Lamezia Terme, 3 luglio 2012 - "La vicenda che ha come protagonista il consigliere comunale Massimo Cristiano, non è paradossale e non può scandalizzare, se si considera il contesto in cui è nata e si è sviluppata". Così, Daniele Pandolfo, vicesegretario cittadino de La Destra. "L’Udc il partito erede della Democrazia Cristiana, quel mostro insaziabile, che nella storia verrà ricordato solo come principale artefice del “debito pubblico”, e perciò responsabile del difficile presente cui le nuove generazioni vanno incontro, è ancora il luogo del potere, della speculazione e del tradimento. Altro che “caritatevoli” democratici, si tratta della peggiore specie di “sottopolitici”, e la vicenda di Cristiano ne è un esempio lampante. Un giovane militare di carriera che ha creduto nel progetto di rinnovamento politico propostogli, sposandolo con slancio e generosità , impegnandosi in attività di militanza, facendo la gavetta e stando tra la gente, cosa difficile da fare in tempi di antipolitica. Cristiano si è candidato con l’Udc, è stato eletto, e serenamente ha sempre osservato gli ordini di “scuderia”, ma probabilmente questo atteggiamento privo di malizia, anche dettato da deformazione professionale, quindi ossequioso delle regole e delle gerarchie, ha facilitato il compito dei “traditori”, i quali sempre nascosti nell’ombra hanno colpito alle “spalle”. Tutto organizzato, appena eletto la richiesta di concedere la carica di capogruppo al consigliere, già fuggito dall’U.D.C. Mastroianni, nonostante i numeri fossero favorevoli al Cristiano, poi l’accettazione dell’ingresso di altri consiglieri comunali nel gruppo consiliare U.d.c., elementi “cacciati”dal Pdl e alla ricerca del partito giusto, per riciclarsi e tentare di arraffare qualcosa, dunque quale luogo migliore se non quello della casa dei democristiani.Così in poco tempo, con l’avallo dei vertici cittadini, Cristiano è sempre stato più isolato, fino ad arrivare alla totale defenestrazione, altro che democrazia, in spregio a qualsiasi norma di etica morale prima che legale, secondo lo statuto comunale senza diritto alcuno, i nuovi arrivati hanno sfiduciato colui che li ha accolti senza remore, quando erano privi di casa politica. Con la sfrontatezza di sempre, questi “Farisei” aiutai da un “giuda”, hanno dato alla città e alla regione l’ennesimo esempio di mala politica, ma si sa, la spartizione prima di tutto, e così pur di tenere ben salda alle terga la misera poltrona, quel “ traditore ” ha deciso di buttare nel pozzo, anche colui che ha contribuito concretamente, con i consensi personali, a metterlo su quella postazione. I dirigenti di questa accozzaglia, non hanno saputo fare altro che millantare “democrazia” e “ricambio generazionale”, salvo poi consentire che un giovane trentenne, legittimato da quasi 500 preferenze, e unica espressione dell’Udc, venisse sostituito da un “vecchio” politico come Chirillo, eletto nella lista Pdl, e incorato “democraticamente” capogruppo dell’U.dc, dal voto di altri due consiglieri comunali anche loro eletti nel Pdl, ma poi passati al partito di Cesa e D’Ippolito. Non - conclude Pandolfo - sappiamo se è eticamente corretto che l’elettorato Udc sia rappresentato in consiglio comunale da elementi eletti in altre liste, certo sarebbe interessante conoscere cosa ne pensano i giovani dell’Udc vedendo tali prospettive di ricambio generazionale e crescita interna al partito".