Catanzaro, 11 aprile 2014 - E' morto a Firenze, dove viveva, all'età di novant'anni, lo scrittore Saverio Strati. A darne notizia è stato il sindaco di sant'Agata del Bianco, il centro del Reggino dove l'intellettuale era nato il 16 agosto 1924.
Secondo quanto riferito, la morte è avvenuta l'altro ieri, ma la notizia è stata diffusa solo oggi. Saverio Strati nasce a Sant'Agata del Bianco il 16 agosto 1924. Nato da una famiglia contadina, aveva interrotto gli studi dopo il conseguimento della licenza elementare per intraprendere il mestiere di muratore, continuando però a coltivare la sua passione per lo studio e la lettura. Si appassionò alle opere della cultura popolare, come "Quo vadis" di Henryk Sienkiewicz, i romanzi di Alexander Dumas, I "Miserabili" di Victor Hugo. Riprese glis tudi lla fine dell'ultima guerra mondiale. Grazie all'aiuto finanziario di uno zio che risiedeva negli Stati Uniti, iniziò a prendere lezioni private da alcuni professori del Liceo Galluppi di Catanzaro. Si appassionò alla lettura di grandi autori come Croce, Tolstoj, Dostoevskij, Verga. Nel 1949 conseguì la licenza liceale classica e si iscrisse all'Università di Messina, prima,, per assecondare la volontà dei genitori, alla facoltà di Medicina, poi a quella di Lettere. A Mesina incontrò il critico letterario Giacomo Debenedetti che in quegli anni insegnava nella città siciliana. Qui fece leggere il racconto "La Marchesina" a Debenedetti, che ne fu impressionato favorevolmente al punto da proporli ad Alberto Mondadori a Milano. Negli stessi anni Strati scrisse il suo primo romanzo "La Teda". Nel 1953 si trasferì a Firenze per preparare la tesi di laurea sulle riviste letterarie del primo ventennio del novecento. Appervero i suoi primi racconti sulle riviste "Il Ponte", Paragone, e sul quotidiano "Il Nuovo Corriere". Il secondo romanzo fu Tibi e Tascia, poi, dopo avere sposato Hildegard Fleig, una ragazza svizzera conosciuta a Firenze si trasferiì in Svizzera fino al 1964. Scrisse i romanzi Mani Vuote e Il Nodo e molti racconti, ma Strati considerò come una svolta nella sua narrativa il romanzo "Noi Lazzaroni", pubblicato nel 1972. Nel 1977 con "Il selvaggio di Santa Venere" vinse il Premio Campiello. Nel 2009 "Il Quotidiano della Calabria" si fece promotore della richiesta di far ottenere allo scrittorei benefici della Legge Bacchelli che gli furono concessi dal governo del 17 dicembre 2009, alla luce degli speciali meriti artistici riconosciuti e della sua condizione di indigenza. (Agi)