Lamezia Terme, 19 maggio 2016 - Con deliberazione n. 126 nella seduta del 15 aprile 2016 la Giunta Regionale ha approvato la proposta di legge contenente disposizioni per l’organizzazione del servizio idrico integrato. Malgrado i proclami pubblici che hanno accompagnato - prima e dopo - la proposta, il disegno politico alla base della delibera n°126/2016 non cancella i dubbi ed i timori che il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica ha sollevato ed esternato sin dalla prima proposta regionale avanzata dalla precedente Giunta e sul cui solco quella attuale sembra muoversi in piena continuità. Nel disegno normativo attuale come in quello precedente, le parole d’ordine sono rimaste inalterate: “interesse pubblico” o “società interamente pubblica” (fermo restando quanto stabilito però nel TU ambientale), che ostentano un finto riconoscimento del dettato referendario del 2011.
Come Coordinamento Regionale non ci stancheremo mai di evidenziare che una società per azioni, se pur interamente pubblica, rimane pur sempre una società afferente alla sfera del diritto privato; una S.p.A. è una società il cui operato aziendale viene determinato dall’alto di un Consiglio di Amministrazione che ha, per sua intima natura, il solo onere di operare nel mercato finanziario e perseguire il massimo profitto che, ironia della sorte, è generato dai clienti ossia da tutti i cittadini calabresi.
Come Coordinamento abbiamo sempre ribadito la necessità di una gestione partecipata da realizzarsi attraverso l’istituzione di un’azienda speciale di diritto pubblico, un ente strumentale della Regione che, non avendo come scopo ultimo il profitto ma il pareggio di bilancio, permetterebbe un maggiore controllo da parte degli organismi democratici.
Ancora nella legge approvata in Giunta non appare chiaro come venga garantito il necessario controllo a tutela degli utenti (e dei lavoratori aggiungiamo noi) e i compiti del “Comitato consultivo degli utenti e dei portatori di interesse” appaiono veramente insufficiente proprio perché mero organo consultivo senza quindi reali poteri di controllo e di programmazione. Riteniamo infatti che sia fondamentale la partecipazione popolare diretta e dal basso, come momento amministrativo, politico e sociale di controllo e di indirizzo delle scelte aziendali e non quindi solo intesa come un banale passaggio consultivo che accontenti i “portatori di interessi”. E’ sotto gli occhi di tutti infatti, anche degli esponenti dell’attuale classe politica regionale, quelli che sono stati e continuano ad essere i danni nefasti della scellerata gestione Sorical il cui socio privato, la Veolia, ha diretto l’azione aziendale verso un modello di mercato i cui frutti milionari illeciti hanno preso il largo verso altri lidi più sicuri.
Ancora una volta saranno i cittadini Calabresi e le amministrazioni comunali a dover pagare i danni di una politica miope e lontana anni luce dalle reali esigenze dei calabresi perché ciò che ci sta prospettando la Giunta Oliverio non si discosta di molto, a nostro avviso, dalla scorsa stagione gestionale Sorical caratterizzata da tariffe illegittime, continue vicende giudiziari, scarsi investimenti e debiti milionarie.
La nostra legge regionale di iniziativa popolare invece ha come ossatura legislativa il paradigma della partecipazione dei cittadini e dei lavoratori del servizio idrico, intesa come reale potere nella pianificazione, programmazione, gestione e controllo della nuova azienda. La nostra proposta infine riorganizza gli ambiti in base ai bacini idrografici ed alle infrastrutture esistenti, (nella nuova ritroviamo l’assurdità dell’ATO UNICO o dei grandi Ato territoriali), ed istituisce il quantitativo minimo vitale da garantire a ogni cittadino individuato in 50 litri a persona, principio suggellato nel Contratto mondiale sull’Acqua e confermato dal Parlamento europeo con la sua risoluzione dell’8 settembre 2015 in cui ha ribadito che l’acqua è un diritto inalienabile. Neanche di questo elementare principio vi è traccia nella proposta della Regione.
Anche questa, quindi, ci sembra una ulteriore occasione mancata per dare un seguito concreto alla volontà popolare che, cinque anni fa, si oppose ai disegni privatistici su acqua e servizi pubblici. L’attuale Giunta infatti, come quella passata, continua ad ignorare la nostra legge di iniziativa popolare depositata nel luglio del 2013 e supportata da 11mila firme, nonostante - ci piace ricordarlo - il Presidente Oliverio risulti tra i firmatari dell’iniziativa popolare. Oggi più che mai, si scrive acqua, si legge democrazia!
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