Lamezia Terme, 6 ottobre 2012 - Torna in "auge" per Lamezia Terme la Zona franca urbana, rispolverata dal Governo Monti nel Decreto sviluppo. Insieme alla città della Piana, anche Rossano e Crotone. In sostanza, il governo Monti ha preso per buona la delibera Cipe degli anni scorsi in cui si faceva riferimento all'istituzione della Zfu. In particolare, l'articolo 37 del decreto sviluppo recita: "la possibilità di destinare, nell'ambito della riprogrammazione del Piano di azione coesione, parte delle risorse attivate al finanziamento delle tipologie di agevolazioni fiscali e contributive della legge 296 del 2006 sugli immobili e contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente. Di seguito l'elenco completo delle 22 Zone franche urbane previste: Sicilia (Erice, Catania e Gela), Calabria (Rossano, Crotone e Lamezia Terme), Puglia (Lecce, Taranto e Andria), Campania (Mondragone, Napoli e Torre Annunziata), Sardegna (Cagliari, Iglesias e Quartu Sant'Elena), 2 nel Lazio (Sora e Velletri), una in Abruzzo (Pescara) e Molise (Campobasso). Al Centronord Massa-Carrara, in Toscana e Ventimiglia in Liguria. Le nuove misure però si concentreranno solo su 12 centri, quelli di Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.
Il plauso dell'onorevole Ida D'Ippolito
"Non è andato perduto l’impegno e il lavoro da me svolto in Parlamento per la Zona Franca Urbana di Lamezia Terme, una città che ha assoluto bisogno di occasioni concrete di rilancio dell’economia per il superamento dell’attuale tasso di disoccupazione, uno dei più alti della Regione Calabria e dell’intero Paese”. Le Zone franche Urbane rientrano nel decreto Sviluppo bis del Governo Monti. Si tratta di un progetto, nato nel 2008 su iniziativa del Governo precedente, per ravvivare un'economia ristagnante in aree disagiate con agevolazioni fiscali e contributive per la creazione di nuove attività economiche nelle micro e piccole imprese. Le piccole imprese lametine potranno, quindi, usufruire di esenzioni dal pagamento delle imposte su redditi, Irap, imposta sugli immobili e contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente. Gli sgravi dovrebbero arrivare fino a 200 mila euro.