Commissariato_Lamezia2Lamezia Terme, 8 dicembre 2011 - Una dipendente civile del commissariato della polizia di Lamezia Terme, Giuseppina Lentini, è stata arrestata dalla polizia per aver informato un indagato sulle inchieste che lo riguardavano. E' accusata di favoreggiamento personale e falso in atto pubblico ed è indagata per rivelazione di segreti di ufficio. Per l'accusa avrebbe informato delle indagini in corso Matteo Vescio, ritenuto a capo di un'organizzazione dedita alle estorsioni a cittadini ucraini.

Le indagini
L'arresto è avvenuto ad opera degli uomini della Squadra mobile della questura di Catanzaro che hanno eseguito un provvedimento cautelare a carico della Lentini con l’accusa di favoreggiamento aggravato per aver commesso il fatto in violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione e falso in atto pubblico, in quanto appartenente ai ruoli dell'amministrazione civile del ministero dell'Interno in servizio al commissariato di Lamezia Terme. Per la Lentini - che è indagata anche per rivelazione di segreti di ufficio, il giudice per le indagini preliminari di Catanzaro ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, su richiesta della procura catanzarese che conduce la relativa inchiesta, avviata a seguito delle indagini sfociate, nel giugno 2010, nell'operazione denominata "On the road", e diretta a sgominare un'associazione straniera di stampo mafioso, secondo gli inquirenti capeggiata dal lametino Matteo Vescio, risultata costituita da soggetti italiani e ucraini impegnati da anni in attività estorsive a Catanzaro e Lamezia Terme ai danni di soggetti ucraini impegnati nel trasporto di merci sulla rotta Italia-Ucraina cui veniva imposto il pizzo.Vescio, stando a quanto emerso dalle indagini, sarebbe stato il beneficiario delle soffiate della Lentini che in più occasioni lo avrebbe aiutato ad eludere le investigazioni della Squadra mobile, rivelandogli dell'esistenza e della tipologia delle indagini nei suoi confronti, grazie ad informazioni utili acquisite attivando canali privati e sfruttando sue conoscenze personali. Nel corso delle indagini, inoltre, è emerso che la Lentini, nell'esercizio delle proprie funzioni, avrebbe redatto un'attestazione falsa, con valore di atto pubblico, nella quale certificava regolarità e completezza dell'istanza presentata da Ugo Bernardo Rocca, titolare dell'omonima agenzia di pompe funebri che si trova a Sambiase, per il rinnovo del suo passaporto, nonostante la domanda avesse invece numerose irregolarità e nonostante il fatto che il documento identificativo esibito dall'uomo non riportasse le generalità corrette.