Lamezia Terme, 28 ottobre 2013 - "Intervengo pubblicamente nel dibattito sul PSC perché credo sia giusto far conoscere alla città in modo chiaro e netto la concezione che ha nel merito, il sottoscritto e il movimento politico che mi sostiene(che ricordo rappresenta una gran fetta di popolazione lametina)". Così, il consigliere comunale Massimo Cristiano.
"Nello studio del piano sono stato affiancato dal nostro dirigente di partito architetto Francesco Materazzo, ci vuole ben poco nel capire - prosegeu Cristiano - che nel piano redatto dal prof. Crocioni su imput dei Dirigenti nominati dal sindaco, manca forse la cosa più importante e fondamentale, ovvero una nuova idea di città, quella città pensata dai padri fondatori e che prevedeva la reale unione dei tre quattro centri urbani, Nicastro-Sambiase-S.Eufemia-ScinàCapizzaglie. E’ pensabile di immaginare un nuovo piano che ha la presunzione di ridisegnare la città per i prossimi 20 anni, senza considerare una reale unificazione delle 4 aree più popolose della città? Il preliminare approvato nel 2011 dava in linea di massima un senso diverso di città, racchiudeva la città in una sorta di cintola delimitata dal nuovo asse intermedio che taglia la città in modo trasversale da località Bagni fino a via del Progresso, delimitando il centro urbano con le aree rurali. Oggi tutto questo è stato stravolto in nome degli accordi di interesse diffuso, commettendo il grave errore di lasciare nel caos le periferie. Credo sia indispensabile rimettere ordine alle periferie e riordinare nel loro insieme i centri abitati di Sambiase, Nicastro e ScinàCapizzaglie, con l’obiettivo di creare degli organismi urbani che abbiano i connotati e la dignità di città: le piazze, i giardini, i viali, i parcheggi, luoghi pubblici ed una struttura del commercio e dei trasporti relazionata. Occorre ripensare a questi luoghi, come parti di città da riprogettare e ricostruire: in questo processo sta la natura della città. Il vero nodo dell’urbanistica contemporanea è la riconversione e il riuso di aree ed immobili esistenti, la riqualificazione delle periferie. Come si può pensare di inserire per i quartieri ScinàCapizzaglie, parte di via dei Bizantini, parte di via del Progresso un vincolo di in edificabilità per come dice art 73 del R.E.U. follia allo stato puro. Ma come si fa ad essere cosi miopi e sottovalutare che l’abusivismo in quelle zone è dilagato (sicuramente in minima parte anche per altri fattori) soprattutto per i vincoli e per gli errori presenti nel vecchio prg, come si può oggi, invece di porvi rimedio, non solo riconfermare questi vincoli ma aggiungerne uno tremendo e vigliacco di in edificabilità, ma come si può far finta che non esistano due interi quartieri di oltre 10.000 residenti, cosi facendo si condanna definitivamente a morte questa parte di città non consentendo volutamente quel riscatto sociale che merita. Oggi si somma a questo retaggio culturale, un modello di urbanistica negoziata, in cui non c’è più bisogno di un’idea di città, lasciando aperti ampi spazi a interpretazioni e valutazioni di volta in volta da contrattare, in parole povere se hai grandi appezzamenti di terreno ti fanno sedere al “tavolo” se sei un povero “cristo” no. Sono altresì convinto che la città debba dotarsi di un nuovo piano strutturale, ma sono nello stesso tempo fermamente consapevole che l’ equazione approvare il psc a tutti i costi non regge, se non va non va punto, e le continue accelerate in vista di ipotetici impegni elettorali sono la plastica dimostrazione che bisogna stare attenti, far riscrivere le regole urbaniste solo ed esclusivamente a chi ha provocato un buco di 5.000.000 di euro nei conti pubblici credo non sia il massimo per questa città, bisogna stare molto attenti. Sono tante le osservazioni che faremo, ma già da oggi annunciamo un emendamento che va nella direzione di modificare art 73 del R.E.U, ed estendere la zona potenzialmente edificabile fino al nuovo asse intermedio, in linea con il preliminare approvato nel 2011, e credo - conclucde Cristiano - che nessun tecnico possa negare la possibilità alla politica di assumersi le proprie responsabilità".