Lamezia Terme, 3 luglio 2012 - La Squadra mobile di Catanzaro ha notificato ordinanza di custodia cautelare in carcere a 5 esponenti di primo piano della cosca Giampà di Lamezia Terme per l'omicidio di Domenico Zagami classe '80, avvenuto nell'agosto del 2004 nel corso di una cruenta guerra di mafia, ed esponente della cosca avversa Cerra-Torcasio-Gualtieri. Le indagini hanno accertato le responsabilità sia dei soggetti appartenenti al “gruppo di fuoco” sia quelle dei mandanti dell'omicidio inseriti nella cosiddetta “commissione” che definiva le decisioni relative alle attività illecite della famiglia Giampà. I particolari dell'operazione saranno resi noti durante un conferenza stampa che si terrà presso la questura alle ore 11,00.
La conferenza stampa
In questura per la conferenza stampa erano presenti procuratore capo di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, il questore Guido Marino, il capo della Mobile Rodolfo Ruperti e il vice Angelo Paduano.
Gli arrestati sono cinque, più una persona è indagata. Si tratta di: Aldo Notarianni, Giuseppe Giampà e Vincenzo Bonaddio che per gli inquirenti sono i mandanti dell'omicidio di Domenico Zagami. Gli altri sono Maurizio Molinaro e Domenico Giampà in veste di esecutori assieme ai pentiti Angelo Torcasio e Saverio Cappello. Zagami, ucciso il 14 agosto 2004 perché esecutore materiale, per conto del clan dei Torcasio, degli omicidi dei due fratelli del "Professore" Giampà. Sentenza inappellabile che sarebbe stata decretata dalla cosiddetta "Commissione" ed eseguita dagli altri appartenenti alla cosca. Tutti sono già stati arrestati con la precedente operazione. Gli inquirenti fanno sapere che i processi, quello per 41bis ed estorsione dell'operazione "Medusa" e quelli di oggi (ovvero, Operazione "Medea") per l'omicidio Zagami saranno giudicati separatamente: il primo tramite Tribunale ordinario e l'altro in Corte d'Assise. Inoltre gli inquirenti, che non escludono eventuali ulteriori sviluppi ed operazioni specificando come ci sia "materiale per i prossimi due anni almeno", aggiungono che un conto è che chi comanda sia accusato di estorsione, un altro conto è l'accusa di omicidio che presuppone l'ergastolo. "Abbiamo riscontrato che questo genere di capi d'imputazione nei confronti di chi ha ruoli apicali in una cosca riesce a penetrare nell'organizzazione e scardinare certi equilibri in maniera profonda e, crediamo, irreversibile". Così, il capo della Mobile Rodolfo Ruperti. Gli inquirenti hanno confermato di sapere chi ora detiene le fila della cosca Giampà dopo gli arresti e hanno detto di avere già elementi per poter eseguire nuovi arresti anche nei confronti di chi è rimasto fuori.