Agende-rosse1Lamezia Terme, 26 febbraio 2012 - Riceviamo e pubblichiamo. Dopo l’ultimo vile attacco alla Comunità di don Giacomo Panizza, verso cui  la scorsa notte è stato esploso un colpo di pistola rivolto al centro “dopo di noi”, sentiamo il dovere morale di dire alla comunità lametina di non farsi intimidire, di non cedere alla paura di questi gesti insensati e vigliacchi e di dare oggi più che mai un riscatto morale a questa città, e soprattutto ai giovani che meritano un presente migliore e un futuro diverso da quello che ci hanno lasciato. Lamezia ha bisogno di respirare, di urlare la propria indignazione, il proprio dissenso di fronte a questi atti, di fronte all’arroganza di quegli uomini che non amano Lamezia, ma che stanno pian piano togliendo la libertà a quella parte di lametini onesti che hanno voglia di vivere serenamente. Non si può delegare sempre la magistratura, che comunque svolge il suo dovere, dobbiamo riprenderci la nostra terra, non chinarci alla rassegnazione, non arrendiamoci alla criminalità e non guardare con indifferenza a tutto ciò che accade intorno a noi. È nell’impegno quotidiano che si costruisce il cambiamento, attraverso la denuncia, la non accettazione di compromessi. Dobbiamo diventare protagonisti, uscire da quella logica “tanto ci pensano gli altri” o “tanto non cambierà niente”: cambierà se ognuno di noi si impegnerà per il cambiamento, se riusciremo a venir fuori da queste logiche che per anni hanno condizionato il nostro modo di vivere. Se avremo la forza, il coraggio e la determinazione, di essere uomini e donne liberi, allora splenderà in ognuno di noi quella luce che ci condurrà ad un cambiamento, ad una liberazione da quella rassegnazione che ci soffoca, che non ci permette di camminare. Siamo chiamati, ancora una volta, a compiere quel cambiamento culturale, quei piccoli gesti quotidiani che serviranno a far rinascere la città di Lamezia, abitata da tanta gente onesta, persone che convivono con la paura, ma che non devono sentirsi sole né oggi né in futuro. Dobbiamo solo unirci e dar vita alla speranza,  alzare alto il nostro urlo di libertà.Difendiamo la nostra libertà, la nostra vita che è un bene unico, difendiamo la nostra terra, superiamo l’indifferenza, apriamo gli occhi, costruiamo insieme una cultura della pace. Solo l’indignazione dei giusti può  vincere sulla brutalità di questi uomini senza onore,non chiudiamoci dietro “le finestre” della rassegnazione. La nostre terre sono difficili, ma devono essere nostre. Iniziamo a camminare insieme, a piccoli passi, a spalancare le porte del nostro cuore, e far capire a chi non ama questa terra e ai nostri figli, che si può cambiare, si può avere una vita diversa: le paure condivise diventano forza e noi possiamo diventare forza.

