Vitello_procuratore1Lamezia Terme, 14 febbraio 2011 – E’ davvero incredibile quanto reso noto, attraverso le pagine di un quotidiano di Messina, dal procuratore della Repubblica di Lamezia, Salvatore Vitello (nella foto): a Lamezia Terme ci sono 3mila mafiosi e 10mila gregari. Ovvero, il 4,2% dei residenti è organico alle cosche, mentre il 14,2% dei lametini è da “considerare residenti che vivono sottotraccia e lucrano riempiendo di liquidità le casse delle 14 banche con sportelli in città e delle oltre 40 società finanziarie che hanno messo su tende nella Piana lametina”. Totale: 18,4% dei lametini è più che in odor di mafia. Per essere più precisi, riportiamo di seguito una parte dell’articolo apparso oggi (14.2.2011) sulle colonne della Gazzetta del Sud. “I mafiosi qui sono 3 mila. Nella terza città della Calabria per popolazione (71.250 abitanti secondo l'Istat al settembre scorso) il 4,2% dei residenti è organico alle cosche. Poi ci sono i “cococo” della ‘ndrangheta, i collaboratori esterni, per la maggior parte professionisti gregari, funzionari pubblici consenzienti e imprenditori di copertura. Questa zona grigia dovrebbe contare circa 10 mila iscritti, cioè il 14,2% dei lametini. Come dire che il 18,4% dei residenti vivono sottotraccia e lucrano riempiendo di liquidità le casse delle 14 banche con sportelli in città e delle oltre 40 società finanziarie che hanno messo su tende nella Piana lametina. Un 18,4% che può anche spostare l'esito delle elezioni sul territorio.Sono i numeri che girano nella procura della Repubblica di Lamezia Terme, al terzo piano del Palazzo di giustizia in Piazza della Repubblica. “Dovunque metti le mani in questa città ci sono affari loschi, c’è del marcio», dichiara Salvatore Vitello. Due anni da capo della procura di Lamezia gli sono bastati per fare un disegno preciso della città: «Questi numeri non sono scientificamente provabili, ma sono il frutto di una semplice deduzione. Basta fare due conti: ci sono famiglie mafiose con almeno 200 consanguinei. E i clan sono tanti. In città li conoscono tutti…”. Se è vero come è vero quanto dichiarato dal procuratore Vitello, ognuno di noi si interroga: ma con chi abbiamo a che fare? Il mio vicino è mafioso? Al bar incontro mafiosi? Ho mai salutato un mafioso? E’ assai probabile, secondo le stime fornite dalla procura, che ogni giorno sicuramente c’è un mafioso o un amico del mafioso che ci gira intorno. Dove? Come? Quando? Questo, tuttavia, appare un tantino più difficile comprenderlo. Per molti è stato come “scoprire l’acqua calda”, vista la realtà in cui viviamo se non fosse però nei “numeri” che sono oltremodo davvero esorbitanti. Insomma, proviamo a mettere 13mila persone in fila…magari uno stadio stracolmo. Suvvia, sembra “fantascienza”. Comunque il dato è stato fornito da cotanto Ufficio autorevole e dobbiamo prenderne atto “inchinarci” di fronte ai numeri. Un’esortazione però ci sembra d’obbligo, così come richiesto da tanti nostri lettori e “gente comune” incontrata sul corso: possiamo conoscere i nomi? Possiamo sapere se fidarci o non fidarci di chi ci gira intorno? Oppure rassegnarci alla “sconfitta” e prendere atto che la mafia ha vinto… la mafia non esiste come abbiamo scritto già qualche anno addietro...

 

La mafia ha vinto…

La mafia non esiste

Una sorta di assioma pervade l’intera Penisola; un paradosso dalle mille sfaccettature. La mafia ha vinto, ovvero la mafia non esiste.

Tutto e il contrario di tutto.

Il compianto giudice, Giovanni Falcone amava ricordare sovente che, come ogni cosa, la mafia ha un inizio e una fine. Un illustre collega, Giorgio Bocca, parlando davanti alle telecamere di Fabio Fazio citava uno dei suoi tanti viaggi nel Sud Italia per ricordare che il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ospitandolo a Palermo per concedergli un’intervista, lo accolse con questa frase: ma lei cosa è venuto a fare? Lo sa che la mafia non esiste?! Da quel momento in poi Bocca ha perse la speranze; ha perso la voglia di credere.

