Soveria Mannelli, 10 gennaio 2013 - "Il Direttore generale dell’Asp di Catanzaro, Gerardo Mancuso, non ha perso un attimo per rispondere ad alcune osservazioni da noi mosse su alcune decisioni relative alla dislocazione nella provincia della riabilitazione, che se, come da nostra ricostruzione, sarebbero meramente politiche e non certo aziendali". Così, Antonello Maida presidente del Comitato Pro-Ospedale del Reventino. "Notiamo che il Dg , ancora una volta, non entrando nel merito e ponendo l’esempio di Chiaravalle, dove le cose sono tutt’altro che l’idillio da egli prospettato, si affanna in un generico “non è vero” ma non spiega i motivi per i quali nulla, e sottolineiamo nulla, di quanto previsto su Soveria Mannelli sia stato ancora realizzato. Quanto da noi avanzato, ribadiva un’intenzione di visione strategica sanitaria, volta a indebolire il pubblico a discapito del privato, non convince l’assunto del “remare contro da parte di alcuni”; un’azienda seria mette in atto quello che deve fare senza tentennamenti, tanto è vero che il Gerardo Mancuso i tagli li ha operati senza badare ai dissensi ed alle proteste. E con forza e decisione guardiamo agli sviluppi per quanto lo stesso Mancuso afferma, quando dice: “è pendente un ricorso sull'ospedale che rallenta la realizzazione del piano”, un ricorso, lo ricordiamo, formalizzato dall’Amministrazione cittadina e da noi stessi in largo anticipo rintuzzato al Sindaco, che con tempistica e professionalità ha affrontato il problema girandolo al legittimo destinatario. Per quanto riguarda il discorso Chiaravalle precisiamo a Mancuso, che evidentemente in quel comune hanno preso atto di eventuali inconsistenze su cui basare propositi di rivendicazione, non essendo in zona montana e disagiata come la nostrano, critichiamo un atto funzionale sperequato e lo riteniamo ancora una volta un segno di scarsa lungimiranza gestionale. Quando e se sarà varata la lungodegenza anche per Soveria, essa dovrà intendersi un “valore aggiunto” per l’ospedale e non la soluzione. Perché lo stesso sostantivo “Ospedale”, da noi fortemente difeso, resta l’imperativo su cui discutere degli indirizzi dell’atto aziendale: Pronto Soccorso con OBI, Day Surgery multidisciplinare, Day Hospital, guardia attiva di anestesia, cardiologia, pediatria, radiologia, laboratorio analisi, dialisi e quant’altro fosse necessario per un contesto montano difficilmente raggiungibile dalla rete viaria. Noi chiediamo il minimo sindacale, puntualizziamo a Mancuso, quando l’ospedale montano di Acri, con un decreto del Commisario ad Acta - il 191 del 20 dicembre 2012 -è stato elevato a Spoke, seppure in “coabitazione” con Castrovillari. Mancuso faccia il suo mestiere e legga il problema sotto il profilo strettamente tecnico evitando di sconfinare in ipotetici interventi che sanno di politichese. E si ricordi inoltre quando affermò che: “Soveria, ancora poteva essere un Ospedale in quanto qui risiedeva un certo Mario Caligiuri” cambiando gli addendi, con Acri e Trematerra, il risultato potrebbe cambiare in Spoke. Questo per far comprendere come il Piano di Rientro non sia intoccabile come qualcuno ha cercato di insegnarci e far comprendere. E le scelleratezze nel tempo si sono alternate: nel 2005, Doris Lo Moro ci chiuse il Punto Nascita, quando ancora nei primi mesi del 2011 in Calabria esistevano ben 15 punti nascita con meno di 500 parti all’anno, come si evince dalla Conferenza Stato-Regioni nel dicembre 2010. Lei aveva precorso i tempi, come solitamente si opera per Soveria. Resti inteso oggi - conclude Antonello Maida - che il Direttore Generale con cortese sollecitudine risponda con i fatti alle nostre osservazioni, evitando di scivolare il discorso su proiezioni diverse da quello che noi ci aspettiamo e doverosamente attendiamo per l’Ospedale, non certo una Casa della Salute come egli stesso probabilmente si augura nella sua risposta poco opportuna".