Cia_logoLamezia Terme, 20 aprile 2011 - Nonostante la recessione globale, e dopo dieci anni di trend negativo, l'agricoltura italiana è tornata a crescere. A marzo l'Istat ha segnalato una crescita tendenziale del valore aggiunto pari al 2%, rispetto al 2009. Ma la situazione delle imprese agricole resta ancora difficile. Il grado di indebitamento è aumentato in misura consistente: in agricoltura il peso delle aziende piccole e piccolissime è ancora assai rilevante. Le banche devono fare di più, soprattutto per i giovani agricoltori. Se ne è discusso a Lamezia Terme nel corso del seminario nazionaleDiamo credito ai giovani agricoltori”, organizzato da Agia, l'associazione dei giovani imprenditori agricoli e Cia Calabria. Con il presidente Mauro D’Acri, c’erano Luca Brunelli, presidente nazionale Agia, Cosimo Violi, Massimo Bagnoli e il vicepresidente nazionale Cia Secondo Scanavino. Giorgio Venceslai di Ismea ha chiarito i particolari della cosiddetta G-Card, uno strumento in grado di coprire le garanzie richieste dagli Istituti di credito. E non sono mancate le risposte dei banchieri, al centro di ogni ragionamento. Mps, Unicredit, Ugf e Nuova Terra hanno spiegato alla platea i loro prodotti, ma i tanti giovani agricoltori, giunti da ogni parte d'Italia, non hanno mancato di ricordare che spesso è proprio il mancato accesso al credito a frenare ogni nuova idea di sviluppo. “Il credito è la benzina del nostro motore, senza non ci può essere futuro per le nuove leve" ha detto il vicepresidente nazionale Aagia Gabriele Carenini. “Le banche devono proporre prodotti su misura diversificati per settore e per territorio” ha aggiunto. Intanto il credito sicuro cerca di fornirlo Agriconfidi, il consorzio di garanzia fidi promosso da Cia. E' stato Agostino Borsetto a spiegare cos’è  e come si muove il consorzio. “Ci sono le condizioni per fare il salto di qualità - ha proposto il presidente regionale Mauro D'Acri - ma tra la terra e i consumatori ci sono alcuni step che dobbiamo ripensare, e l'accesso al credito, soprattutto per i giovani agricoltori, è la chiave di volta senza la quale nessun ponte potrà mai essere costruito”. Conclusioni affidate al vicepresidente nazionale Secondo Scanavino, che ha rivolto esplicitante una richiesta alle banche. "Occorre che gli istituti di credito - ha detto - si approccino a noi agricoltori non con metodo standardizzato. Noi abbiamo bisogno di discutere delle reali esigenze del mondo agricolo che per ciascuna impresa non sono le stesse”. Scanavino si è detto preoccupato sullo stato dell'agricoltura italiana, il cui reddito è diminuito per tutto il 2010, a fronte della crescita reddituale delle imprese francesi e tedesche. “Colpa della mancanza di una politica agricola nazionale” ha aggiunto. La soluzione? Sburocratizzazione, aumento dei controlli, ristrutturazione aziendale, attraverso le risorse del Psr.