Rifondazione 25 aprile lameziaLamezia Terme, 24 aprile 2013 - Riceviamo e pubblichiamo - L’opera sistematica di rimozione e manipolazione della storia di questo Paese avvenuta negli ultimi vent’anni non tende solo a colpire l’importanza del 25 aprile e l’apporto delle formazioni partigiane alla liberazione dell’Italia dal Nazifascismo ma è stata utilizzata per colpire meticolosamente quella carta costituzionale che rappresenta la principale eredità della resistenza e la base fondativa della nostra convivenza civile.

Una manipolazione della storia che ha visto tra i suoi protagonismi pseudo storici, giornalisti, e politici che anche recentemente hanno fatto di tutto per essere annoverati tra i revisionisti della storia. Questo 25 aprile cade in una fase che vede in Europa una recrudescenza di fenomeni razzisti e violenti opera di organizzazioni che si richiamano esplicitamente al nazismo e al fascismo tra questi Alba Dorata in Grecia e le formazioni politiche al governo in Ungheria che recentemente hanno stravolto, nel silenzio totale dei governi europei, la costituzione di quel paese colpendo pesantemente lo stato di diritto, limitando la libertà d’espressione, imponendo il divieto di espatrio ai giovani laureati e soprattutto facendo a pezzi la separazione dei poteri. Ecco perché oggi è necessario contrastare il tentativo teso a demolire l’idea dell’antifascismo come religione civile di questo Paese e a voler rivalutare le ragioni di chi per un ventennio ha tenuto sotto la morsa della dittatura l’Italia rendendola complice della tragedia più immane dell’umanità provocando la II guerra mondiale con i suoi oltre 70 milioni di morti (48 milioni civili) e lo sterminio sistematico di milioni di persone tra ebrei, disabili, zingari, gay, dissidenti politici. Solo respingendo il disegno che vuole stravolgere la Costituzione e i revisionismi storici che lo supportano e facendo dell’antifascismo un patrimonio di tutto il Paese possiamo realmente onorare la memoria dei partigiani che sono morti per la loro e la nostra libertà. Anche per questo è necessario ricordare il contributo, a molti lametini sconosciuto, di tanti nostri concittadini che, sebbene gli eventi più importanti della lotta partigiana si svolsero in prevalenza nelle regioni del Centro-Nord dettero un apporto di primaria importanza sia per la sua affermazione che per la sua stessa nascita. Tra questi Domenico Petruzza e Vinicio Cortese medaglie d’oro partigiane e Francesco Caparello vicecomandante della brigata Lillo Moncada.

SCHEDE su VINICIO CORTESE, DOMENICO PETRUZZA, FRANCESCO CAPARELLO.

VINICIO Cortese. Nicastro (CZ) 20.01.1921
Studente universitario nella Facoltà di Giurisprudenza di Napoli e vicino alla Laurea viene richiamato alle armi nel 1941. Entrato nella Scuola ufficiali di Rieti, nel marzo 1942 ne uscì con il grado di sottotenente e fu assegnato al 29° Reggimento di fanteria "Assietta". Nel luglio 1943 passò al X Reggimento arditi e fu inviato in Sicilia alla 120a compagnia del 2° Reggimento al comando del reparto sabotatori. Catturato dai nazisti, dopo l'otto settembre, evade nella valle dello Stura, in Piemonte. Ripreso ed inquadrato nell'esercito della RSI evade nuovamente e, raggiunto il Monferrato dove si stavano costituendo le prime bande partigiane, vi aderisce. Entrato nella VII Brigata della Divisione  Matteotti "Italo Rossi" comandata da Tom (Antonio Olearo) uno dei più prestigiosi uomini della resistenza. Distintosi in diverse azioni di sabotaggio viene nominato Commissario di Battaglione. La "Banda Tom", in conseguenza delle brillanti azioni portate avanti per mesi, era diventata obiettivo dei nazifascisti. Per ostacolare il movimento delle truppe nazifasciste motorizzate il comando della banda decise di far brillare alcuni ponti stradali del Monferrato. Vinicio Cortese si offrì volontario assieme al partigiano genovese Rolando Berluti. Nell'azione furono scoperti dai nazifascisti che circondarono il ponte. Nel conflitto a fuoco Vinicio cercò di salvare il suo compagno. Uscì dal riparo sotto il ponte e scaricò, sotto il fuoco dei mitra, la sua pistola contro i tedeschi, esaurite le munizioni scagliò la sua pistola contro il nemico cadendo colpito a morte. Anche il compagno, percorsi pochi metri, cadde crivellato di colpi. Medaglia d'oro al V.M. Motivazione: «Intrepido e valoroso partigiano, due volte catturato dai tedeschi, due volte evaso, si offriva sempre volontario per le più audaci gesta. Primo fra i primi in ogni ardimento, anelante sempre a maggiori audacie, richiedeva per sé il supremo rischio di far saltare il ponte di Ozzano. Mentre si accingeva all'epica impresa veniva sorpreso da una forte pattuglia tedesca e, disdegnando la fuga, uno contro quaranta, li affrontava con leonino slancio. Scaricata, fino all'ultimo colpo, la sua pistola, in un supremo gesto di sfida scagliava la sua arma contro il nemico e gridando "Viva l'Italia" cadeva fulminato da una raffica di mitra al petto. Fulgida figura di eroico partigiano, superbo simbolo dell'antico valore». Ozzano Monferrato, 26.08.1944.

