Lo studio dimostra che l'attività cerebrale finalizzata alla pianificazione delle azioni è centrale nel determinare il senso di responsabilità: questo rafforzerebbe la cosiddetta "ipotesi costruttiva", secondo la quale confronteremmo le nostre previsioni con il risultato delle azioni per riconoscerle come di nostra responsabilità.I ricercatori lo hanno scoperto usando la risonanza magnetica cerebrale per monitorare l'attività cerebrale di 25 volontari a cui era stato chiesto di accendere una lampadina premendo un pulsante dopo aver ricevuto un segnale visivo (condizione attiva) oppure lasciando che fosse lo sperimentatore a premere il loro dito sullo stesso pulsante (condizione passiva).
Dopo l'esperimento, i partecipanti dovevano giudicare l'intervallo di tempo percepito tra l'azione (attiva o passiva) e la sua conseguenza: come previsto dai modelli teorici, i soggetti che si sentivano responsabili dell'azione e delle sue conseguenze hanno giudicato l'intervallo temporale più breve rispetto a quello percepito in una condizione passiva. Questa esperienza può essere alterata andando a stimolare il cervello dall'esterno in maniera non invasiva.Grazie alla tecnica di stimolazione magnetica transcranica, i ricercatori sono riusciti a interferire con il funzionamento delle regioni frontali inducendo le persone a sentirsi responsabili anche di conseguenze normalmente non attribuibili alle loro azioni. (Ansa)




