Lamezia Terme, 8 luglio 2017 - A Lamezia Terme per quanto riguarda la lotta all'illegalità ambientale nella zona residenziale tra ospedale, Comune e commissariato di Polizia, lo Stato ne esce sconfitto.
Anche oggi, con temperature elevate, il cielo azzurro sopra la città è stato offuscato, "squarciato", dall'ennesima nube nera dei fumi tossici provenienti dal campo Rom di contrada Scordovillo. Un'altra mattinata da "incornciare" e dove le istituzioni tutte, di fatto, si arrendono al cospetto dell'inquinamento ambientale prodotto dai falò di pneumatici e altro materiale. Cittadini indifesi e costretti a "tapparsi" in casa per non respirare diossina che fuoriesce dall'inceneritore Scordovillo, come scrivevamo già 20 anni fa. Siamo davvero giunti al limite dell'inciviltà, intrisa di arroganza e impunità. Ci sono indagini per capire chi, eventualmente, fornisce il materiale da smaltire? Chi si serve del campo Rom per violare la legge? Chi copre eventuali traffici illeciti? Cosa c'è dietro l'inceneritore Scordovillo? Chi fa finta di non vedere? Chi controlla? A Lamezia ormai regna il libero arbitrio e nello specifico, evidentemente, politica, magistratura e forze dell'ordine non riescono ad alzare un muro e questo nonostante una veccchia ordinanza di sgombero del campo Rom datata marzo 2011. Il sindaco nella seduta odierna del Consiglio comunale ha detto chiaramente che "il Comune da solo non può risolvere il problema Rom". Ma lo Stato è anche il Comune, è anche la procura della Repubblica che nell'emettere un'ordinanza di sgombero con l'allora procuratore Vitello aveva fatto il suo dovere. Tuttavia, i sindaci che si sono succeduti (e anche quelli di tutte le passate consiliature) non hanno dato seguito a quella determinazione perché incapaci. Ergo, l'impressione è che quando si dice "lo Stato" si cerca di scaricare su altri responsabilità che sono proprie. Ogni Comune (laddove sono presentri i campi Roma) ha il dovere di provvedere. Roma è lontana e i Governi non hanno il polso delle situazioni locali.