Panedigrano Nicolino 1Lamezia Terme, 31 dicembre 2013 - Riceviamo e pubblichiamo. L'assessore regionale Tallini è intervenuto a suo modo e con il suo stile sul ritiro delle dimissioni del sindaco di Lamezia. Dando consigli alla città e indicandoci la via. Che, visto il pulpito da cui viene la predica, non poteva che essere: “un programma moderno e lungimirante che rilanci la questione dell'area metropolitana con Catanzaro”.

E’ proprio vero. Il lupo perde il pelo (come le tante elezioni fallite dal centrodestra in città, anche quando le sue liste hanno avuto la maggioranza dei voti), ma non il vizio, ovvero la pretesa di voler mettere Lamezia sotto tutela catanzarese.
Dimentica Tallini che ogni tentativo di costruire una asse metropolitano equilibrato tra le due città si è sempre infranto contro gli interessi di Catanzaro e contro le sue pretese accentratrici. Eppure anche il sindaco Speranza, oggetto del suo sarcasmo, ci aveva riprovato. Ed era corso a firmare con il sindaco Olivo e con la benedizione della forzista Wanda Ferro un ennesimo “Patto per l’area vasta Catanzaro-Lamezia e dei Due Mari” che doveva portarci “dei grandi progetti strategici resi possibili da un congiunto lavoro di interlocuzione attenta e puntuale” e che si è rivelato come al solito una bufala.
Ed a proposito di bufale, fallimenti ed occasioni mancate. Dov’era Tallini quando il suo sodale Galati posava in pompa magna la prima pietra della Biofata? Magari in terza fila, ma di sicuro era lì a celebrare le prospettive di sviluppo dell’area ex-Sir che quella roboante promessa di investimenti ci doveva garantire e che poi, guarda caso, si sono trasformate puntualmente in una speculazione fondiaria dei soliti noti (im)prenditori catanzaresi.
Tallini nel suo comunicato immagina Lamezia come una “Brasilia della Calabria, una specie di capitale economica e dei servizi che dovrebbe legarsi e intrecciarsi alla capitale politica che è Catanzaro”. Ignora che Brasilia è la capitale politica, non quella economica e dei servizi, del Brasile. Ma lo perdoniamo. Quello che non possiamo perdonargli, come politico catanzarese, sono invece tutti gli scippi che Lamezia ha subito negli anni per mano dei politici di Catanzaro. Per ricordarne solo alcuni più recenti, hanno preferito istituire la Facoltà di Veterinaria in una azienda agricola di Botricello (che fa capo a un altro pezzo grosso forzista) e renderla, così, agonizzante, piuttosto che puntare su Lamezia. Hanno progettato un Ente Fiera che è in diretta concorrenza con il nostro e che non riescono nemmeno a realizzare per torbide vicende giudiziarie. E, madre di tutti gli scippi, stanno scientemente smantellando la nostra sanità per costruirsi a Catanzaro la “Cittadella della Salute”, portandosi via attraverso i loro Piani di Rientro alcuni dei fiori all’occhiello del nostro Ospedale, come Terapia Intensiva Neonatale, Malattie Infettive e via dicendo. Né possiamo perdonare a Tallini tutti i torti che la Giunta regionale di cui è assessore ha fatto e ha in programma di fare alla città. Dei fondi destinati agli aeroporti ne hanno assegnati il 50% a quello di Lamezia, che ha l’80% del traffico passeggeri calabrese, per premiare gli asfittici aeroporti di Reggio e Crotone, città natali di Scopelliti e della Stasi. Il Tavolo Massicci gli impone di istituire alcune reti specialistiche, tra cui rientra quella per i traumi, ma quando gli si chiede di realizzare il Trauma Center a Lamezia (voluto per primo dall’ex Assessore regionale di centrodestra Luzzo) rispondono che ora non si può e risumano il solito miraggio del Centro Protesi Inail. E, guarda un po’, sarà per puro caso, ma nel Piano paesaggistico Regionale si sbracciano a individuare l’unità paesaggistica grecanica dell’Aspromonte, ci mettono dentro le unità paesaggistiche delle pianure di Gioia e Sibari, ma provvedono a smembrare il comprensorio lametino in tre piccole e ininfluenti unità paesaggistiche tra le quali non trovano nemmeno posto per quella della pianura di Lamezia. Se sono questi il programma e le attenzioni a cui i referenti lametini di Tallini dovranno accodarsi, magari dietro promessa delle solite prebende personali, Lamezia ne ha già avuto fin troppo. Forse è davvero giunto il momento di non rincorrere più i tozzi di pane che i politici catanzaresi di turno di volta in volta ci lanciano, ma di riprendere a camminare con le nostre idee e con le nostre gambe.

Nicolino Panedigrano
già consigliere comunale e candidato a sindaco