Puccio Giovanni2Lamezia Terme, 7 gennaio 2014 - Riceviamo e pubblichiamo. Nella legislatura  conclusasi nel 2010 la Giunta regionale di allora, la Provincia di Catanzaro, il Comune capoluogo e quello di Lamezia Terme firmarono un accordo di programma quadro  denominato “Patto per lo Sviluppo” che prevedeva l’impiego di investimenti cospicui derivanti da risorse pubbliche compresi fondi Europei e da risorse private.

L’arco temporale previsto si sarebbe dovuto concludere col 2013. Nel frattempo ci sono state le elezioni regionali. A tre anni di distanza la Giunta Scoppelliti dovrebbe rendere conto di quali siano stati gli esiti di quelle previsioni e di quegli impegni. Per rinfrescare la mente agli smemorati  vorrei ricordare che si prevedevano investimenti per 942 milioni  (450 pubblici e 500 privati) destinati allo sviluppo. Opere delle quali si parla da tempo ma che ancora rimangono chimere: il collegamento veloce tra aerostazione e la ferrovia, la Metropolitana di superficie, parte di un processo di ammodernamento della tratta che collega Lamezia con Catanzaro, la filiera intermodale e il parco delle imprese nell’Area Industriale, il Centro di Innovazione e di ricerca Agroalimentare, il Parcoa archeologico, la riqualificazione dell’area Termale, e altre infrastrutture che si connettevano al processo di costruzione di un’area centrale della Calabria che attraesse funzioni di dimensioni regionale e sovraregionali. Si trattava di un progetto che tendeva ad unificare il territorio tra le due città, Catanzaro e Lamezia, dotandolo di servizi e nuove opportunità.  Sarebbe stato lo strumento migliore per sottrarre i bisogni e le domande sociali di quest’area alle logiche campanilistiche e ad una  strumentalità che si rinnova nel tempo spesso a copertura  di una vecchia politica. Quella che trova sfogo nelle prese di posizione di qualche assessore regionale, forse espropriato dalle proprie funzioni dal governatore della Calabria e che peraltro nella legislatura precedente pare si collocasse da un'altra parte e considera che quegli impegni fossero assunti da privati cittadini? O non dovrebbe  insieme alla sua maggioranza di centro destra fare un serio esame di coscienza se ancora oggi  non è stata in grado di affrontare il tema della nuova aerostazione e la “governance” degli enti che operano nel contesto provinciale? L’amministrazione lametina avrebbe potuto fare di più certo, ma la risposta non sta nel fare di tutte le erbe un fascio o pensare che basti mettere insieme le due amministrazioni di Lamezia e di Catanzaro se non cambia l’indirizzo di governo regionale. Il tema vero è quello del cambiamento regionalista. Questo cambiamento non lo possono dettare quelle forze che portano la responsabilità di un profilo conservatore che di fronte alla drammatica crisi nazionale e calabrese continuano, imperterriti, nelle vecchie pratiche localistiche e clientelari.


Giovanni Puccio
Coordinatore regionale Pd