Lamezia Terme, 6 febbraio 2018 - La relazione della Dia, Direzione unvestigativa antimafia, per ciò che riguarda la 'ndrangheta calabrese, dedica un'ampia disamina a quelle che sono considerate le cosche dominanti in città e nel Lametineo. Il territorio di Lamezia Terme - è scritto - può essere convenzionalmente ripartito in tre aree, rispettivamente presidiate dai clan Iannazzo, Torcasio-Cerra-Gualtieri e Giampà, cui si affiancano compagini di minor rilievo.
Dall’analisi delle investigazioni concluse nel semestre, si evince come “nell’area in questione si stia registrando un processo di avvicinamento di nuove reclute, a dimostrazione della volontà delle cosche del luogo - gravemente colpite dalle indagini di polizia giudiziaria - di mantenere alta la pressione sul territorio attraverso danneggiamenti e atti intimidatori a commercianti ed imprenditori. Emblematica, in proposito, l’operazione non a caso denominata “Nuove Leve”, condotta dalla Polizia di Stato nel mese di febbraio nei confronti di 11 persone, ritenute proprio le nuove leve della menzionata cosca Giampà. I membri del gruppo, sono stati ritenuti responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso e di numerose attività estorsive, ai danni di esercizi commerciali ed imprenditori, nonché di atti intimidatori.
Altro riscontro in ordine al tentativo di consolidamento criminoso della cosca Giampà deriva dalle risultanze dell’operazione “Filo Rosso”, conclusa sempre dalla Polizia di Stato il successivo mese di giugno, con il fermo di 9 esponenti del clan. Anche in questo caso, oltre all’associazione per delinquere di stampo mafioso, sono stati contestati plurimi episodi estorsivi. La ‘ndrangheta lametina - si legge altresì nella relazione della Dia - risulta attivamente legata con la famiglia Mancuso di Limbadi. Nel caso del gruppo "Torcasio-Cerra-Gualtieri", risultano, invece, consolidati i rapporti con le ‘ndrine di San Luca e con soggetti di origine albanese, finalizzati all’approvvigionamento di stupefacenti. Anche per ciò che concerne la predetta cosca "Torcasio-Cerra-Gualtieri", si registra un tentativo di affiliazione di nuove leve, finalizzato a mantenere sempre saldo il controllo del territorio.
Tuttavia, l’attenzione istituzionale su questi nuovi adepti ha consentito, già dai primissimi atti intimidatori a loro riconducibili, di scardinarne le fila grazie all’operazione di polizia convenzionalmente denominata “Crisalide”. L’indagine, conclusa nel mese di maggio dall’Arma dei carabinieri, ha portato all’arresto di 52 persone, accusate di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, danneggiamento aggravato e rapina”.