Lamezia Terme, 7 maggio 2016 - L'ultima presa di posizione del Consiglio comunale di Catanzaro che ha votato all'unanimità contro la decisione del ministero della Giustizia di spostare il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria a Lamezia nell'ex carcere cittadino, impone una seria riflessione sul rapporto con la città dei Tre Colli. Intanto, è da stigmatizzare giacché la decisione è stata già presa e con grande risparmio per le casse dello Stato.
Ciò dimostra in prima battuta che al consesso catanzarese importa poco l'aspetto che riguarda il risparmio. Dimostra anche il poco rispetto per la decisione ministeriale. Inoltre, a nulla è servito il Consiglo comunale congiunto svoltosi nella passata consiliatura e i buoni (a questo punto diremo falsi) propositi enucleati in merito al rappoorto tra le due città. Se Lamezia porge la sua disponiblità al dialogo, Catanzaro continua come sempre a non aprirsi con la città della Piana e a non concedere nulla. Nella specifica situazione, il Civico consesso catanzarese ha parlato di scippo. Ovvero, siamo al ridicolo. La città per antonomasia che ha subito scippi in Calabria, è storicamente proprio Lamezia: dall'Università, al carcere, passando per l'Asl, per la scuola di polizia, per la stessa mancata istituzione di una Provincia e via discorrendo. L'elenco potrebbe continuare. L'invito è al sindaco di Lamezia ad alzare la voce e farsi rispettare, senza diplomazia e senza falsi buonismi. Purtroppo con la classe politica catanzarese non servono. Lamezia, tenuto conto delle riforme, può viaggiare da sola, con tutto il comprensorio fino ad Amantea, ed autodeterminarsi in considerazione dell'istituzione dell'Area Vasta e dell'abolizione delle Province. Fermo restando che bisogna dialogare con tutti, le possibilità per trovare un po' di autonomia ci sono. Sta alla politica lametina coglierle ed uscire da vecchi retaggi. (A.C)