Catanzaro_questura1Lamezia Terme, 10 gennaio 2013 - La Squadra mobile di Catanzaro, in esecuzione di un provvedimento della Dda, ha arrestato 4 presunti componenti del "gruppo di fuoco" della cosca Giampà accusati di un duplice tentato omicidio e di due omicidi ai danni di esponenti della contrapposta famiglia Torcasio avvenuti tra marzo e luglio 2011. Gli atrrestati sono: Luca Piraina, nato nel 1989; Pasquale Catroppa, nato nel 1986, Maurizio Molinaro del 1983 e Alessandro Torcasio del 1983. Gli arrestati, secondo la Dda, farebbero, parte di un gruppo di fuoco che era già stato arrestato nelle precedente operazioni, al punto che le nuove ordinanza del gip di Catanzaro sono state notificate nelle carceri di Vibo Valentia e Rossano, dove sono detenuti i quattro. In particolare, a Piraina, Catroppa e Molinaro è contestato il tentato duplice omicidio di Egidio Umberto Muraca, 33 anni, e di Angelo Francesco Paradiso, 27, avvenuto il 30 marzo 2011, mentre Torcasio, in concorso con altri quattro soggetti già tratti in arresto il 6 novembre 2012 nell’ambito dell’operazione denominata «Pegaso 2», è ritenuto responsabile degli omicidi di Vincenzo Torcasio, 60 anni, e Francesco Torcasio, 22, avvenuti, rispettivamente, a Lamezia Terme il 7 giugno 2011 ed il 7 luglio 2011.

Le dichiarazioni degli inquirenti: sradicheremo completamente il clan Giampà

"Da qui all'estate sradicheremo completamente il clan Giampà dal territorio, lavorando anche sugli altri gruppi criminali". Così, il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, intervenendo alla conferenza stampa per i quattro arresti compiuti. "Queste  misure cautelari - ha aggiunto Borrelli - garantiranno un periodo di permanenza in carcere perenne o comunque molto lungo, visto che stiamo ricostruendo le responsabilità anche per due o tre omicidi a testa".Borrelli ha poi detto che le prossime indagini "saranno concentrate sulla struttura del clan Giampà e sui rapporti con imprenditoria, professioni e mondo della società lametina. Non ci fermeremo davanti a nessun santuario". Così, dal canto suo, il procuratore Vincenzo Antonio Lombardo: "Non sconfiggeremo tutta la 'ndrangheta, ma sradicheremo il clan Giampà. Oggi la distinzione non è più netta tra criminalità organizzata e soggetti contigui. Le barriere nette non esistono piu' perche' la criminalità è anche quella che fa affari e si muove a suo agio nel tessuto sociale. Gli uomini della 'ndrangheta non sono più pastori, si muovono ovunque, chiedono aiuto e danno sostegno".