Lamezia_Pontile_Sir_crollo2Lamezia Terme, 9 ottobre 2012 - Simbolo del crollo di quella che fu una politica scellerata per la nostra Piana: la chimica al posto del turismo e dell'agricoltura. Questo, in sistesi, ci viene da scrivere appena appresa la notizia del crollo di una parte consistente del pontile ex-Sir (Società Italia resine) di Lamezia. Più che una metafora, una tragica constazione del destino baro che ha interassato Lamezia Terme dagli anni Settanta ad oggi. Si parte dal quello che è ricordato da tutti come il famoso "Pacchetto Colombo" dal nome del primo ministro Dc dell'epoca. A Lamezia e Saline la Sir, a Gioia Tauro il quinto centro siderurgico. Per la nostra città, si trattava di un "contentino" che doveva "calmierare" le richieste del capoluogo di Regione, dell'Università e quant'altro. Nino Rovelli, industriale del Nord, si accordò con lo Stato per rilevare circa 200 ettari dell'area lametina poi diventati 400. Tra gli agricoltori della Piana ci fu una rivolta: ma quale industria? Eppure - dissero i fautori della chimica - vi porteremo oltre 3mila posti di lavoro. Le proteste furono vane, Rovelli costruì la Sir e con essa il pontile che, tuttavia, non entrò mai in funzione. Il finanziamento totale, e a fondo perduto dello Stato al gruppo imprenditoriale Rovelli, da 45 miliardi lievitò fino 230 miliardi di vecchie lire per la realizzazione dell’intero complesso che avrebbe dovuto occupare per l'esattezza 2345 persone. Insomma, per farla breve, alla fine la Sir fu un fallimento e Lamezia perse, oltre ai posti di lavoro, anche l'Università, dirottata a Rende, il capoluogo e rimanendo con un pugno di mosche. Negli anni successivi, l'Amministrazione comunale guidata dal sindaco Lo Moro riacquistò quei terreni per dar vita alla "LameziaEuropa", mentre quel simbolo rimase lì, a far "bella mostra" di sé tra concorsi e progetti, idee e convegni. Con il crollo di oggi lentamente affonderà tutta la struttura e con essa il vecchio sogno industriale di Lamezia. (Foto, Pro-loco Maida)