Lamezia Terme, 8 maggio 2013 - La Guardia di finanza ha eseguito 7 misure cautelari, tra cui arresti e obblighi di firma, a carico di altrettanti imprenditori di Lamezia Terme accusati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta e truffa aggravata.
L'inchiesta che ha portato all'emissione delle misure è stata condotta dalla procura della Repubblica di Lamezia. Sono stati anche sequestrati beni per un valore di sei milioni di euro, tra cui terreni, fabbricati, quote societarie e automezzi.
I dettagli e i nomi dei coinvolti
I nomi delle persone coinvolte nell'inchiesta delal Finanza portata avanti su impit delal procura lametina sono: Francesco Argento, di 66 anni (tra l'altro vicesindaco di Gizzeria, nel Lametino); Carmelino Scalise (callse 65) commercialista della Trans express; Luigi Barbagallo (48) della Poliservice; Alfredo Argento (73), della Fratelli Argento; Michelino Argento (45), della Argento Group; Francesco Argento (48), della Miniera Trasporti; Domenico Cerra (44), titolare dell'omonima ditta individuale. Tutte le imprese operano nel settore dei trasporti. Barbagallo, Francesco Argento, Alfredo Argento e Carmelino Scalise sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre a Michelino Argento, Francesco Argento e Domenico Argento è stato notificato un provvedimento di obbligo di dimora nel comune di residenza. Le indagini sono state avviate dopo il fallimento, dichiarato nel 2010, della Poliservice. I finanzieri del Gruppo di Lamezia hanno accertato che la società era stata costituita ad hoc nel 2008 per consentire alle altre, riconducibili ad un ristretto nucleo familiare, di conseguire illeciti risparmi di imposte e contributi previdenziali e assistenziali, per poi essere destinata, a causa degli ingenti debiti erariali accumulati, al fallimento per insolvenza, dopo aver distratto il patrimonio e i ricavi e avere creato passività per quasi quattro milioni di euro. Il sistema utilizzato, secondo l'accusa, era quello della stipula di contratti di "associazione in partecipazione" tra la Poliservice e le altre imprese, che avevano licenziato formalmente quasi tutti i loro dipendenti per farli assumere, "sulla carta", dalla prima. Quest'ultima impiegava lo stesso personale, 300 dipendenti, nelle attività lavorative svolte dalle altre società. In realtà, secondo l'accusa, i dipendenti continuavano ad essere gestiti, e in alcuni casi remunerati, direttamente dalle imprese di provenienza. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati 74 fabbricati, 93 terreni, 195 mezzi, quote societarie e disponibilità finanziarie per quasi sei milioni di euro.