Lamezia Terme, 25 maggio 2013 - Riceviamo e pubblichiamo. Secondo voci di popolo, l’ospedale cittadino fra non molto sarà privato di un altro dei tasselli più importanti che un nosocomio, in cui opera il reparto di ostetricia e ginecologia, giustamente, deve avere nel suo mosaico. Infatti, dopo la soppressione e il declassamento di vari reparti, per cui l’ospedale di Lamezia Terme sta assumendo le caratteristiche di un semplice pronto soccorso, sarà la volta della TIN (Terapia Intensiva Neonatale).
La Terapia Intensiva Neonatale è stata istituita nell’ospedale della Piana negli anni settanta del secolo scorso ed è stata la prima TIN istituita in un ospedale calabrese. Dotata di moderne attrezzature per la diagnosi e la cura del neonato critico (prematuro, di basso peso, con patologie respiratorie o chirurgica toraco-addominale, malformato, ecc.) ha salvato la vita di centinaia di neonati, non solo di Lamezia e di tutta la Calabria, finanche di altre regioni. Da ricordare un neonato proveniente da Cagliari con uno speciale volo militare. La soppressione della TIN significa sopprimere in seguito anche il reparto di ostetricia e ginecologia, in quanto i due reparti sono complementari. Come è possibile che, nonostante nell’ultimo decennio la nostra città avesse avuto due concittadini che hanno ricoperto la carica di assessore regionale alla Salute, in due amministrazioni regionali di diverso colore, e un altro concittadino che ricopre la carica di Presidente del Consiglio regionale, il nostro ospedale sta morendo? Possibile che dinanzi ad uno scempio di così grandi proporzioni si continui a rimanere indifferenti? Un tempo nel nostro ospedale, fiore all’occhiello fino a circa dieci anni orsono, si effettuavano interventi di non poca importanza: impianti di pacemaker, interventi di chirurgia maxillo-facciale, interventi chirurgici sui bambini e tant’altro. Oggi l’ospedale lametino è diventato una postazione di smistamento per gli ospedali di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. Probabilmente, si disconosce la storia del nostro ospedale e si ignorano i vari grandi professori che per anni sono stati punto di riferimento di tutta la Calabria e non solo: i vari Virgillo (il padre prima e il figlio successivamente), primari della chirurgia; Borrello, primario di chirurgia d’urgenza; Menniti, proveniente dalla scuola del prof. Scaglietti di Firenze e primario di Ortopedia; Giraldi, primario della medicina generale; Frasca, primario del reparto oculistico e tanti altri bravi professionisti, alcuni dei quali operano tutt’ora. Oggi, anche per un banale intervento su un bambino o un minorenne bisogna recarsi a Catanzaro alla chirurgia pediatrica, che costa ai cittadini calabresi milioni di euro per una convenzione stipulata con l’ospedale Bambin Gesù di Roma, convenzione giudicata da molti non indispensabile e dispendiosa. Bisogna andare a Catanzaro anche per un intervento di chirurgia maxillo-facciale, per un impianto di pacemaker, per la cura di un infarto e per tantissime altre prestazioni che un tempo benissimo venivano offerte nel nosocomio lametino. Questo è il risultato in cui versa attualmente l’ospedale lametino, e di questo devono rendere conto quei personaggi che hanno cavalcato la tigre della sanità lametina e del Trauma Center nelle varie competizioni elettorali, invece di adoperarsi per fare dell’ospedale “Giovanni Paolo II” un punto di riferimento regionale. Staremo a vedere se gli stessi personaggi sono capaci di non far sopprimere la Terapia Intensiva Neonatale, non solo per il rispetto dei lametini e dell’hinterland ma, anche e soprattutto, per quei grandi professionisti che hanno dato lustro al nostro ospedale, altrimenti, le future mamme lametine e dell’hinterland in futuro dovranno recarsi a Catanzaro per partorire.
Francescantonio Mercuri
Presidente Associazione Lamezia Libera
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