Lamezia Terme, 28 settembre 2017 - Finalmente una sentenza che rende giustizia ai cittadini "vessati" troppo spesso da tibuti locali esosi e ingiusti. In molti casi veri e propri abusi, senza alcun diritto per ciò che concerne la fuizione dei servizi stessi.
Grazie ad una sentenza della Cassazione, infatti, si potrà per esempio chiedere il rimborso di alcuni tributi. In particolare i giudici della Suprema corte hanno stabilito che se c'è un'emergenza rifiuti che si protrae per giorni e settimane, al cittadino dovrà essere stralciato il 40% sul canone della Tarsu. Identico trattamento dovrà esserci per la bolletta dell'acqua che, soprattutto in Calabria e a Lamezia Terme, viene a mancare senza preavviso. Si paga sì il consumo, ma anche il servizio deve essere tale per i cittadini e, se non è efficiente, i cittadini hanno il diritto a non corrispondere quanto richiesto. Un aspetto questo più volte sottolineato dal nostro giornale. E' ovvio che sulla base di questa sentenza, anche il Comune di Lamezia Terme - in caso di emergenza rifiuti - dovrà adeguarsi e rispettare la decisione della Corte di cassazione. Inviando ai cittadini, nel periodo di eventuale mancata raccolta rifiuti, bollette ridotte del 40%.
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Il caso che fa giurisprudenza è il ricorso di un albergo di Napoli
Cassazione: se l'emergenza rifiuti è grave sconto sulla Tarsu del 40%
Tutto inizia dal ricorso di una società alberghiera contro un verdetto della Commissione tribuatria della Campania che aveva ritenuto legittimo un avviso di pagamento per la Tarsu del 2008 proprio durante l'mergenza rifiuti.
E così la Cassazione ha deciso di ribaltare il verdetto con un'ordinanza.
Le motivazioni della Cassazione sono precise e ben chiare: "La riduzione della tariffa - in misura non superiore al 40%, come prevede la legge - spetta per il solo fatto che il servizio di raccolta, debitamente istituito e attivato, non venga poi concretamente svolto, ovvero venga svolto in grave difformità rispetto alle modalità regolamentari relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta; così da far venire meno le condizioni di ordinaria e agevole fruizione del servizio da parte dell’utente". La Cassazione precisa "che lo sconto serve per ripristinare, in costanza di una situazione patologica di grave disfunzione per difformità della disciplina regolamentare, un tendenziale equilibrio impositivo, entro la percentuale massima discrezionalmente individuata dal legislatore, tra l’ammontare della tassa comunque pretendibile ed i costi generali del servizio nell’area municipale, ancorchè significativamente alterato".