Lamezia Terme, 6 ottobre 2012 - Le opinioni di singole persone, di Associazioni e di Gruppi, della Cgil, della Federazione della Sinistra, intorno alla concessione, da parte degli uffici comunali, della Sala della Biblioteca, per la presentazione di un libro di Stefano Delle Chiaie, non possono essere derubricate dal sindaco Speranza a ordinarie “polemiche”. Queste opinioni (e meno male che sono state espresse) manifestano indignazione e sconcerto non verso una qualsiasi persona ma verso un personaggio ambiguo e discutibile, la cui vetusta età non appanna ciò che egli ha rappresentato e rappresenta ancora oggi nella storia dolorosa dei nostri anni. E’ molto strano che in una città come Lamezia, governata dal centrosinistra, a indignarsi per l’evento non siano i partiti rappresentati in Consiglio comunale e nella Amministrazione, il sindaco e il suo staff, ma solo una parte della Sinistra e, appunto, associazioni, studenti, e singoli cittadini. Se, si chiede il sindaco, la presentazione del libro si fosse svolta in un qualsiasi luogo privato, sarebbe cambiato qualcosa nei sentimenti dei cittadini? Noi crediamo che la risposta non possa che essere affermativa e ci stupiamo che proprio il primo cittadino non voglia coglierne la differenza simbolica e sostanziale. Tutti coloro che hanno protestato e protestano per la concessione della Biblioteca non mettono certo in discussione la libertà per chiunque di manifestare il proprio pensiero. Il punto è se una amministrazione democratica, rispettosa dei valori della nostra Costituzione, possa ospitare in un luogo istituzionale un uomo che, oltre a propinare col suo libro una falsa controstoria a suo esclusivo uso e consumo, ha il merito di avere costituito e fatto parte di gruppi eversivi di squadristi fascisti buoni per tutte le stagioni; con l’idea fissa del colpo di stato, l’esaltazione neonazista e antisemita, il disprezzo per la democrazia, la santificazione di Junio Valerio Borghese; al servizio dei peggiori progetti reazionari, arruolato e protetto dalle più sanguinarie dittature sud americane dove il famigerato “piano Condor”, un vero e proprio terrore pianificato, provocò 50 mila assassinii, 35 mila persone scomparse, 40 mila prigionieri, migliaia e migliaia di esiliati; e nella Calabria degli anni Settanta e della Rivolta di Reggio fomentatore dello squadrismo. Insomma, per chi non ha dimenticato e non vuole dimenticare, è davvero insopportabile che una figura del genere possa essere stato ospitato in una sala del nostro Comune. E’ vero che nella nostra regione, come a Catanzaro grazie alla efficientissima presidente Ferro e a Cosenza col sindaco Occhiuto, si è fatto peggio. Ma, proprio perché il nostro sindaco è antifascista e di sinistra, siamo ancora di più indignati e addolorati, per il fatto che egli e la sua amministrazione, tutti i partiti che sostengono la sua maggioranza, non abbiano voluto cogliere il senso vero della nostra protesta. E’ tempo per tutte e tutti che in questa città, che solo dopo 38 anni è riuscita a intitolare un luogo pubblico ad un giovane antifascista come Adelchi Argada, si riprenda in maniera non episodica e solo celebrativa una discussione seria sul significato dell’esercizio della memoria e della storia difficile, anche qui a Lamezia, della conquista della nostra democrazia.
*Rifondazione Comunista