Brano tratto da: I partigiani calabresi nell’Appennino Ligure-Piemontese (Rocco Lentini e Nuccia Guerrisi)a cura dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea Rubbettino editore (1996)


PETRUZZA Domenico Antonio, nato a Nicastro il 2 gennaio 1922, fece il corso per sottufficiale dei Carabinieri reali a Firenze e, appena promosso, fu mandato in Croazia, poi in Francia, poi in Valle d'Aosta.Scriveva ad amici di Nicastro che era disgustato, stufo di prestare servizio e che desiderava vivamente liberarsene. Sorti i gruppi partigiani, egli usciva dalla Caserma quasi quotidianamente portando con se le armi che poteva e rientrava  senza di esse. Si seppe poi che le armi finivano nelle mani degli insorti. Uguale fine facevano le armi che a lui venivano consegnate dalla 11a brigata Garibaldi che operava a Venaria Reale, che dista circa 11 chilometri da Torino, dove era incaricato del rifornimento viveri. Nella notte del 24 agosto del 1944 incappò in un posto di blocco nazista. Posto sul cofano dell'autovettura, egli si mise a sparare precipitosamente a destra e a manca fino a quando una pallottola di mitra nazista non lo raggiunse alla colonna vertebrale. Pur così gravemente ferito, per non essere catturato, volse il mitra contro sé  stesso e si uccise. I nazisti, facendo scempio di ogni sentimento umano, portarono in giro il suo cadavere per terrorizzare la popolazione. Non possediamo la motivazione ufficiale, e riteniamo per giusto riportare la versione offerta dalla sezione dell'ANPI di Nicastro con la lettera inviata al Sindaco del Comune in data 5 maggio 1953: "Oggetto: Lapide Partigiano Petruzza Domenico. Questa associazione si pregia comunicarle che, aderendo alla iniziativa di un Comitato sorto per le onoranze al Partigiano caduto Petruzza Domenico, questa Sezione si propone di scoprire una lapide al detto Partigiano il giorno 10 c.m. Il partigiano Petruzza Domenico, vicebrigadiere dei Carabinieri, come comandante di un distaccamento dell'11a brigata Garibaldi operante a Venaria Reale, condusse a termine una serie di azioni di guerra con rara abnegazione e coraggio fino a quando, catturato in data 25/8/1945 mentre compiva una azione importante nelle sue zone ove erano dislocati i comandi nazisti e fascisti, fu vilmente assassinato e morì cantando gli inni della libertà . Pertanto, chiediamo che si conceda il muro a destra della lapide di Vinicio Cortese per la posa in marmo commemorativo e La invitiamo a partecipare alla manifestazione del 10. Distinti saluti. Per la Segreteria f.to Timpone Pasquale". Brano tratto da: Partigiani di Calabria – Enzo Misefari LuigiPellegrini Editore – Cosenza (1988)


CAPARELLO Francesco

Francesco Caparello faceva parte della 43a divisione autonoma Valsangone Sergio De Vitis, comandata dal crotonese Giulio Nicoletta. Nato a il 13 dicembre 1918 a Sambiase, di professione contadino viene arruolato in  guerra nel 1° reggimento di artiglieria. Aderisce alla Resistenza con il nome di battaglia “Ciccio” entrando dal 1° ottobre 1943 nell'allora unica banda della val Sangone, prima zona montana ad ovest di Torino compresa tra la valle Susa e la valle di Pinerolo. Nel corso dei diciannove mesi della sua Resistenza percorre tutte le evoluzioni della banda che diventa prima banda Nicoletta, poi brigata Lillo Moncada dal nome di un compagno morto in un attacco partigiano a Cumiana il 1° aprile 1944. Ha svolto, tra l’altro, una parte di rilievo in compiti di copertura durante gli attacchi al dinamitificio Nobel e alla polveriera di Sangano il 26 giugno 1944. Marcerà, per le strade di Torino liberata,  alla testa della sua brigata come vicecomandante dietro il comandante di divisione Giulio Nicoletta e dopo il comandante di brigata Franco Nicoletta fratello di quest’ultimo.