Lamezia Terme, 13 agosto 2013 - I carabinieri di Lamezia son intervenuti nella zona di via Adda, dove diversi abitanti di una palazzina avevano segnalato alla Centrale operativa della Compagnia una violenta lite e forti urla provenire da un appartamento all’ultimo piano.
Appena giunti sul posto, i militari, sentendo in prima persona le urla e i forti rumori, sono rapidamente saliti al settimo piano dove riuscivano a bloccare, sull’uscio di un appartamento che presentava la porta d’ingresso completamente sfondata, G.P.M. di 38 anni. All’interno dell’appartamento, che peraltro si presentava completamente a soqquadro, gli altri militari in borghese, trovavano una donna straniera B.A.A., classe 81, rannicchiata dietro ad un frigorifero caduto a terra, singhiozzante in evidente stato di shock e con evidenti ecchimosi sulla faccia e sulle braccia. Alla donna, immediatamente rassicurata dalla presenza dei militari, venivano date le prime cure del caso facendo giungere sul posto personale del 118. L'uopmo, che aveva sul corpo gli evidenti segni dell’aggressione compiuta sulla donna, veniva condotto presso gli uffici del comando Compagnia per le operazioni di rito. La vicinanza mostrata dai militari, nonché le rassicurazioni e non ultimo l’escalation di violenza subita conducevano la donna ad avere finalmente la forza di denunciare il suo ex convivente. La stessa, che aveva deciso di porre fine al suo rapporto qualche giorno prima e aveva già denunciato una sua aggressione circa un anno fa, era stata vittima della gelosia dell’uomo che aveva scovato la donna, sfondato la porta dell’appartamento dove momentaneamente si era appoggiata e come una furia le si era scagliato contro raggiungendola con calci e pugni e reiterando la sua azione feroce per circa un’ora. Soltanto il tempestivo intervento dei carabinieri l’aveva salvata da più gravi conseguenze. Lo stato dei fatti a questo punto consentiva di procedere all’arresto dell'uomo al quale veniva contestato il reato di lesioni, violenza privata, violazione di domicilio aggravata nonché gli atti persecutori. Lo stesso veniva trattenuto, così come disposto dall’Autorità giudiziaria competente, nella camere di sicurezza del Comando Compagnia in attesa del rito per direttissima.