Lamezia Terme, 28 gennaio 2014 - "Dopo gli autoveicoli anche ai disabili è esclusa la possibilità di vivere lo spazio pubblico di piazza d’Armi (piazza Mazzini, ndr). Altro che spazio di socializzazione!". Così, una nota del Meetup Movimento 5 Stelle Lamezia Terme.
"Il denominatore comune a tutte le città - prosegue la nota - è che, citando Joseph De Maistre, ogni comunità ha il governo che si merita. Pensiamo all’esempio di piazza d’Armi, la cui denominazione ha origine dalle esercitazioni militari che in essa svolgevano le truppe di stanza a Nicastro (ora Lamezia Terme, ndr). Dagli escrementi dei muli dell’esercito di fine Ottocento si è passati nell’arco di un secolo a una sostanziale mutazione del paesaggio della piazza. Ma oggi l’olfatto è sofferente quanto l’udito e, soprattutto, la vista. Della funzionalità e delle sicurezza ne sono testimonianza i fatti di cronaca degli ultimi anni, a tal punto che piazza d’Armi fa da contraltare a piazza della Repubblica: un luogo della legalità perduta che si contrappone a un luogo della legalità sperata.Numerosi interventi ne hanno modificato i lineamenti, gli usi, le funzioni.Nel corso della “prima guerra” l’ampio spazio urbano già denominato piazza d’Armi viene destinato, proprio per contrapporlo all’ansia e alla distruzione che il conflitto provocava, ad un progetto in cui la costruzione dell’avvenire comune passava attraverso due elementi: l’edificazione privata di una parte preponderante di questo spazio e la realizzazione di un "pubblico giardino, con sedili e alberetti". Recentemente, per iniziativa delle Amministrazioni comunali del 2000-2002, sono stati eseguiti lavori per la pavimentazione dei marciapiedi esterni della piazza, con cordoli in pietra lavica e mattonelle per un importo complessivo di 135milioni di lire, in aggiunta a lavori relativi alla sistemazione dei vialetti interni, al rifacimento delle aiuole e alla messa in opera di quattro fontanelle in ghisa. Particolare rilievo ha assunto il contemporaneo restauro, per un importo complessivo di circa 40milioni di lire dell’antica fontana in pietra granitica di provenienza regionale con la eliminazione della vasca e ricostruzione del basamento originario in peperino grigio. A distanza di poco tempo, necessità di visibilità politica hanno spinto verso la promozione di un concorso di idee per la riqualificazione di piazza d’Armi unitamente a piazza Santa Maria, che correttamente alcuni partecipanti hanno definito come sistema urbano, perché nel suo insieme racchiude una serie di funzioni ormai storicizzate nell’immaginario collettivo (il giardino, l’autostazione, gli spazi di socializzazione). All’interno di soluzioni e di stimoli, grazie anche agli effetti cromatici di rendering accattivanti, si impongono le proposte che, pur partendo dalla necessità di migliorare l’integrazione con il contesto urbano preesistente, prospettano soluzioni planoaltimetriche alquanto invasive. Il dato grave è che le iniziative progettuali non tengono assolutamente conto di due elementi basilari. Il primo dei quali riguarda lo scollamento tra l’idea complessiva e le antiche preesistenze storiche. Il secondo riguarda l’approccio alla progettazione. Infatti, quando ci si trova – come nel caso di questo importante spazio urbano storico – a una situazione decisionale caratterizzata da un altro numero di persone interessate (dal punto di vista delle emozioni così come delle funzioni che una piazza deve esplicare), esistono due strade opposte: la via dell’esclusione e quella dell’inclusione. La strategia esclusiva mira a riservare l’accesso al minor numero possibile di persone e agli autoveicoli che non riescono a trovare un parcheggio. Così anche il commercio viene escluso, eliminato, ucciso o negato. Piazza d’Armi è come una sorta di trincea: da qui non si passa, né con le macchine né con le carrozzine dei disabili. Una guerra dichiarata dall’Amministrazione comunale alla vivibilità della città. È quello che dimostrano anche i percorsi tattili per non vedenti, che un’ardita progettazione ha sapientemente collocato con un inizio e una fine a ridosso dei muri delle case: sembra uno scherzo di pessimo gusto per chi ha subito disabilità ma che ha il diritto di vivere “normalmente” la città. Se si osserva con attenzione la segnaletica orizzontale per non vedenti, recentemente inserita nella pavimentazione della piazza, si possono facilmente notare quelle strisce rettilinee segnate con scanalature per i percorsi dei disabili visivi, che dovrebbero avere lo scopo di fargli vivere gli spazi pubblici in autonomia. Invece, dopo pochissimi metri il non vedente si può trovare a sbattere contro il muro, che probabilmente vuole essere per l’Amministrazione comunale il messaggio della qualità della vita negata e della “memoria della disabilità”. Le giustificazioni che addurrà sicuramente l’Amministrazione saranno quelle della Guida tecnica alla progettazione-Sistema Loges, per cui il disabile visivo può proseguire la marcia accostandosi ai muri delle case grazie anche ai cosiddetti “indizi acustici”. Ma questa non è forse un‘ulteriore dimostrazione che è una piazza disabile essa stessa, con numerose menomazioni che ne fanno uno spazio pubblico che esclude gli autoveicoli, il commercio e gli stessi pedoni? Da queste opere - conclude la nota - passa anche il dissesto comunale che l’Amministrazione comunale, cieca essa stessa, continua a non voler vedere, per poi sbattere però contro il muro degli elettori".
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