Lamezia Terme, 25 novembre 2011 - Riceviamo e pubblichiamo. La città non è al sicuro. La politica è un’officina di bugie dettate per coprire le sue mancanze. La società non gode di uno spettacolo che possa dare soddisfazione né gioia. Ci sono accapigliamenti quotidiani anche da persone che non ti aspetti che si acciuffano con reciproca arroganza e colpi bassi. Ci sono tecnici e collaboratori nervosi perché hanno interessi da tutelare stando zitti e facendo in fretta. Ci sono cittadini inascoltati e senza voce. E ci siamo anche noi, consiglieri che vorrebbero rappresentare la città al di fuori della schermaglia, e sono affranti. Ci riconosciamo dentro e fuori i luoghi comuni guardandoci negli occhi. Qualcosa di poco propizio, nostro malgrado, sta attraversando l’amministrazione. Qualcosa che sta togliendo il respiro alla politica e rischia di imbavagliare la città ancora una volta. Osservo le difficoltà del sindaco e senza una ragione valida provo verso di lui un dispiacere. Non ha compreso che ci sono persone che fanno politica sana e lui da sindaco avrebbe il dovere di ascoltarli. Ci sono persone a destra e a sinistra impegnate davvero per la città e lui non vuole comprenderlo. Politicamente sono indicative le dimissioni dalla Giunta di un assessore tridimensionale come Tano Grasso. Da giornalista davanti alla matassa intricata ho sempre usato la logica e le dimissioni di Tano, per il modo in cui sono state mostrate, sono il filo di un colpo di scena deciso da chi anticipa quello che sta per diventare un destino obbligato. Forse ricevendo segnali negativi ha costruito per sé e il suo gruppo la via d’uscita da un inglorioso epilogo. In Italia possono restare senza benzina e senza tutela le macchine dei magistrati e delle forze dell’ordine, ma chi gestisce da vent’anni il Fondo per le vittime del racket non può restare senza scorta. Non sono interessata all’esistenza di Tano Grasso che sembra cavarsela da campione. Ho la fortuna di avere ricevuto dalla mia famiglia insegnamenti essenziali per capire che quello che conta nella vita è amare e guardare avanti. E in politica, da consigliere comunale, ho avuto la medesima lezione: quello che condanna Lamezia e rischia di travolgere il suo futuro è l’odio, il fatto di essere votata su un progetto politico senza amore, con orizzonti mascherati, aggrovigliato da veleni e vendette, senza verità. Un vero inferno in cui la frattura più pericolosa è quella che separa la consapevolezza dei cittadini dalla possibilità di scegliere; è quello che confonde il bene dal male disunendo il dire dal fare; è quello che sovverte il ruolo delle istituzioni, scoraggiando la partecipazione civile e aumentando la distanza della società dalla politica.Teresa Benincasa
consigliere comunale
Lamezia Terme