Movimento Agende Rosse Calabria
Manuela Nigro
Francesca Munno



Arci Calabria

Molti di voi ricorderanno che all'alba del 26 dicembre scorso, un attentato a Lamezia Terme presso un bene confiscato alla 'ndrangheta, affidato a Progetto Sud e sede di molti soggetti di terzo settore (Fisch Calabria, Pensieri e Parole, Banca Etica, Forum del Terzo Settore Calabria) e di alcuni progetti sociali (accoglienza di minori non accompagnati "Luna Rossa" e casa-famiglia "Dopo di Noi"), ha caratterizzato, insieme a molti altri attentati, le festività natalizie della terza città calabrese. Diversi giorni dopo, identici attentati, in alcuni casi ancor più gravi, si sono verificati in altre località calabresi, Caulonia in primis, dove si era alla vigilia dell'inaugurazione di un ristorante multietnico collegato ad un progetto di accoglienza del Consorzio GOEL. Attestati di solidarietà, a più livelli, sono pervenuti alle associazioni colpite o bersaglio delle intimidazioni. Di primo acchito ogni singola realtà associativa, solidale, ha pensato di rispondere con atti simbolici e manifestazioni civili. Sia Progetto Sud sia Goel, tuttavia, in maniera diversa e parallela, con percorsi autonomi, hanno preferito rimandare le manifestazioni per evitare di connotarle come reazioni piuttosto che come azioni della società civile. Sono nati quindi più percorsi, tra cui quello di Lamezia Terme, un processo partecipato da sindacati, terzo settore, antiracket, istituzioni che intende essere l'inizio di un cammino a più voci e che per il momento si concretizzerà in una manifestazione pubblica il 29 febbraio denominata Il giorno che non c'è (www.ilgiornochenonce.it), quasi concomitante con quella dell'1 marzo a Caulonia denominata Alleanza per la locride e la Calabria (www.goel.coop/alleanza_per_la_locride). Intanto a ridosso della manifestazione lametina - tra lunedì e martedì di carnevale - si è verificato un brutto raid vandalico nella scuola media "don Saverio Gatti" del quartiere Capizzaglie di Lamezia Terme che mercoledì prossimo ospiterà "A piccoli passi", una delle iniziative curata dall'Arci nell'ambito della manifestazione Il giorno che non c'e. Sembra che il raid sia spiegabile come una semplice azione di bullismo, resa ancora più parossistica dal clima carnascialesco. Rimane lo sconcerto per un atto che ha letteralmente distrutto una scuola, divelto porte, frantumato vetri e finestre, rotto banchi come nemmeno uno tsunami avrebbe fatto. Come società civile rimane da interrogarsi, senza inutili dietrologie, come mai nel quartiere nel quale si terrà una manifestazione a favore della legalità, il bullismo possa manifestarsi con una violenza così esacerbata, attuata peraltro da tre alunni presumibilmente di 13-14 anni.Pur nella gravità dell'accaduto - gli inquirenti chiariranno meglio i fatti - ci si sta preparando alle manifestazioni con spirito di festa. I comitati promotori e organizzatori intendono le due manifestazioni come momento di aggrazione della comunità tutta, nel quale affermare valori di giustizia, pace e legalità. Infatti musica, teatro, reading, interventi, marce e azioni simboliche connoteranno gli eventi del 29 febbraio e dell'1 marzo. A Caulonia in particolare, la mattina dell'1 marzo sarà inaugurato il ristorante multietnico distrutto dall'attentato dinamitardo. Ma alle 4 di questa mattina, purtroppo, a Lamezia Terme la 'ndrangheta ha colpito di nuovo il bene confiscato in via dei Bizantini, questa volta con un colpo di pistola che ha colpito il vetro di una finestra dell'appartamento del secondo piano dello stabile nel quale vivono, tra gli altri, diverse persone nell'ambito del progetto casa-famiglia "Dopo di Noi". Si tratta di un fatto gravissimo, che avrebbe potuto segnare un giorno di tragedia. Appare ora inequivocabile che tutti coloro che non hanno a cuore processi di legalità e di partecipazione democratica stanno tentando di alzare il livello di intimidazione, per incutere paura e soggezione psicologica. Stanno mettendo in campo tutti gli strumenti utili per delegittimare la manifestazione e neutralizzarne gli effetti potenziali. Il senso profondo di una giornata (il 29 febbraio), collegata simbolicamente agli anni bisestili, che non permette, quindi, la continuità della ricorrenza celebrativa, comincia a minare le convizioni granitiche di quelle forze oscure che normalmente considerano le manifestazioni antimafia come colore pittoresco e orpelli decorativi che una volta l'anno o in talune ricorrenze provano a incidere sulla pratica della legalità. Il fatto che il tessuto cittadino si organizzi spostando il focus dalla mera testimonianza antimafia (comunque importante e dal forte valore simbolico) alla necessità di un processo sulla legalità che coinvolga il territorio e che si interroghi sulle azioni e non sulle reazioni da intraprendere, preoccupa "molti". E' per tale ragione che le implicazioni di fondo delle iniziative in corso sono importanti ed essenziali per un autentico percorso democratico orientato dal basso e aperto a tuti. Per tale ragione, per affermare primariamente il valore della democrazia, dell'indipendenza e della libertà contro la paura e i condizionamenti delle logiche mafiose che permeano il nostro tessuto sociale e culturale è necessario partecipare e aderire alle iniziative in corso, pluralmente, nella consapevolezza che tali momenti non sono e non devono apparire appannaggio di una parte politica o di singole sigle, ma percorsi che richiedono approccio unitario e cammino condiviso nei quali riconoscersi per il semplice fatto che si è cittadini che vogliono contribuire a costruire una società migliore.