Lamezia Terme, 17 dicembre 2021 - "Con la nomina dell’ingegnere Stella ad assessore il sindaco Mascaro ha per l’ennesima volta fatto ricorso, dopo essere stato rieletto, a persone che avevano già collaborato con Speranza in ruoli anche di primo piano, o comunque a figure appartenenti alla sinistra, parte politica contro cui lo stesso Mascaro in tutti questi anni si è scagliato a volte con parole infamanti".
Giandomenico Crapis, ex consigliere comunale."Dal 2015 fino allo scioglimento - prosegue Crapis - altro non seppe fare, infatti, che lo scaricabarile fino alla noia. Se aggiungiamo che il tentativo del sindaco attuale di coinvolgere competenze di sinistra già in squadra con Speranza non si è limitato a tre o quattro assessori, ma si è esteso senza risultati anche ad alti dirigenti scelti sempre da Speranza durante il suo lungo mandato, allora qualcosa non torna: Mascaro attacca pesantemente chi l’ha preceduto ma poi per governare cerca affannosamente aiuto tra quelli che attaccava, e lo fa per offrirgli settori cruciali per la città come la pianificazione urbana, i servizi sociali, la cultura, ma anche il bilancio. Cos’è questa schizofrenia politica, a cosa è dovuta? Forse Mascaro si vuol dare un’improbabile veste civica e super partes, lui che alle ultime elezioni regionali ha smaccatamente appoggiato la destra e i suoi candidati? Forse c’è un problema di classe politica nel centrodestra che lo ha espresso, all’interno della quale non ha trovato chi fosse disposto, o in grado, di dargli una mano?
Forse magari è lo stesso problema che ha spesso portato la destra, pur maggioritaria in città, a perdere la partita del comune? Rispondere a questi interrogativi a questo punto ci interessa poco. La nomina di Francesco Stella, già stretto collaboratore di Speranza per il piano Api, rende la contraddizione ormai fragorosa: se non ci si vuole coprire di ipocrisia è evidente che oggi la narrazione adottata da Mascaro, con la demonizzazione di un decennio che pure a Lamezia ha portato sviluppo, lavori pubblici, legalità e cultura, implode definitivamente, smentita dai suoi stessi comportamenti. Finisce il tempo dei racconti, della campagna elettorale permanente: la terza città calabrese non ha bisogno della damnatio memoriae del suo passato ad uso propagandistico, ma di riconnettersi con la sua storia, ha bisogno di fatti concreti e di un confronto civile e senza retorica. La nuova giunta e il sindaco saranno capaci di questa nuova fase? Sinceramente ce lo auguriamo.
Anche perché Lamezia è ferma dal 2015, passata immobile attraverso i due anni e mezzo del primo Mascaro, la pessima gestione commissariale Alecci, un altro anno di Mascaro, infine i secondi commissari (un po' meglio dei precedenti). Da allora, e ben prima del Covid - conclude Crapis - progetti quasi zero, lavori solo quelli disegnati nel passato, fermo il Psc, ibernato il piano Api, ferma l’area di Rotoli come quella industriale, bloccata la macchina comunale incapace di licenziare anche solo un permesso di idoneità alloggiativa, scomparso il cinema anche solo quello d’estate, il Bastione di Malta bene comunale abbandonato, in crisi lo sport per i problemi a palestre e palazzetti, manutenzione di strade e verde in periferia un disastro, un aeroporto dove gli altri fanno i padroni, la sanità in ginocchio, l’immagine cittadina gravemente incrinata. Dopo sei anni inutili il catalogo è questo. C’è da rimboccarsi le maniche e lavorare".