Carcere Lamezia cellulari blindati Lamezia Terme, 4 aprile 2014 - Di seguito pubblichiamo una lettera inviata al ministro della Giustizia da numerose Associazioni cittadine contro la chiusura del carcere di Lamezia.

Nessuna ipotesi subordinata di sostituirlo con altro. Diciamo un no secco e senza alternative alla progettata chiusura del Carcere di Lamezia Terme. E di motivi per dirlo ne abbiamo fin troppi. Quanto alle qualità e specificità del nostro carcere. Il nostro è uno dei pochi carceri d'Italia in regola con i parametri previsti dal Regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario, D.P.R. n. 230/2000, essendo stato, tanto per iniziare, il primo a essere dotato dei bagni nelle celle detentive come locali a sé e delle docce all’interno di ogni cella. Anche la sala colloqui è a norma con l’abbattimento dei divisori tra detenuti e familiari. Ed è anche presente una saletta riservata alle udienze di convalida dell'arresto o per eventuali interrogatori dei detenuti. Recentemente si è, poi, provveduto a dotare l’istituto della sala per il prelievo del DNA e della sala per le udienze in videoconferenze, sale già collaudate. Tutte le stanze in cui lavorano gli operatori sono a norma e dotate di riscaldamento e condizionatori, comprese le garitte poste lungo il camminamento del muro di cinta. E, proprio il muro di cinta, è stato oggetto di recenti e costosi lavori per l’innalzamento e la sostituzione della rete di recinzione e la messa in opera di una guaina bituminosa lungo tutto il terrazzo per evitare infiltrazioni di acqua. All’interno le sezioni sono ben curate e tutte le celle detentive e i corridoi nel 2013 sono stati nuovamente tinteggiati.
Le novità introdotte per adempiere alla nota sentenza “Torreggiani”, con la quale la Corte Europea ha condannato l'Italia per trattamento disumano nelle carceri del nostro paese, sono state rese immediatamente operative all’interno della struttura lametina: i colloqui detenuti-familiari vengono effettuati giornalmente (anche di Domenica e di pomeriggio, mediante una semplice telefonata o richiesta online); viene data la possibilità ai detenuti ai fini della cosiddetta socialità di trascorrere almeno otto ore al di fuori delle celle detentive, sia nei cortili passeggio, sia nelle aree ricavate all’interno delle sezioni, sia attraverso la frequenza di appositi corsi (scolastici di elementare e media, musica, pittura, teatro, alfabetizzazione informatica, ecc., che hanno visto anche la costante e valida presenza di esperti esterni e del volontariato).
La struttura, seppure antica, è stata fatta oggetto di costanti interventi diretti ad innalzare i già ottimi livelli di sicurezza. Tutta l'area circostante l’ingresso dell’istituto è stato automatizzata (doppia porta di ingresso, porta carraia e accesso alle sezioni detentive). La sala regia è stata dotata di un sistema di video sorveglianza all’avanguardia e di ultima generazione. Quattro telecamere permettono il controllo di tutta l’area esterna, mentre le aree detentive maggiormente sensibili sono tutte dotate di video sorveglianza (sezioni detentive, cortili passeggi, scale di accesso) tale da permettere un’assidua vigilanza. Anche alcuni comandi sulle celle detentive possono essere attivati dall’esterno (luci notturne, televisori) con apertura e chiusura dell’acqua calda tramite temporizzatore. Ulteriore notevole particolarità di rilievo è la tele-gestione dei vari impianti idrosanitari.
I vari controlli periodici (SEMESTRALI) cui l’istituto è sottoposto (ad esempio controlli da parte della ASP locale o ispezioni presso la cucina detenuti) non hanno mai rilevato particolari criticità. L’Istituto è stato adeguato alla normativa in materie di sicurezza sui posti di lavoro nel 2012/13. È stato anche redatto il DUVRI, cioè il documento, con il quale sono valutati i rischi e nel quale sono indicate le misure adottate per eliminare -o, almeno, ridurre al minimo- quelli derivanti dalle attività affidate ad appaltatori di lavori interni e le misure di prevenzione e di emergenza adottate.