Ma allora, chi ha ucciso Dalla Chiesa? Sicuramente la mafia. Ma di quale mafia stiamo parlando?

Di quella cupola che governa il mondo intero e che scatena le guerre per il predominio sui Paesi poveri, ma ricchi di petrolio.

Che controlla il traffico della droga e delle armi e che usa le tante “sottomafie” sparse per il pianeta. Fino ad arrivare ai morti ammazzati, frutto delle tante faide calabresi, campane, siciliane.

La mafia ha vinto perché è nei gangli del potere.

La mafia ha vinto perché è subdola, capace di manifestarsi con i famigerati “colletti bianchi” pronti a darti una pacca sulle spalle.

La mafia ha vinto perché è in ogni dove, esiste ma non si vede.

La mafia ha vinto perché esistono le istituzioni, esistono gli appalti.

La mafia ha vinto perché è cultura, fa cultura.

La mafia ha vinto perché, come diceva Pier Paolo Pasolini, “Io so” ma non ho né prove, né indizi.

La mafia ha vinto perché esiste l’uomo. Un animale “incorreggibile” affamato di potere e di denaro.

La mafia ha vinto ha vinto perché non c’è!

La mafia ha vinto perché qui da noi – come nel resto del Paese – esistono gli accordi trasversali, esistono i partiti e una classe politica incapace di governare per il bene comune.

Non è retorica, ma la piena consapevolezza che anche il più “ingenuo” amministratore armato di buona volontà, è destinato a “scontrarsi” con il potere mafioso e massonico che tutto muove e tutto controlla.

La mafia ha vinto perché tutto alla fine è coperto da un’invisibile cappa di omertà.

La mafia ha vinto perché è proprio come nei film: esistono le “spie”, i venduti, i voltagabbana.

La mafia ha vinto perché qualcuno vuol far credere ai giovani che scendere in piazza è sentirsi diversi dal marciume che gira intorno.

Poi però, come la storia degli ultimi anni insegna, i leader di quei cortei finiscono per diventare professionisti dell’antimafia, si candidano e diventano politici di professione entrando nel “giro” – spesso loro malgrado – del potere “mafioso” che non è necessariamente essere organici a questa o a quella cosca. Ma, più semplicemente, far parte della società “civile” che si lascia dare la pacca sulle spalle.

Si lascia convincere che in fondo bisogna pur “governare” un Ente e quindi sottostare ai progetti “per il rilancio del territorio”.

E poi  come si potrebbe rinunciare agli “stipendi” milionari; alle consulenze, agli incarichi?

La mafia è una parola inventata  che fa comodo a tanti per rimanere sulla cresta dell’onda, per non lasciare mai il posto di privilegio negli apparati dello Stato. Chi non si allinea viene fatto fuori, a volte fisicamente a volte con il potere della calunnia e delle maldicenze. Da qui, lo scoramento di Giorgio Bocca che, sempre nella stessa intervista a Fazio, stigmatizza la lotta alla mafia, poiché trattasi di una “questione irrisolvibile”.

Una resa incondizionata? Può darsi, e ciò fino a quando non diventerà realtà quel mitico personaggio inventato dal genio di Cesare Zavattini nell’unico film girato dal grande vecchio della Bassa: La veritààà, quella urlata con tre “à”.

Un tipo se ne va in giro per una grande città mettendo un microfono a disposizione della gente comune. Ognuno è libero di dire quello che gli pare; scevro da qualsivoglia condizionamento. E allora, immaginate quello che accade. Ognuno dice come la pensa. Cosa pensa del vicino, della politica, dello Stato. Fa nomi e cognomi. Fin quando questo non accade - e ritengo che (ipocritamente) non potrà mai accadere - la mafia ha vinto perché è tutto.

E’ ovunque e fa comodo a tutti perché entra anche nei “faldoni” dei programmi elettorali.

Ecco perché la mafia non esiste!

Un cancro la cui metastasi ha ormai contaminato ogni settore della nostra vita.

Un commerciante viene “sollecitato” a denunciare il “pizzo” estorto dai manovali della mafia, mentre chi (impresa o azienda) intende portare avanti un qualsivoglia progetto, deve pagare una “parcella” al politico di turno che non manca mai nei cortei antimafia.

E questo non solo nel profondo Sud ma in ogni parte d’Italia…