Roma, 28 ottobre 2019 - La Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere presieduta dal senatore Nicola Morra (M5S) si è riunita il 25 ottobre per l’audizione della delegazione Inag (Istituto nazionale amministratori giudiziari) formata dal presidente Giovanni Mottura, dal direttore generale Sandro Cavaliere e dal consigliere Giuseppe Sanfilippo.
L’attenzione è tutta per poche ma decisive modifiche al codice antimafia (considerato tra i più avanzati al mondo), sia per scongiurare i rischi di infedeltà degli amministratori giudiziari (pubblici ufficiali designati dalle sezioni misure di prevenzione dei tribunali) e coadiutori dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), sia per costruire una solida barriera ai tentativi di infiltrazioni criminali che proseguono – con modalità sempre più sofisticate – anche nella delicata fase di gestione legalitaria dei beni sottratti a tutte le mafie che hanno un altissimo valore, ormai non solo simbolico ma anche intrinseco (circa 9.000 procedimenti iscritti al 31 dicembre 2017, a cui corrispondono 177.906 beni, di cui oltre 15.000 inseriti solo nel corso dell’ultimo anno – fonte Ministero della Giustizia; n. 2.892 aziende attualmente gestite dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) – fonte: audizione Commissione antimafia del direttore Anbsc, 10 luglio 2019). Ma i dati sono in evoluzione esponenziale come dimostra la Guardia di finanza che solo nel 2018 ha chiesto sequestri per un patrimonio che vale 5 miliardi, pari allo 0,2 del Pil stimato per il prossimo anno.Numeri da capogiro che a parere dell'Inag evocano per l’Anbsc il ruolo di «nuova Iri» e impongono l’adozione di innovazione tecnologica e normativa, modifiche procedurali a tutela del capitale umano, implementazione della Banca dati nazionale unica, uniformità di trattamento dei professionisti impegnati a fianco dello Stato: i temi sono diversi e tutti strategici per combattere al meglio questa battaglia per il futuro del Paese, per «legalizzare» le imprese di origine criminale, salvaguardandone al contempo sia il posizionamento di mercato, sia i livelli occupazionali.Nel guardare avanti in questo scenario, quale associazione professionale del settore «amministrazione giudiziaria» (e professioni correlate), Inag ha promosso il case study «Antimafia in digitale», deliberato recentemente dal consiglio direttivo Anbsc nel contesto di un partenariato pubblico privato «gratuito» per il potenziamento sia del «Modello di organizzazione, gestione e controllo» (Mogc) previsto dal decreto legislativo 231/2001, sia del «Codice etico» previsto dalle correlate linee guida Confindustria a beneficio delle imprese sequestrate e confiscate,«Il case study Anbsc su una azienda definitivamente confiscata alla mafia siciliana – ha precisato Giovanni Mottura, presidente Inag – prevede che questi documenti includano la richiesta e l’ottenimento dalle controparti nei rapporti obbligatori del "rating reputazionale digitalizzato, documentato e tracciabile", che prende in considerazione gli ambiti penale, fiscale, civile, lavoro e impegno sociale, studi e formazione (per le persone fisiche), elaborato grazie all'Intelligenza Artificiale (AI) e pubblicato dal periodico online Crop news (Cronache reputazionali oggettive personalizzate) edito da Crop news onlus in collaborazione con Apart (Associazione professionale auditor reputazione tracciabile), vigilata dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi della legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini o collegi), funzionale al «riconoscimento di affidabilità» attribuito alle stesse imprese sequestrate e confiscate da Federazione consumatori e utenti (costituita tra le associazioni Codacons, Codici, Konsumer Italia e aperta ad ulteriori adesioni)». Sandro Cavaliere, direttore Inag, ha aggiunto: «Il “rating reputazionale digitalizzato, documentato e tracciabile” si caratterizza per essere elaborato secondo riconosciuti indicatori e modelli di trasparenza, anche in ambito internazionale, ispirato al principio di “legalità conveniente”, secondo cui benefici determinabili sono riservati a tutti i soggetti che a vario titolo contribuiscono volontariamente a verificare onestà, abilità, competenze e meriti per aumentare la trasparenza e determinare l’incremento della correlata fiduciarietà nelle relazioni economiche, costruito su informazioni documentate, sottoposte a “controllo pubblico diffuso”, aggiornate nel termine massimo di sessanta giorni da ogni intervenuta variazione documentale, verificate da professionisti specializzati nel controllo reputazionale (Ram – Reputation audit manager, titolari di attestato di qualità e qualificazione professionale dei servizi ai sensi della richiamata legge 4/2013)».Il Case Study promosso da Inag con Anbsc vuole sperimentare la sicurezza come un bene che nasce dalla «collaborazione tra virtuosi», ossia dall’alleanza di soggetti che, anche se operano in campi distinti, hanno missioni e statuti diversi, poteri diseguali, collaborano alla edificazione dello stesso tipo di risultato, ciascuno con il proprio apporto. Insomma, l’obiettivo consiste nel fornire uno strumento pratico di ausilio ad una concezione di «sicurezza non proprietaria», nel senso che non è attribuita alla esclusiva competenza di un soggetto (in genere allo Stato e alle agenzie di sicurezza dello Stato, in quanto monopolista della forza autorizzato a farne uso legale) ma è la risultante di contributi che provengono da attori e soggetti dei sistemi pubblico e privato.
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