Lamezia Terme, 22 giugno 2011 - Beni per un valore di 200milioni di euro sono stai sequestrati a Lamezia Terme dai carabinieri del Noe e del comando provinciale di Catanzaro. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catanzaro a seguito di richiesta del procuratore della Repubblica di Lamezia, ha interessato Salvatore Mazzei, sorvegliato speciale e risultato titolare, attraverso terze persone, di numerose società e imprese operanti in diversi settori, nonché di un patrimonio mobiliare e immobiliare, sproporzionato al reddito dichiarato. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa presieduta da Salvatore Vitello, procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, che si terrà alle ore 11,00 presso il Comando provinciale carabinieri di Catanzaro.
I dettagli
Quote di società, terreni, l'albergo Aer Hotel Phelipe di Lamezia Terme e una cava in località San Sidero, sono tra i beni sequestrati dai carabinieri all'imprenditore lametino Salvatore Mazzei. In relazione alla gestione della cava, Mazzei è stato arrestato il 10 giugno scorso dai carabinieri in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per furto aggravato, danneggiamento aggravato di cose sottoposte a vincolo paesaggistico-ambientale, crollo di costruzioni e violazione di sigilli in concorso con alcuni operai arrestati alcuni giorni prima. L'arresto era stato disposto dopo che, nel corso di un controllo, i carabinieri avevano trovato cinque operai al lavoro nella cava che era già sotto sequestro nell'ambito di un'inchiesta. Mazzei è stato condannato nel maggio scorso a quattro anni di reclusione col rito abbreviato perché ritenuto responsabile, insieme ad un altro imprenditore, di estorsione nei confronti di aziende impegnate nei lavori di ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Nell'occasione Mazzei è stato assolto dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Riepilogando, tra i beni sequestrati a Salvatore Mazzei (circa 200milioni di euro), figurano 70 fabbricati, 215 terreni, una cava per l'estrazione di inerti, 25 società, 30 automezzi e un hotel, ma al fisco aveva dichiarato redditi irrisori. Negli ultimi anni, in particolare, è statp detto dagli inquirenti, la sua dichiarazione dei redditi era stata di 2.887 euro nel 2009, 8mila euro nel 2008 e nessuna entrata nei quattro anni precedenti. Una sproporzione così ingente da fare scattare i controlli incrociati portati avanti dai carabinieri del Noe di Catanzaro e dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro.Sono stati proprio i diversi reati che lo stesso avrebbe compiuto in materia ambientale, a fare scattare le indagini. L'uomo, infatti, ha più volte violato, tra l'altro, i sigilli che erano stati apposti alla cava di inerti, procedendo con i lavori; un curriculum di tutto rispetto, con diversi procedimenti penali aperti e due arresti. In questo caso, però, il provvedimento di sequestro non è legato alla normativa sui patrimoni illeciti di provenienza mafiosa, ma ad un'indagine ordinaria, come l'ha definita in conferenza stampa il procuratore di Lamezia Terme, Salvatore Vitello, che ha firmato la richiesta insieme al sostituto Luigi Maffia.I particolari dell'operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si e' svolta nella sede del Comando provinciale dei carabinieri, a Catanzaro, alla presenza, oltre che dei due magistrati, del tenente colonnello Giorgio Naselli, comandante del Reparto operativo provinciale; del maggiore Giovanni Caturano, comandante del gruppo carabinieri tutela ambiente di Napoli; del capitano Domenico Dente, comandante della Compagnia di Lamezia Terme. I beni sequestrati sono tutti riconducibili ai congiunti dell'imprenditore e ad una donna che non ha vincoli di parentela. Mazzei, infatti, negli ultimi anni aveva provveduto a liberarsi dei beni, cosi' come evidenziato nel corso della conferenza stampa, per evitare che questi potessero essere sequestrati, visti i numerosi procedimenti in corso. "E' stato un accertamento ordinario - ha detto il procuratore Vitello - avviato dopo i numerosissimi procedimenti penali in corso, soprattutto per questioni ambientali, nei confronti dell' imprenditore. Un patrimonio ingente che non è stato facile ricostruire, anche per via delle numerose societa' delle quali sono state ripercorse le vicende societarie". In alcuni casi si tratta anche di societa' dichiarate fallite o in liquidazione, poste sotto sequestro d'urgenza per potere ricostruire i passaggi che sono stati compiuti. "C'e' un lavoro della Procura di Lamezia Terme ad ampio spettro - ha concluso Vitello - come dimostrano le indagini concluse in questi ultimi giorni". Il maggiore Caturano ha ripercorso le varie fasi delle indagini, mentre il sostituto Maffia si e' soffermato sul fatto che i riscontri investigativi degli ultimi due anni, "hanno permesso di evidenziare che pur non essendo impegnato formalmente nella gestione di alcune società', Mazzei ne aveva l'amministrazione nei fatti". Il sostituto procuratore ha anche spiegato che l' inchiesta si divide in due parti, la prima che è quella che ha portato al sequestro d'urgenza, la seconda per l'avvio del procedimento che dovrebbe portare alla confisca dei beni.