Lamezia Terme, 9 maggio 2016 - Riceviamo e pubblichiamo. E’ offensiva per la città la vicenda del vicesindaco di Lamezia che da una parte vota in Giunta la costituzione di parte civile del Comune nel processo penale “Andromeda” contro una delle più agguerrite cosche lametine, con il suo presunto capo clan Iannazzo, e dall’altra assume la difesa di quest’ultimo. Non è tollerabile che la vicenda la si voglia fare concludere a “tarallucci e vino”,come se si fosse trattato di un incidente di percorso dell’attività ammnistrativa, accontentandosi della rinuncia all’incarico legale.
Il sindaco, i componenti la Giunta, i Consiglieri Comunali, come d’altronde le forze politiche - tranne Sinistra Italiana Sele 5 Stelle – e le tante Associazioni che disquisiscono continuamente di trasparenza, legalità e lotta alla ‘ndrangheta, non hanno detto una sola parolain merito. Ci sono due questioni che non possono essere sottaciuti ed eluse.
1 – Un professionista come l’avvocato Carnovale non può non rendersi contoche compiendo quelle scelte incorre nella violazionedella “deontologia professionale” che sta alla base della propria attività di legale.Come ha potuto non avere consapevolezza che quel suo comportamento è diventato un messaggio diseducativo, pericoloso e rischioso per l’immagine della massima Istituzione democratica della città della quale riveste un alto ruolo pubblico.
Viviamo in questo contesto nel quale ogni azione di chi detiene la rappresentanza e il potere decisionale, specie se controversa e poco chiara, può essere facilmente giudicata come tollerante nei confronti della delinquenza organizzata, rafforzando la diffusa convinzione e il senso comune che la “politica fa schifo” e che c’è collusione con la mafia. Ma questo attiene alla sfera privata e alla responsabilità e sensibilità dell’avv. Carnovale.
2 – C’è un aspetto politico-istituzionale che deve preoccupare.
Dicevo che il Sindaco ha osservato il silenzio prima e dopo la rinuncia all’incarico di difensore dell’imputato “eccellente” da parte del suo vice.
La nomina degli assessori, e ancor più del vicesindaco, si fonda su un rapporto fiduciario e sulla massima correttezza e trasparenza della rappresentanza nei confronti dei cittadini.
Il Comune non è una Istituzione privata, è di tutti e rimane tale chiunque lo governi “pro tempore”.Il comportamento del vicesindaco, nessuno può onestamente sostenere il contrario, ha incrinato il rapporto fiduciario e tradito il ruolo di rappresentante istituzionale. Non può essere che letta in questi termini tutta la vicenda. Proprio perché è così, non basta la rinuncia dell’incarico di difensore per ripristinare l’immagine e la sostanza più profondedi un organo ammnistrativo. I cittadini devono sempre essere messe nelle condizioni di non dubitare sulla compostezza, trasparenza e coerenza di chi amministra la cosa pubblica.
A chi rappresenta le Istituzioni democratiche, come si rinviene nella Costituzione, è richiesta qualcosa di più che ai comuni cittadini in termini di moralità, compostezza, coerenza, trasparenza di comportamenti. Altrimenti c’è la degenerazione, l’anarchia, la privatizzazione della funzioni.
Non si rientra in questi principi costituzionali se si determinano questi macroscopici “conflitti di interessi”.
Rifletta il sindaco. Il suo vice ha assunto la difesa di un imputato al quale vengono attribuiti reati gravissimi. Non si tratta di un “ladro di polli”, nel qual caso non ci sarebbe stata la costituzione di “parte civile”. Forse, ed ecco il mio dubbio, senza il comunicato di Sinistra Italiana – Sel, tutto sarebbe rimasto sotto silenzio. Ma le magagne e gli opportunismi prima o poi si scoprono. Ed è un bene per tutti.
Il sindaco deve considerare l’aspetto politico-istituzionale della vicenda, per la dignità e il prestigio del Comune fortemente feriti e che devono essere ripristinati. Non ci si può accontentare della rinuncia dell’incarico legale dell’avv. Carnovale, per rimanere vicesindaco. Semmai bisognava e bisogna pretendere l’esatto contrario.
Costantino Fittante