Lamezia Terme, 31 marzo 2012 - Riceviamo e pubblichiamo. Le indagini non si commentano. Primo perché devono ancora passare al vaglio di giudici terzi che dovranno valutare accuse e difese. Poi perché si correrebbe il rischio di fare di ogni erba un fascio. Ma, una cosa è sicura. La deflagrazione della notizia di 93 indagati per assenteismo nell’ospedale di Lamezia non fa certamente bene all’immagine della sanità lametina. E farà pensare ai più che la colpa del degrado, dell’arretramento, delle carenze che la gente denuncia sia da attribuire a dipendenti infedeli e truffaldini. Mentre, se le ipotesi dell’accusa trovassero integrale conferma, viene spontaneo chiedersi come nessuno dei capi all’interno dell’Asp si fosse accorto di un ambiente, che la procura prospetta così corrotto da aver consentito che in un giorno d’estate e in un periodo di forte riduzione del personale per ferie "mancassero" dal posto di lavoro 3-4 dipendenti per reparto o servizio, in punti chiave dell’assistenza e perfino tra i dirigenti della Rianimazione, del Centro trasfusionale, della Batteriologia. Noi rammentiamo come il direttore generale non abbia perso occasione per evidenziare “un malcostume di comportamenti illegali” che “si sviluppa in un contesto culturale difficile, arretrato, cieco e nel dispregio dei diritti dei cittadini e del bene comune”; come ancor prima abbia dichiarato che: "stiamo cercando di stabilire il rispetto di norme e regole”. Vorremmo allora chiedergli se un fenomeno assenteistico, che gli inquirenti prospettano così fortemente devastante, gli sia passato sotto il naso o se ne fosse invece a conoscenza ed abbia preferito che fossero le indagini a farlo emergere in maniera così eclatante. Perché se alla fine si scoprisse da registri e documenti che tra gli assenteisti veri ci fossero, alcuni o tanti, casi di “irregolarità senza danno”, cioè di personale che abbia timbrato irregolarmente ma che comunque abbia svolto il proprio lavoro o di personale che abbia timbrato e sia uscito perché svolge il proprio lavoro anche all’esterno, il danno per la città e per la sanità lametina sarebbe ancora maggiore e magari per qualcuno funzionale ad un ormai aperto disegno di smantellamento della nostra sanità. Questa triste vicenda, ancora tutta da verificare, dovrebbe perciò essere l’occasione per il direttore generale Mancuso e per i suoi sponsor politici dell’Udc, presidente Talarico in testa, di invertire la rotta rispetto al degrado a cui hanno destinato il nostro ospedale: la continua riduzione del personale, la mancanza della maggior parte dei primari, la scarsità di medici, tecnici e infermieri, costretti ad operare in perenne stato di sovraccarico di lavoro, lo stato di abbandono dell’assistenza agli ammalati, agli anziani ed ai disabili, lo smantellamento dei pochi reparti di eccellenza finalizzato a ridurre Lamezia ed il suo comprensorio a ruolo di bacino d’utenza della cittadella sanitaria di Catanzaro. Non sono infatti l’imbiancatura di pareti, i trasferimenti di reparti, i tetti fotovoltaici o la scelta da parte delle donne lametine del nuovo colore da dare all’ospedale le risposte che possano soddisfare la domanda di una sanità di qualità che viene con forza dai cittadini.