Crapis GiandomenicoLamezia Terme, 24 febbraio 2014 - "Forse non ci si rende conto, ma quella che stiamo vivendo è la crisi più grave. E il disastro sul fronte dei rifiuti è un disastro abbondantemente annunciato. Qualcuno si salva da questo disastro? Nessuno". Così, Giandomenico Crapis, consigliere comunale e coordinatore cittadino di Sel.

"Le colpe e le responsabilità della Giunta Scopelliti - secondo Crapis - sono chiare, ma né Loiero e ancora prima Chiaravalloti possono chiamarsi fuori. Per Scopelliti, però, c’è l’aggravante che quando si è insediato, oramai 4 anni fa, eravamo già in piena emergenza, egli aveva quindi tutti gli elementi per preoccuparsi a dovere. Ebbe altro cui pensare ed oggi il risultato sono strade coperte di spazzatura, odori nauseabondi, montagne di rifiuti: il panorama  calabrese è questo. Quanto sia grave, poi, l’avere appaltato lo smaltimento rifiuti al sistema privato, con tutti i rischi connessi ad un controllo di sicurezza meno puntuale, lo dimostra l’incredibile chiusura da oltre due settimane dell’impianto (privato) di Pianopoli. Una cosa che non era mai successa in ben 13 anni per la discarica pubblica lametina di "Stretto", di gran lunga più sicura, testata e controllata. E’ bastata una settimana di piogge per far franare il terreno di un impianto che già in fase di costruzione subì il sequestro della polizia forestale (2005)  e nel 2010 quello della procura. La verità è che “lo stato emergenziale nella regione Calabria ha rappresentato un sistema di potere, da tutelare e prorogare ad ogni costo e per più tempo possibile”, parole del Comando dei carabinieri di Napoli (comm. parlamentare d’inchiesta). E lo sfascio è totale se si pensa alle ingenti risorse messe in campo in questi ultimi anni. Il dettaglio è impressionante: il Por Calabria Fesr 2007-2013 destinava 60 milioni di euro per l’ottimizzazione del Sistema Integrato di Gestione dei Rifiuti, di cui il 55% per la raccolta differenziata e per il riciclo e recupero dei rifiuti e il 20% per l’adeguamento del sistema impiantistico. Il Par Calabria Fas 2007-2013 integrava inoltre le risorse del POR con altri 101 milioni di euro destinati sempre all’adeguamento del sistema impiantistico (45.6 milioni), al sostegno alla raccolta differenziata (24,7 milioni), al riciclo e recupero dei rifiuti (22,8 milioni). Risultati: poco più di zero e il collasso di oggi. In tutto questo l’unica grande città calabrese che rimane in qualche modo ai margini dell’emergenza è Lamezia. Rispetto alle immagini in video o foto che ci arrivano dalle altre città non si può non vedere la differenza: l’impulso degli ultimi 5 anni alla raccolta "porta a porta’" che coinvolge un terzo della città è alla radice di questa "tenuta". A smentita degli irriducibili scettici, ad una o a cinque stelle, è proprio l’impatto contenuto sulla città di questa emergenza, rispetto a quello drammatico nel resto della regione, la cartina al tornasole che prova come Lamezia nella raccolta rifiuti sia molto avanti in Calabria. Anche se il centrodestra cittadino rispose picche a chi annunciava già cinque anni fa l’emergenza invocando una piccola discarica di 165 mila metri cubi ad uso locale (e lontana dai vigneti, dopo le polemiche), né mai fu d’aiuto alla città nei suoi vertici regionali quando il comune nel 2009 chiese di dotarsi di un impianto per la selezione dei rifiuti in proprio. Ancora pochi mesi fa la destra locale si opponeva con argomenti speciosi, per fortuna inutilmente, alla decisione dell’Amministrazione di dare alla città, vista l’aria che tirava a Pianopoli, un sito di trasferenza  per le emergenze (sito che non è stato necessario nemmeno adesso attivare): proprio mentre le altre città sommerse dai rifiuti cercano oggi disperatamente di dotarsene.  Tre anni fa, di fronte alla latitanza di un piano regionale, SEL scriveva in un documento-inchiesta che la situazione era “destinata ad assumere drammaticamente proporzioni insostenibili senza provvedimenti urgenti ed immediati”. Oggi - conclude Crapis - siamo al capolinea e se le strategie regionali non cambieranno  rischiamo di fare la fine di Napoli. Con l’aggravante che Napoli e il suo comprensorio hanno quasi il doppio della popolazione della Calabria, che invece non riesce invece a smaltire i rifiuti dei suoi (nemmeno) 2 milioni di abitanti".