Fittante_Costantino1Lamezia Terme, 13 febbraio 2012 - La manifestazione del 29 febbraio intitolata “La giornata che non c’è...”, è promossa unitariamente e contestualmente da un nutrito gruppo di soggetti associativi operanti in città, tra i quali il Centro “Riforme–Democrazia–Diritti”. Queste Associazioni - è scritto in una nota di Costantino Fittante (nella foto), presidente del Centro "Riforme–Democrazia-Diritti" - hanno collegialmente elaborato l’appello e organizzano le iniziative programmate, che hanno come finalità alcuni obiettivi. Innanzi tutto fare emergere che la Città è ricca di realtà positive e che non tutto è ‘ndrangheta; esprimere la solidarietà ed il sostegno a quanti rappresentano, a buona ragione, simboli della lotta alla ‘ndrangheta; stimolare i cittadini che subiscono le prepotenze, le minacce e le richieste di “pizzo”, perché, liberandosi dalle paure e dai silenzi, contribuiscano all’azione di contrasto al fenomeno; sollecitare la cittadinanza e le forze sociali della città, perché scelgano di stare dalla parte della legalità, rompendo il muro dell’indifferenza, della sottomissione e della connivenza per collaborare lealmente con le forze dell’ordine e la magistratura. A Lamezia è ampia la “zona grigia” fatta di imprenditori, commercianti e professionisti che operano in un vorticoso intreccio di relazioni e di affari, di adattamenti, sottomissioni e di collusioni. Ed è diffusa la cultura mafiosa che si esprime in tanti modi: favoritismi, clientelismo, abusivismi, le tante piccole funzioni esercitate come poteri. Zona grigia e cultura mafiosa, costituiscono una sorta di spessa fascia oggettivamente protettiva delle iniziative messe in atto dalla ‘ndrangheta, la quale è penetrata nel tessuto sociale ed economico della Città e della zona condizionandone lo sviluppo e la crescita. La ‘ndrangheta, per affermare il suo potere spara, ricatta, minaccia, uccide. A tutto questo è indispensabile reagire con una “rivolta civile”, per sgretolare la “zona grigia”, affermare la cultura della legalità, prendendo coscienza che ciò è condizione perché ci possa essere libertà piena, vivere civile, crescita economica e occupazionale. Un cammino lungo ma che si tratta di percorrere mobilitando forze sempre più numerose (i cittadini singoli, la gioventù, le categorie sociali, l’intellettualità locale, la politica e le espressioni istituzionali non colluse, ecc.), con la convinzione che, come affermava Falcone, “la mafia è un  fenomeno umano e come tali ha un inizio e può e deve avere una fine”. Perché ciò si realizzi sono due gli impegni cui dedicarsi, non separati e contrapposti tra loro:  una è l’azione di contrasto alla quale deve assolvere lo Stato attraverso i suoi organismi a ciò preposti; l’altro è quello che compete interamente alla società civile: isolare gli appartenenti alla ‘ndrangheta, agire con rigore per affermare la legalità e la trasparenza, rifiutarsi di considerare i propri diritti come se fossero favori benevolmente elargiti, assolvere ai propri doveri con senso di responsabilità, essere leali e solidali.