Lamezia Terme, 23 novembre 2015 - "Come cittadino e come dirigente del Pd lametino avverto con disagio il diffuso malcontento, che talora si trasforma in rassegnazione, per lo stato di degrado dell'assistenza sanitaria in Calabria e che nel nostro comprensorio è ancora più eclatante. Una situazione questa che ha nell'inarrestabile depauperamento delle risorse del nostro ospedale la sua parte più visibile".
E' quanto dichiara, Gennarino Masi esponente cittadino e componente dell'assemblea regionale del Partito democratico. "E' diffusa la convinzione -aggiunge - che a questo stato abbiano contribuito tutte le forze politiche che negli anni hanno governato la regione. Viceversa una analisi più seria permetterebbe di distinguere i diversi livelli di responsabilità. D'altra parte ho la diretta e personale conoscenza del fatto che l'attuale giunta regionale a cominciare dal governatore e gran parte dei dirigenti del PD intendono superare la mera critica, quando anche legittima, e perfino l'autocritica, per rivolgere le energie esistenti al miglioramento della situazione assistenziale. Ciò è stato evidente anche durante i due giorni di intenso dibattito (la c.d. Leopolda della sanità) a livello regionale. Con eguali obiettivi si è mosso il Pd di Lamezia Terme avviando una serie di affollati incontri con esperti e assemblee cui hanno partecipato i massimi dirigenti del partito, la sen. Doris Lo Moro, il consigliere regionale Antonio Scalzo, i consiglieri comunali Pino Zaffina e Mariolina Tropea, amministratori e sindaci del comprensorio lametino e sulle cui complessive risultanze abbiamo informato i cittadini attraversi vari comunicati stampa ai quali rinviamo per una dettagliata conoscenza. Contemporaneamente abbiamo mantenuto un proficuo collegamento con i 'vertici' della regione e dell'azienda sanitaria.
Con la nota odierna intendo fornire un ulteriore contributo indicando alcuni punti assodati o emergenti per un democratico dibattito all'interno e all'esterno del partito.
1.Come è stato recentemente documentato dallo stesso ministero, in Calabria (riferimento 2013) non sono garantiti i livelli essenziali di assistenza (LEA) per:
emergenza, vaccinazioni, MPR (Morbillo, parotite, rosolia), screening, prevenzione veterinaria, prevenzione alimentare, assistenza distrettuale per la salute mentale e assistenza semiresidenziale per i disabili.Complessivamente la Calabria è penultima tra le regioni con una valutazione '136' rispetto a '214' della Toscana. Ma è stato lo stesso commissario di governo a confermare che tuttora in diverse realtà non sono garantiti i LEA.
2.Ritengo che il commissario di Governo Scura oltre a non ridurre il disavanzo, di fatto sta ulteriormente penalizzando molti servizi essenziali come macroscopicamente è evidente nell'ospedale di Lamezia, senza peraltro proporre in esso servizi alternativi come ad esempio per il post-acuzie o la riabilitazione e neppure garantendoci efficaci prestazioni per le emergenze. E' prevedibile che ciò si tradurrà in una persistenza della mobilità sanitaria con il conseguente mantenimento delle passività ma evidenziabili solo in futuro.
3.In ogni caso non è possibile contemperare una drastica restrizione del disavanzo con il raggiungimento dei Lea, è ciò potrebbe tradursi anche in risvolti penali per mancata o inidonea assistenza. Per evitare ciò il rientro dal passivo andrebbe diluito nel tempo, come avviene per lo stesso debito dello stato.
4.Ci è stato confermato che alla luce di quanto sopra, domande sono state poste al governo sulla efficacia di un siffatto commissariamento che oltretutto riduce al minimo la legittime scelte di governo della regione e delle aziende sanitarie.
Questa titolarità dovrebbe essere restituita alla politica fermo restando il controllo commissariale sui bilanci delle singole aziende con particolare attenzione a quella che appare la spesa finora meno controllata (privato, farmaceutica, forniture), mentre andrebbero garantite le dotazioni organiche secondo gli standard nazionali.
5.E' stata avviata una discussione con relativa valutazione dei costi-benefici sulla opportunità di trasformare l'attuale organizzazione delle aziende con la istituzione di 3 aziende sanitarie di “aria vasta” con funzioni esclusivamente “territoriali” e 3 aziende ospedaliere (Calabria settentrionale, centrale e meridionale). In tal senso l'ospedale di Lamezia scorporato dalla Azienda sanitaria provinciale (anche per il superamento delle province) verrebbe a far parte di una unica realtà ospedaliera, ma con funzioni che seppure diversificate potrebbero tradursi in un incremento delle prestazioni e degli operatori. L'ospedale sarebbe avvantaggiato per la sua centralità geografica e per l'ampia fruibilità di spazi e ciò eviterebbe il ricorso, come ora avviene in Catanzaro, a costosi affitti
6.In ogni caso, in attesa di quelle che saranno le scelte nazionali e regionali future il Pd è impegnato a mantenere la vigilanza sulla realtà assistenziale Lametina pretendendo che siano mantenuti e potenziati i servizi attuali ad incominciare dalla nomina dei primari e dalla copertura degli organici. Inoltre, particolare attenzione viene rivolta al sistema delle emergenze, il cui deciso potenziamento potrebbe essere di fondamento per una eventuale rete per le politraumatologie con Lamezia come un centro di riferimento, rivolto anche ai paesi del Mediterraneo, anche grazie alla apertura del Centro Inail. Per concludere - osserva infine Masi - mentre riconosco che altri gruppi e associazioni politiche sono sensibili alla problematica penso che ciò dovrebbe spingere i lametini verso la ricerca di una sostanziale unità d'intenti per obiettivi concretamente realizzabili ed evitando formulazioni meramente parolaie o campanilistiche finalizzate ad un effimero consenso".