Lamezia Terme, 3 novembre 2014 - Un anno e mezzo, quasi due, di “battaglie burocratiche”, di studio, di pazienza, di sacrifici. Soprattutto la caparbietà di mio padre che con questo traguardo mi ha dimostrato ciò che da piccola mi aveva insegnato: se si crede davvero in una cosa, con coraggio e ostinazione, la si può realizzare. “Impossibleis nothing” è lo slogan di un noto gruppo industriale sportivo.
Sull’armadio della mia cameretta ho un poster che sotto questa frase ritrae un giovanissimo Muhammad Ali, ai tempi testimonial per quel marchio. Tre anni fa, in un cupo periodo della mia vita, mio padre mi ricordava ogni giorno quel motto per spingermi a reagire e a saltare gli ostacoli. In Calabria spesso si deve insistere in maniera più cocciuta per fare le cose, soprattutto se queste sono innovative. Non si capisce il perché, visto che abbiamo teste e braccia che spesso addirittura esportiamo verso terre decisamente più fertili. Ma è proprio questo il punto: se non iniziamo neanche a seminare, anche se questo comporta difficoltà e tempi più lunghi, non possiamo pretendere di raccogliere frutti. È prodotta dalle piante per rivestire e proteggere le gemme a fiore, gli apici vegetativi ed alcune parti della corteccia. Nelle ore più calde della giornata, quando diviene molle e malleabile, le nostre api la raccolgono e la rielaborano per trasportarla in arnia. Lì servirà per rimpicciolire l’ingresso, tappare buchi ed interstizi, verniciare i favi e renderli immuni da attacchi di funghi e batteri; per intrappolare i “grandi” predatori, impedendo così la propagazione di infezioni. Così, come le lunga mura per le antiche polis, questa sostanza è indispensabile per la difesa della “Città delle Api”, non a caso il suo nome deriva dal greco πρόπολις, propòlis: davanti alla città. Un tempo l’apicoltore, aprendo l’arnia e trovandola ricolma di questa sostanza, si sconfortava. La giudicava addirittura d’intralcio, perché con il freddo complicava la rimozione dei favi e con il caldo aderiva fastidiosamente alle mani. Oggi, invece, l’apicoltura ne riconosce a pieno titolo la straordinaria importanza, ha imparato a rispettarla e a manipolarla, considerandola l’ennesimo dono fatto all’uomo dalle api. Nonostante la presenza di migliaia diindividui in spazi ridotti, grazie alla propoli l’alveare è uno degli ambienti più salubri esistenti in natura! Posizionando apposite reti sui favi all’interno dell’arnia, invitiamo le api a “propolizzarle”, ovvero a sigillarne i fori. A lavoro completato il prodotto viene estratto dalle reti per essere lavorato in soluzione idroalcolica. A Lamezia Terme è nato il laboratorio “Apicoltura Miceli” per la lavorazione della propoli come integratore alimentare. La propoli della stessa Azienda Miceli è già in commercio in base alle normative vigenti in materia imposte dal ministero della Salute ed è disponibile in diverse farmacie e parafarmacie calabresi. Inoltre gli apicoltori Miceli si propongono ai colleghi della regione e non solo, per la lavorazione conto terzi della propoli. Tanti apicoltori hanno già dimostrato interesse per l’iniziativa, anche perché spesso, come ci spiegano e come già abbiamo potuto tastare con mano, volendo commercializzare la propria propoli sono costretti a inviarla in forma grezza nei laboratori del Nord d’Italia, perché appunto al Sud scarseggiano. Il mio augurio è che questa possa essere occasione d’incontro e di collaborazione tra addetti al mestiere che, ogni giorno, oltre a produrre miele e altri derivati, svolgono un compito assai più importante: proteggono animali speciali impegnati a salvare il mondo. (R.G.)