Lamezia Terme, 12 novembre 2013 - Riceviamo e pubblichiamo. In questi ultimi anni, si è assistito ad un ridimensionamento dei posti letto delle diverse discipline cui ha fatto riscontro l’assenza totale di un sistema organizzativo per garantire l’utilizzo pieno delle strutture sanitarie sul territorio in grado di assicurare la continuità dell’assistenza fuori ospedale.
La cosa più grave che al di là dei tagli, manca un qualsiasi quadro strategico di riferimento con cui confrontarsi o negoziare, è assente una reale programmazione e gestione delle risorse umane presenti e la definizione degli obiettivi a medio/lungo periodo. Proprio perché vi è un notevole divario tra la domanda di salute in continua evoluzione ed il vincolo della scarsità delle risorse, sarebbe necessario definire le priorità sanitarie e sociali di interventi e servizi, nonché di accesso agli stessi e la relativa allocazione delle risorse. Nulla di tutto questo si è visto. Se l’ospedale deve provvedere alla gestione dei soggetti affetti da una patologia ad insorgenza acuta, attualmente l’organizzazione è drammaticamente insufficiente rispetto all’esigenza di una copertura dei bisogni. Il ridimensionamento di reparti come Malattie infettive, Terapia neonatale, Oculistica, Otorino, il Centro trasfusionale e l’Ematologia, la stessa Unità coronarica, alcuni di questi un dì fiore all’occhiello della città, e la cronica assenza di copertura dei tanti posti di primario rimasti scoperti in questi anni hanno fortemente minato la complessiva credibilità dell’azienda. La vicenda dei primari mancanti, dopo che i medici che ricoprivano quegli incarichi sono stati ‘spinti’ alla pensione, oltre ad essere il segno del fallimento delle strategie della direzione aziendale che nulla è riuscita a ottenere in tre anni di annunci ( “li avremo giovani e bravi” aveva proclamato Mancuso), compromette in molti casi la possibilità di una guida scientifica autorevole in grado di fare crescere i reparti e i sanitari, lasciando questi ultimi in una situazione di precarietà che danneggia le possibilità di fornire il meglio dell’assistenza. Nemmeno si sono mai concretizzate, di fronte le rinnovate promesse recuperare sul nostro ospedale le risorse umane presenti nelle strutture ospedaliere chiuse e/o ridimensionate come l’ospedale di Chiaravalle o quello di Soveria Mannelli. Anche qui solo promesse, mentre balza sempre più evidente agli occhi dei cittadini la carenza di personale per l’assistenza in corsia e per far fronte alle richieste esterne. Forse sarebbe auspicabile istituire un gruppo di lavoro (tecnico- politico) incaricato a svolgere una indagine conoscitiva finalizzata a verificare la qualità dell’assistenza prestata , nonché l’effettiva garanzia dell’erogazione, secondo efficienza ed appropriatezza, dei livelli essenziali di assistenza e con il compito di formulare proposte di miglioramento.In questo senso alcune cose sono essenziali. Rendere efficienti le unità operative previste dalla delibera di Giunta regionale n. 18/10 e indicata dal tavolo Massicci. Potenziare la dotazione tecnologica. riorganizzare il presidio ospedaliero con l’accreditamento e l’umanizzazione delle strutture per il consolidamento di adeguati standard alberghieri. Creare un sistema di Emergenza/Urgenza che garantisca percorsi finalizzati alla razionalizzazione delle terapie in emergenza e riorganizzare la rete dell’assistenza carente anche per la mancanza di percorsi condivisi fra pronto soccorso e reparti. Nel territorio è necessario rafforzare l’assistenza domiciliare (del tutto insufficiente dopo i tagli al personale), rilanciare i progetti di screening, garantire l’assistenza residenziale attualmente svolta da strutture accreditate attraverso strutture gestite dall’Azienda sanitaria. Il caso Fondazione Campanella merita un’aggiunta. Nonostante la difficile situazione finanziaria e le difficoltà nelle quali naviga l’Asp di Catanzaro; il direttore generale Dr. Mancuso ha ritenuto di firmare un accordo che concorre a saldare debiti, circa dieci mln, contratti dalla Fondazione Campanella. Inoltre voci insistenti affermano che si vorrebbe creare una società in house cosicché la Asp, oltre a sobbarcarsi parte del debito, si graverebbe del costo di buona parte del personale. Per questo motivo l’Aspdi Crotone e l’ASP di Reggio Calabria si son tirate indietro, siamo curiosi di sapere che vorrà fare Mancuso. Ora è benesi sappia che le prestazioni erogabili dai soggetti accreditati vengono stabilite dalle Regioni. E’attribuito sempre alla Regione, unitamente alle Asl o Asp, il compito di definire accordi con le strutture pubbliche e concludere contratti con quelle private. Con tali accordi, di fatto, le Regioni decidono quante prestazioni sanitarie acquistare dai soggetti ritenuti idonei. Negli accordi, contestualmente, si stabiliscono i criteri per i programmi delle strutture indicando le attività che necessitano di potenziamento e quelle che, di contro, debbono essere depotenziate in base alle priorità che la regione ha individuato. Si potrà avere, pertanto, una situazione dove a fronte di un atto di accreditamento per un certo numero di posti letto, l’accordo contrattuale preveda l’acquisto di prestazioni sanitarie per un numero di posti letto inferiori a quelli accreditati, ma non il contrario. E il compito della retribuzione delle prestazioni eccedenti quanto concordato spetta alla Regione, a norma dell’articolo 8 del decreto legislativo n. 502/92.Alla luce di quanto sopra appare evidentemente del tutto incongruo il comportamento tenuto dall’Asp con l’erogazione di 10 milioni alla "Campanella".
SELCIRCOLO DI LAMEZIA
Commissione santà
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