Si tratta comunque di una struttura che ha ospitato detenuti come Pino Scriva, uno dei primi pentiti mafiosi della Calabria, nonché altri collaboratori di giustizia sia mafiosi che terroristi. Il Generale Dalla Chiesa lo ritenne all’epoca come uno dei carcere più sicuri d’Italia, tanto che vi fece aprire una sezione femminile per le Brigatiste Rosse
Come ha affermato l'Osservatorio Antigone, il carcere di Lamezia Terme si presenta come una struttura di dimensioni ridotte, ma anche molto curata, tanto da non assumere quelle caratteristiche tipiche dei carceri italiani, che hanno portato alla condanna dell'Italia da parte della Corte Europea. Attualmente le celle detentive sono 11, di diversa grandezza, e prevedono una presenza dai 2 ai 7 posti letto, per una capienza complessiva di 47 detenuti in pieno rispetto dei dettami della sentenza Torreggiani, che prevede la soglia minima di vivibilità per singolo detenuto non inferiore a quattro metri quadri. Dopo un periodo caratterizzato da un grave stato di sovraffollamento, la presenza media dei detenuti era scesa attualmente al numero massimo di 47 detenuti.
L’istituto lametino si è da sempre caratterizzato per il grande rispetto per la persona detenuta sia da parte degli operatori di polizia penitenziaria, che dai vari operatori civili che operano giornalmente all’interno dall’istituto. E tale profondo rispetto è testimoniato dalla mancanza di episodi conflittuali o di protesta e anche di atti di autolesionismo che, molto frequenti in altre realtà penitenziarie, nel carcere di Lamezia sono praticamente pari allo zero.
Anziché chiuderlo, l'Amministrazione Penitenziaria dovrebbe invece indicare il Carcere di Lamezia alla Corte Europea come esempio virtuoso degli sforzi dei suoi volenterosi dirigenti di adeguarsi ai dettami della sentenza Torreggiani.
Quanto a disfunzioni e costi ricadenti sulla Pubblica Amministrazione dalla sua chiusura.
Il Tribunale di Lamezia Terme ha un bacino di utenza di circa 130 mila abitanti e una forte presenza di organizzazioni criminali. Di conseguenza il Carcere registra un costante e notevole ingresso di detenuti appena arrestati e che devono, dunque, rimanere a disposizione della locale Procura. La sua soppressione, come sta già accadendo con la sua chiusura temporanea, sarebbe causa di notevole sovraccarico di lavoro e spreco di tempo per i magistrati e per il personale di cancelleria che dovrà recarsi in trasferta per gli interrogatori.
Anche la stessa Polizia Penitenziaria di stanza a Catanzaro verrebbe, come sta già venendo, ad essere sovraccaricata di notevole surplus di lavoro e spreco di tempo per gli adempimenti di notifica e per la traduzione di detenuti e per gli altri adempimenti che ha normalmente il compito di svolgere. Occorre a tal fine evidenziare che il Nucleo Traduzioni della Casa Circondariale di Lamezia si occupa anche delle traduzioni dei detenuti sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari, coprendo un territorio vastissimo, più ampio del comprensorio vibonese e catanzarese.
Non va nemmeno sottovalutato il fatto che nel comune di Lamezia (città, ripetiamo, ad alta densità mafiosa e criminale), per la grave carenza di personale, a svolgere il servizio di vigilanza notturna possono essere preposte soltanto una gazzella di Carabinieri ed una volante di PS. La volta in cui dovesse accadere che entrambe operino in contemporanea degli arresti con la conseguente necessità di tradurre gli arrestati nei vicini carceri di Catanzaro o Vibo Valentia, la città rimarrà di fatto per tutto il resto della notte senza alcun effettivo controllo di polizia.
E ciò senza considerare che la Normativa di Pubblica Sicurezza e la L.119/2013 hanno previsto l'estensione dell'arresto in flagranza anche ai delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi, nonché la Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 212/29/UE recante Norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime, che richiedono una disciplina anche di carattere penitenziario ponendo il problema della presa in carico delle persone pericolose, in una ottica oltre che di cura anche e soprattutto di prevenzione delle condotte violente.
Quanto allo spreco di denaro pubblico.
