Lamezia_carcere2Lamezia Terme, 1 ottobre 2012 - Riceviamo e pubblichiamo. Dopo l’avvenuta soppressione del carcere a custodia attenuata di Laureana di Borrello, con il conseguente trasferimento dei circa 30 detenuti in altre carceri della Regione, stessa sorte spetterà, con molta probabilità, alla casa circondariale di Lamezia Terme. Insistenti voci che circolano in questi giorni, annunciano a presto la chiusura dell’antico carcere “San Francesco” del quartiere Nicastro della città della Piana. Infatti, il nuovo piano carceri, a causa dei tagli scellerati che il governo Monti sta attuando, prevede la chiusura delle piccole case circondariali, quale quella di Lamezia Terme che può contenere massimo cinquanta detenuti,  affinché il personale della Polizia penitenziaria operante in esse possa essere impiegato in carceri più importanti carenti a loro volta di agenti penitenziari. La quasi certa chiusura del carcere lametino non è una novità, infatti, più volte è stato lanciato l’allarme da parte dell’associazione Lamezia Libera, allarme che purtroppo non è stato mai preso in considerazione da parte della classe politica lametina. Se il locale carcere verrà soppresso, la colpa è solo ed esclusivamente dei parlamentari lametini che non sono stati capaci di far inserire la nostra città in uno dei piani per l’edilizia carceraria, piani redatti dai vari governi che si sono succeduti nel corso degli anni. L’unica occasione di veder realizzato un grande supercarcere con annessa scuola di Polizia Penitenziaria nella zona di Pian del Duca a Lamezia Terme, risale a circa trent’anni or sono ma, anche in quella occasione per l’indifferenza dei politici locali che non seppero prendere la palla al balzo, lo stanziamento fu dirottato per la costruzione del nuovo carcere di Vibo Valentia. Attualmente le case circondariali in Calabria sono undici e sono dislocate nelle città sedi di tribunali: Castrovillari, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Locri, Palmi, Paola, Reggio Calabria, Rossano e Vibo Valentia. Escludendo la città della Piana, le altre città, grazie alla capacità delle loro rispettive classi politiche hanno visto sul loro territorio la costruzione delle nuove case circondariali. Sopprimere il carcere di Lamezia Terme, significa perdere l’importante reparto della Polizia Penitenziaria (circa settanta agenti), educatori e personale amministrativo e creare notevoli disagi, sia a coloro che prestano servizio all’interno dello stesso carcere e sia  alle famiglie dei detenuti che sono ospitati in esso. Ancora, se malauguratamente la locale casa circondariale dovesse essere soppressa, Lamezia sarà l’unica città, sede di Tribunale e di procura, priva del carcere cittadino e si creeranno disagi anche per i magistrati che in caso di arresti, si dovranno recare in altre sedi carcerarie per interrogare i detenuti. Inoltre, la chiusura del carcere lametino infliggerà un altro duro colpo alla già debole economia cittadina. Bisogna intraprendere fin da subito un lotta simile a quella intrapresa per la permanenza del Tribunale e della locale Procura della Repubblica, una lotta che deve vedere impegnati politici, associazioni e popolazione tutta, affinché Lamezia, non solo non perda quest’altro importante tassello, ma vede realizzato sul suo territorio un edificio nuovo, capiente e moderno affinché possa essere veramente un centro di recupero e rieducazione e non un centro di repressione.

Associazione Lamezia Libera
Il presidente
Francescantonio Mercuri