Cetraro, 8 gennaio 2018 - Persone non identificate hanno messo in atto un'intimidazione ai danni di don Ennio Stamile, coordinatore per la Calabria di Libera. Mentre il sacerdote cenava in un ristorante di Cetraro, un centro dell'alto Tirreno cosentino, qualcuno ha legato allo specchietto retrovisore esterno della sua automobile un sacco del tipo usato per la spazzatura contenente la carcassa di un capretto.
A cena con don Ennio, insieme ad alcuni scout, c'era il sindaco di Cetraro, Angelo Aita. Sono stati subito avvertiti i carabinieri, che sono giunti sul posto ed hanno sequestrato la carcassa del capretto. Don Ennio Stamile, ai militari, secondo quanto si é appreso, ha detto di non sapersi spiegare i motivi dell'intimidazione. Le indagini avviate dai militari, riguarda il movente dell'intimidazione, non escludono alcuna ipotesi.
Le reazioni
Costantino Fittante: intensificare l'impegno per la legalità
“Apprendo del vile atto compiuto ai tuoi danni. Ti sono vicino”. Così, Costantino Fittante, presidente del Centro "Riforme-Democrazia-Diritti" di Lamezia in merito all’atto intimidatorio a don Ennio Stamile. “Ogni giorno, di fronte ad atti come questo, siamo chiamati ad intensificare l'impegno per la legalità contro ogni forma di condizionamento mafioso, sopraffazione, violenza, corruzione. Sarai come sempre presente e attivo, giuda dei tanti che vogliono impegnarsi nella lotta di liberazione dalle mafie”.
Cgil Calabria: atto mafioso contro noi tutti
“L’atto mafioso compiuto verso don Ennio Stamile, coordinatore di Libera Calabria è un atto da intendersi contro tutta la comunità che cerca ogni giorno di battersi contro la ‘ndrangheta, per l’affermazione della legalità e della crescita sociale e civile”. Ad affermarlo è la CGIL Calabria che si dichiara “vicina a Don Ennio Stamile e a Libera Calabria”.
“Conosciamo da anni Don Ennio, è un punto di riferimento per noi e di tante libere associazioni, di cittadini, di forze sociali, politiche, ed è per questo che da anni conduciamo insieme battaglie comuni su legalità, sviluppo e lavoro, tra le ultime la partecipazione alla manifestazione unitaria Cgil Uil Calabria del 16 novembre e quella recente sul codice antimafia. L’atto intimidatorio non fermerà Don Ennio nelle tante battaglie comuni che continueremo a fare insieme per il riscatto sociale della nostra terra. L’atto intimidatorio non va sottovalutato. Riteniamo sia indispensabile una reazione ed iniziativa della società civile e della politica contro tale atto. Occorre attivare tutte le forme cautelative, pertanto chiediamo alla Prefettura di compiere gli atti necessari per la sicurezza di Don Ennio e di Libera Calabria”.
Caritas Calabria: intimidire è un fatto vile e ignobile
"Tutte le Caritas Diocesane Calabria esprimono solidarietà a Don Ennio Stamile, amico e parroco impegnato nel contrasto alla mafia, cosi Padre Valerio Di Trapani Delegato Regionale Caritas Calabria si è espresso appena appresa la notizia: “Intimidire chi fa un lavoro prezioso, silenzioso e importante, intimidire chi si impegna, intimidire chi con la sua opera di evangelizzazione quotidianamente contrasta l’agire mafioso, è un atto vile e ignobile, che smuove le nostre coscienze e ci sprona a proseguire con tenacia il nostro cammino”. Il convegno regionale Caritas, dove anche don Ennio è stato relatore, si intitolava “Non a parole ma con i Fatti”, è questo quello che anche noi quotidianamente proviamo a fare in tutte le Diocesi, è questo l’unico modo per fermare la mentalità mafiosa, per stare vicino e dar forza a chi si impegna cosi tanto. Un impegno che la Caritas sta portando avanti è il progetto “Costruire Speranza”, un’esperienza che punta alla scoperta del territorio, l’utilizzo di buone prassi, al riuso di beni sequestrati alla criminalità trasformandoli in luoghi vivi ed accoglienti, utilizzo di Opere Segno come impegno tangibile di unione e contrasto all’agire mafioso".
La vicinanza e la solidarietà di Avviso Pubblico
“Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e la nostra solidarietà a don Ennio Stamile,
che già in passato ha ricevuto minacce per la sua attività di parroco, – ha dichiarato Maria Antonietta Sacco, Vicepresidente di Avviso Pubblico e
Coordinatrice regionale per la Calabria – nella certezza che continuerà ad essere un punto di riferimento per chi diffonde la cultura della legalità sul nostro territorio e non solo. In ogni occasione di incontro, con don Ennio, abbiamo riflettuto sulle problematiche che assillano la nostra regione ed abbiamo immaginato un percorso comune per cercare di risolverle, pertanto oggi più che mai abbiamo necessità di intensificare i rapporti di collaborazione e di confronto con tutti i calabresi che vogliono adoperarsi nella realizzazione di un cambiamento sostanziale della nostra terra. Il compito di associazioni come Avviso Pubblico è anche quello di rilanciare il proprio impegno nel contrastare l’arroganza della cultura mafiosa, fungendo da scorta civica a tutti coloro i quali si impegnano quotidianamente in un territorio difficile come il nostro. I fatti di Cetraro, come l’omicidio della signora Anna Rosa Tarantino a Bitonto, rappresentano l’ennesima conferma che non possiamo permetterci di abbassare la guardia nei territori d’origine delle mafie, in cui esse continuano a spargere il loro letale veleno. Come ha sottolineato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ‘resistere vuol dire assumerci la nostra quota di responsabilità”. L’intimidazione a don Ennio Stamile, rivoltagli mentre era a cena con il Sindaco di Cetraro Angelo Aita, è solo l’ultimo atto di minaccia consumato in ordine di tempo nel cosentino, la terza provincia più colpita dal fenomeno degli “Amministratori sotto tiro”, come censito dall’ultimo Rapporto di Avviso Pubblico.
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