Solo dieci anni fa il Carcere di Lamezia è stato oggetto di una integrale ristrutturazione. Ma le spese di adeguamento non sono terminate lì, in quanto esso è stato, come detto, via via adeguato alle esigenze di civiltà e umanità carceraria, che divenivano sempre più stringenti in conseguenza dei ripetuti interventi della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, da ultimo sfociate nella più volte citata sentenza Torreggiani.
Tali interventi di adeguamento hanno riguardato negli anni dal 2003 al 2014, salvo dimenticanze: il laboratorio odontoiatrico, gli impianti termici idrici delle celle, l'impianto elettrico complessivo, la cucina detenuti, l'area sanitaria, la sala colloqui, le aree verdi esterne, l'installazione di elementi di arredo urbano, l'installazione di gazebo, l'impianto di video sorveglianza, il centralino detenuti, la posa in opera della rete del muro di cinta, l'impermeabilizzazione del terrazzo dell'istituto, l'impianto di porte automatizzate.
Il costo complessivo di tali lavori che è gravato sulla collettività è quantificabile, certamente per difetto, in almeno € 400/500.000 che con la chiusura del Carcere non solo sarebbero da considerarsi buttati al vento, ma comporterebbero un ulteriore gravoso costo di demolizione e smaltimento per la Pubblica Amministrazione che dovesse decidere di riutilizzare per altri scopi la struttura.
In tempi di c. d. spending review sono costi insopportabili per le casse pubbliche ed intollerabili da parte dei cittadini. Soprattutto perché, per quanto riguarda i cittadini lametini, avrebbero addirittura una ricaduta economico-sociale regressiva, facendo venire a mancare quella parte di indotto economico, alquanto rilevante per l'economia cittadina, di commercio e servizi che gravitano intorno alla presenza del Carcere intesa non solo come struttura, ma anche come persone che con esso hanno a che fare (personale, detenuti, familiari, avvocati, ecc.).
In conclusione.
In merito alla chiusura dell’istituto lametino occorre evidenziare che la stessa non ha più origine dal piano di riorganizzazione delle strutture penitenziarie in ambito regionale, a suo tempo recepito dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria con la circolare ministeriale GDAP-0036860-2013 del 29.1.2013 e che prevedeva la dismissione di otto penitenziari.
Tale riorganizzazione, infatti, è stata successivamente e definitivamente bocciata dal Ministro Cancellieri, tant'è che tutti gli altri istituti sono ancora oggi pienamente operanti. Ed anzi va posto in evidenza e sottolineato come altri istituti ben più piccoli di Lamezia non siano stati e non vengano attualmente dimessi (ad es. Camerino, Massa, Lauro, Empoli, Sondrio) e come nel complesso siano oltre trenta gli istituti a livello nazionale che non raggiungono la capienza di 60 detenuti.
La chiusura del Carcere di Lamezia sembra invece trovare unicamente origine, per come chiarito anche dal Provveditore Regionale dott. Acerra, dalla necessità di aprire il “nuovo” padiglione di Catanzaro e dalla conseguente necessità di recuperare altrove il personale di polizia penitenziaria. È stato quindi “gioco facile” individuare in quello della Casa Circondariale di Lamezia Terme il personale da destinare in quella nuova struttura in ossequio al vecchio adagio che spesso si scelga di “spogliare un santo per vestirne un altro”. Mentre sembrerebbe che dagli interpelli effettuati dall'Amministrazione altro personale avrebbe dato la disponibilità ad essere trasferito presso il nuovo padiglione di Catanzaro.
Ci è, quindi, davvero impossibile comprendere come in un momento in cui l'Europa ci condanna per il disumano sovraffollamento delle nostre galere, in cui aleggia di continuo il ritornello dell'amnistia da usare come svuota-carceri, in cui il Ministro di Giustizia in adeguamento alla sentenza Torreggiani progetta di pagare una indennità giornaliera ai detenuti per risarcirli della ulteriore pena inflitta con il sovraffollamento, che ci sia qualcuno che pensi a chiudere un Carcere come quello di Lamezia, che potrà essere ancora in minima parte inadeguato, ma non è certo disumano.
Per finire, una domanda non retorica. Chiediamo di sapere se con l'apertura di nuove strutture i Dirigenti che ne assumono l'onere e gli onori vengano anche a godere di premialità e incentivi economici legati alla realizzazione del progetto della nuova struttura.

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