città.
Si perché si tratta di campagna elettorale, con la sinistra lametina che continua a rinviare il problema per non perdere consensi proprio su un tema così impopolare e la destra, in modo particolare la destra fascista, che prova a recuperare qualche voto invocando, a dispetto (o, se si vuole, in virtù) dei tanto sbandierati principi cattolici, lo sgombero del campo Rom e l’assegnazione delle case popolari solo a famiglie di non Rom. Gli alloggi di via degli Uliveti, poi, prossimi al completamento e all’assegnazione a famiglie Rom, sono stati finanziati tramite fondi europei vincolati (a proposito che fine hanno fatto i fondi PON SICUREZZA destinati alla risoluzione “questione” Rom?), non si tratta infatti di normali alloggi di edilizia popolare. Ciò vuol dire che chi sta conducendo questa pretestuosa battaglia, a suon di provocatori slogan e inutili petizioni per non assegnare questi alloggi ai Rom, mente sapendo di mentire; e questo è grave visto che parliamo anche di persone che già si occupano o che alle prossime elezioni proveranno ad occuparsi dell’amministrazione della città. La strategia è chiara: intorpidire le acque gettando nel calderone problematiche diverse cercando però di presentarle intrinsecamente legate per intraprendere una guerra, che per legge ripetiamo è perduta già in partenza, da combattere esclusivamente per fini elettorali e quindi semplicemente per raccogliere consensi in termini di voti. Una guerra che, come tutte le guerre, mieterà le sue vittime: i Rom innanzitutto, che diventano per l’ennesima volta strumento elettorale ma anche i cittadini non Rom che si offrono come burattini inconsapevoli in questo tragicomico e squallido teatrino. A tutta questa situazione fa da contorno ancora una volta una grave miopia politica dell’amministrazione che non si rende conto (o non vuole) che il completamento di questi alloggi, tra l’altro localizzati su un terreno confiscato alla‘ndrangheta con tutte le conseguenze del caso, non rappresenta una soluzione, ma serve solo a spostare il problema in una zona ancora più periferica (con l’unico risultato di creare nuovamente un ghetto). Ricordiamo inoltre che, attualmente, a Lamezia esiste ancora un campo le cui condizioni ledono la dignità ed diritti inviolabili di ogni essere umano(chi cavalca oggi la tigre non lo fa perché preoccupato per le ingiuste condizioni in cui vivono gli abitanti del campo, ma perché desideroso di capitalizzare gli effetti che quella situazione di ingiustizia, travalicando i confini del campo e andando a “sporcare” la, talvolta ipocrita, tranquillità di chi vive al di fuori, produce), con l’aggravante che mentre il campo veniva creato per circoscrivere il fenomeno rom in un ambito ristretto nel tentativo meschino così di arginarli, adesso a distanza di decenni alcune famiglie che abitano lì hanno finito paradossalmente per vivere il campo, nato appunto come discriminazione per eccellenza, come unico luogo in cui sentirsi al sicuro dalle discriminazioni degli italiani. Per questo, ma anche per tantissimi altri motivi legati alla complessa storia delle persone rom che vivono sul territorio lametino, crediamo che sia essenziale un percorso che individui per loro e per tutti la giusta soluzione che miri ad una integrazione, intesa non come rinuncia alle proprie origini e culture, ma come processo di incontro e di scambio. Resta ovviamente il problema della casa per tutti coloro che ne hanno diritto. L’edilizia pubblica e popolare a Lamezia è ferma, decine e decine di unità abitative restano incomplete perché gli enti competenti non si sono mai assunti la responsabilità di ultimarle e assegnarle in quanto i primi 80 beneficiari sarebbero tutti appartenenti alla comunità Rom e questo genererebbe ulteriore malcontento. Le parole d’ordine della manifestazione del 19 ottobre scorso a Roma “una sola grande opera: casa e reddito per tutti!”, diventano quindi una necessità anche per il nostro territorio. L’Aterp e l’Amministrazione Comunale devono quindi attivarsi da una lato per completare le case popolari, dall’altro per recuperare tutto il patrimonio pubblico inutilizzato e quello privato abbandonato, procedendo nel caso con azioni espropriative. E se chi amministra latita il diritto alla casa deve essere necessariamente conquistato!
Laboratorio sociale Ex-Palestra
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